Il Risorgimento a Venezia ebbe il suo più fulgido episodio nell’esperienza della Repubblica di San Marco del 1848-49, che ebbe come protagonisti Daniele Manin, Niccolò Tommaseo e altri personaggi di spicco della cultura veneziana. Dopo l’annessione all’Italia (1866) i veneziani vollero innanzitutto ricordare gli eroi e le vicende di quel periodo. Anche a Venezia si costruirono monumenti al Re e a Garibaldi, ma mancò quell’opera capillare, estesa e continua di celebrazione dei protagonisti del Risorgimento, con manifesto intento di alfabetizzazione politica, quale si manifestò in molte altre città italiane nei primi decenni dopo l’Unità. Pochi furono i monumenti eretti (con molte polemiche, ritardi, contrasti fra istituzioni, comitati, rappresentanti delle élite della città) e pochi anche i cambiamenti nella toponomastica. Venezia dopo il 1866 era una città in profonda crisi economica, sociale e di identità. I modi contradditori con cui affrontò la celebrazione risorgimentali sono sintomo della difficile contingenza e della problematica convivenza fra il nuovo ordine moderato imposto con l’Unità (peraltro in sintonia con il patriziato, ancora saldamente rappresentato ai vertici del governo cittadino), il ricordo dell’eroica ma sfortunata esperienza rivoluzionaria del 1848-49 e quello, latente, dell’autonomia goduta fino al 1797.

Memoria e memorie risorgimentali a Venezia dopo l'annessione all'Italia.

PERTOT, GIANFRANCO
2011

Abstract

Il Risorgimento a Venezia ebbe il suo più fulgido episodio nell’esperienza della Repubblica di San Marco del 1848-49, che ebbe come protagonisti Daniele Manin, Niccolò Tommaseo e altri personaggi di spicco della cultura veneziana. Dopo l’annessione all’Italia (1866) i veneziani vollero innanzitutto ricordare gli eroi e le vicende di quel periodo. Anche a Venezia si costruirono monumenti al Re e a Garibaldi, ma mancò quell’opera capillare, estesa e continua di celebrazione dei protagonisti del Risorgimento, con manifesto intento di alfabetizzazione politica, quale si manifestò in molte altre città italiane nei primi decenni dopo l’Unità. Pochi furono i monumenti eretti (con molte polemiche, ritardi, contrasti fra istituzioni, comitati, rappresentanti delle élite della città) e pochi anche i cambiamenti nella toponomastica. Venezia dopo il 1866 era una città in profonda crisi economica, sociale e di identità. I modi contradditori con cui affrontò la celebrazione risorgimentali sono sintomo della difficile contingenza e della problematica convivenza fra il nuovo ordine moderato imposto con l’Unità (peraltro in sintonia con il patriziato, ancora saldamente rappresentato ai vertici del governo cittadino), il ricordo dell’eroica ma sfortunata esperienza rivoluzionaria del 1848-49 e quello, latente, dell’autonomia goduta fino al 1797.
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