Il progetto, inteso come dispositivo critico e operativo, può farsi strumento di conoscenza, di comunicazione e di trasformazione. Questa convinzione ha guidato l’esperienza didattica del Final Design Studio del corso di laurea in Progettazione dell’Architettura presso il Politecnico di Milano: un laboratorio multidisciplinare di composizione architettonica e progettazione del paesaggio che ha scelto come campo di indagine Montecatini Terme e il suo Parco della Pineta. Città emblematica del termalismo europeo, Montecatini vive oggi una fase di crisi profonda: gli stabilimenti storici sono chiusi o in disuso, il patrimonio è sospeso in un’asta giudiziaria e il parco stesso, concepito da Giulio Bernardini come tessuto connettore del sistema termale, appare svuotato della sua funzione originaria. Tuttavia, è proprio in questa condizione di sospensione che si apre lo spazio per una riflessione progettuale: il progetto non come promessa irrealizzabile, ma come pratica capace di intercettare valori latenti e di orientare nuove prospettive. Intendendo il progetto non come esito finale, ma come processo di esplorazione, l’esperienza didattica si è articolata in una sequenza di letture, rilievi e sperimentazioni progettuali, che hanno portato gli studenti a confrontarsi con un contesto fragile, stratificato, attraversato da vincoli e potenzialità. L’analisi storica e territoriale ha restituito la specificità di Montecatini come Garden Spa of Europe, in cui il verde e il paesaggio sono parti integranti della cultura termale. Su questa base si è innestato il lavoro del laboratorio, che ha prodotto una costellazione di proposte progettuali differenti, ciascuna capace di cogliere e sviluppare un aspetto peculiare del contesto: la dimensione ecologica, quella sociale, il valore terapeutico del paesaggio, la riattivazione degli spazi pubblici. L’insieme delle visioni elaborate dagli studenti ha mostrato come il progetto possa interpretare il luogo da molteplici prospettive, aprendo scenari che vanno ben oltre la semplice riqualificazione del parco. La varietà delle rappresentazioni – cartografiche, testuali, diagrammatiche, modellistiche – è stata parte integrante del processo: non semplici strumenti di restituzione, ma atti di interpretazione che hanno permesso di ridefinire l’immaginario collettivo del luogo. Attraverso disegni, mappe, visioni e narrazioni, il progetto ha generato spazi di possibilità e ha offerto al territorio una lettura nuova, alternativa a quella cristallizzata sul declino. Questa pluralità di forme progettuali ha generato un duplice valore: per gli studenti, che hanno sperimentato il progetto come strumento di ricerca e di immaginazione; e per la città, che ha potuto riconoscere nelle rappresentazioni prodotte dal laboratorio le potenzialità latenti di un patrimonio ancora vitale. Se lo sguardo istituzionale tende a concentrarsi sulla crisi, i progetti degli studenti hanno ribaltato la prospettiva, restituendo alle amministrazioni e alla cittadinanza una narrazione propositiva, capace di illuminare possibilità concrete di rigenerazione. L’esperienza didattica ha mostrato come il progetto possa assumere tre ruoli complementari. È innanzitutto strumento di conoscenza, perché attraverso il disegno si intrecciano dimensioni storiche, ecologiche e sociali che altrimenti rimarrebbero disgiunte. È poi strumento di comunicazione, capace di rendere visibili scenari possibili e di tradurre in immagini condivisibili la complessità del patrimonio. Infine, è strumento di trasformazione, perché, anche se in forma embrionale, orienta le scelte future, attiva dialoghi con le istituzioni e apre possibilità di rigenerazione sostenibile. In questo senso, il laboratorio non si è limitato a un esercizio accademico, ma ha offerto un contributo concreto alla città, entrando in dialogo con il Comune e la Fondazione Caript. Il progetto di paesaggio si è rivelato l’unico vero terreno operativo su cui agire nell’attuale fase di incertezza, diventando il mezzo per salvaguardare l’idea di sistema unitario che storicamente definisce Montecatini. Mettere “il progetto al centro” significa riconoscerne la capacità di farsi crocevia tra memoria e futuro, tra vincoli e possibilità, tra crisi e rigenerazione. Nel caso di Montecatini, l’approccio sistemico e il ragionamento alla scala del paesaggio hanno rappresentato non solo la chiave interpretativa, ma anche l’orizzonte di azione: un orizzonte in cui la pratica progettuale si configura come atto culturale, pedagogico e politico, capace di restituire senso e visioni nuove a un patrimonio sospeso.
Progettare prospettive per una città sospesa
Nerantzia Tzortzi;Rita Maria Cristina Luigia Musacchio;Maria Stella Lux
2025-01-01
Abstract
Il progetto, inteso come dispositivo critico e operativo, può farsi strumento di conoscenza, di comunicazione e di trasformazione. Questa convinzione ha guidato l’esperienza didattica del Final Design Studio del corso di laurea in Progettazione dell’Architettura presso il Politecnico di Milano: un laboratorio multidisciplinare di composizione architettonica e progettazione del paesaggio che ha scelto come campo di indagine Montecatini Terme e il suo Parco della Pineta. Città emblematica del termalismo europeo, Montecatini vive oggi una fase di crisi profonda: gli stabilimenti storici sono chiusi o in disuso, il patrimonio è sospeso in un’asta giudiziaria e il parco stesso, concepito da Giulio Bernardini come tessuto connettore del sistema termale, appare svuotato della sua funzione originaria. Tuttavia, è proprio in questa condizione di sospensione che si apre lo spazio per una riflessione progettuale: il progetto non come promessa irrealizzabile, ma come pratica capace di intercettare valori latenti e di orientare nuove prospettive. Intendendo il progetto non come esito finale, ma come processo di esplorazione, l’esperienza didattica si è articolata in una sequenza di letture, rilievi e sperimentazioni progettuali, che hanno portato gli studenti a confrontarsi con un contesto fragile, stratificato, attraversato da vincoli e potenzialità. L’analisi storica e territoriale ha restituito la specificità di Montecatini come Garden Spa of Europe, in cui il verde e il paesaggio sono parti integranti della cultura termale. Su questa base si è innestato il lavoro del laboratorio, che ha prodotto una costellazione di proposte progettuali differenti, ciascuna capace di cogliere e sviluppare un aspetto peculiare del contesto: la dimensione ecologica, quella sociale, il valore terapeutico del paesaggio, la riattivazione degli spazi pubblici. L’insieme delle visioni elaborate dagli studenti ha mostrato come il progetto possa interpretare il luogo da molteplici prospettive, aprendo scenari che vanno ben oltre la semplice riqualificazione del parco. La varietà delle rappresentazioni – cartografiche, testuali, diagrammatiche, modellistiche – è stata parte integrante del processo: non semplici strumenti di restituzione, ma atti di interpretazione che hanno permesso di ridefinire l’immaginario collettivo del luogo. Attraverso disegni, mappe, visioni e narrazioni, il progetto ha generato spazi di possibilità e ha offerto al territorio una lettura nuova, alternativa a quella cristallizzata sul declino. Questa pluralità di forme progettuali ha generato un duplice valore: per gli studenti, che hanno sperimentato il progetto come strumento di ricerca e di immaginazione; e per la città, che ha potuto riconoscere nelle rappresentazioni prodotte dal laboratorio le potenzialità latenti di un patrimonio ancora vitale. Se lo sguardo istituzionale tende a concentrarsi sulla crisi, i progetti degli studenti hanno ribaltato la prospettiva, restituendo alle amministrazioni e alla cittadinanza una narrazione propositiva, capace di illuminare possibilità concrete di rigenerazione. L’esperienza didattica ha mostrato come il progetto possa assumere tre ruoli complementari. È innanzitutto strumento di conoscenza, perché attraverso il disegno si intrecciano dimensioni storiche, ecologiche e sociali che altrimenti rimarrebbero disgiunte. È poi strumento di comunicazione, capace di rendere visibili scenari possibili e di tradurre in immagini condivisibili la complessità del patrimonio. Infine, è strumento di trasformazione, perché, anche se in forma embrionale, orienta le scelte future, attiva dialoghi con le istituzioni e apre possibilità di rigenerazione sostenibile. In questo senso, il laboratorio non si è limitato a un esercizio accademico, ma ha offerto un contributo concreto alla città, entrando in dialogo con il Comune e la Fondazione Caript. Il progetto di paesaggio si è rivelato l’unico vero terreno operativo su cui agire nell’attuale fase di incertezza, diventando il mezzo per salvaguardare l’idea di sistema unitario che storicamente definisce Montecatini. Mettere “il progetto al centro” significa riconoscerne la capacità di farsi crocevia tra memoria e futuro, tra vincoli e possibilità, tra crisi e rigenerazione. Nel caso di Montecatini, l’approccio sistemico e il ragionamento alla scala del paesaggio hanno rappresentato non solo la chiave interpretativa, ma anche l’orizzonte di azione: un orizzonte in cui la pratica progettuale si configura come atto culturale, pedagogico e politico, capace di restituire senso e visioni nuove a un patrimonio sospeso.| File | Dimensione | Formato | |
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