Esistono formule codificate per definire una didattica dell’architettura in grado di rispondere alle istanze di un rinnovato approccio alla conoscenza e alla ormai sempre più evidente e necessaria contaminazione dei saperi? Viviamo una fase storica in cui l’insegnamento e l’apprendimento risultano essere oggetto di costanti rielaborazioni e affinamenti volti a interpretare le esigenze del tempo presente e futuro. La posta in gioco è alta: si tratta di restituire centralità al ruolo dell’insegnante quale figura di riferimento dei differenti percorsi educativi e formativi, all’interno di scenari orientati al ripensamento dei mestieri e delle professioni. La riflessione sui criteri universali della formazione costituisce, in questa sede, l’avvio di un dibattito teso a esplorare l’elevata specificità dell’insegnamento delle discipline dell’architettura, fondata su una equilibrata alchimia che condensa e fonde insieme i saperi scientifici, umanistici e le conoscenze tecniche: azione questa caratterizzata da un imprescindibile approccio esperienziale-sperimentale accompagnato da logiche inclusive e globali. Un apprendimento maieutico che interpreta le dimensioni ideative, progettuali, costruttive, quali elementi sostanziali e integrati del fare architettura. I metodi e gli strumenti rappresentano i mezzi e non i fini di una didattica aperta e sempre più rispondente alle necessità dei singoli individui. Il confronto diretto tra alcuni prestigiosi esponenti delle principali Scuole di Architettura europee intende fornire un ulteriore contributo al dibattito, utile a tracciare il quadro delle più significative esperienze in essere in materia di didattica dell’architettura nelle loro principali declinazioni. L’architetto inteso come intellettuale richiede, infatti, una formazione tanto olistica quanto scientifica, in grado di perseguire una ricerca trasversale volta a formare una figura al contempo dotata di conoscenza dell’arte di costruire edifici, luoghi, ambienti di vita concreta, nonché di sensibilità per la misura, lo spazio, l’armonia; un architetto, quindi, capace di unire nel progetto le ragioni della tecnica con il senso della poetica. contributi di: Walter Angonese, Francesca Belloni, Marco Biraghi, Ivan Cabrera i Fausto, Alberto Calderoni, Teresa Calix, Andrea Campioli, Emilio Faroldi, Yvonne Farrell, Oya Atalay Franck, Jörg Gleiter, Marco Imperadori, Salvator-John Albert Liotta, Vittorio Magnago Lampugnani, Shelley McNamara, Maria Pilar Vettori, Georg Vrachliotis
FORMA MENTIS. Per una didattica dell’architettura
E. Faroldi;M. P. Vettori
2026-01-01
Abstract
Esistono formule codificate per definire una didattica dell’architettura in grado di rispondere alle istanze di un rinnovato approccio alla conoscenza e alla ormai sempre più evidente e necessaria contaminazione dei saperi? Viviamo una fase storica in cui l’insegnamento e l’apprendimento risultano essere oggetto di costanti rielaborazioni e affinamenti volti a interpretare le esigenze del tempo presente e futuro. La posta in gioco è alta: si tratta di restituire centralità al ruolo dell’insegnante quale figura di riferimento dei differenti percorsi educativi e formativi, all’interno di scenari orientati al ripensamento dei mestieri e delle professioni. La riflessione sui criteri universali della formazione costituisce, in questa sede, l’avvio di un dibattito teso a esplorare l’elevata specificità dell’insegnamento delle discipline dell’architettura, fondata su una equilibrata alchimia che condensa e fonde insieme i saperi scientifici, umanistici e le conoscenze tecniche: azione questa caratterizzata da un imprescindibile approccio esperienziale-sperimentale accompagnato da logiche inclusive e globali. Un apprendimento maieutico che interpreta le dimensioni ideative, progettuali, costruttive, quali elementi sostanziali e integrati del fare architettura. I metodi e gli strumenti rappresentano i mezzi e non i fini di una didattica aperta e sempre più rispondente alle necessità dei singoli individui. Il confronto diretto tra alcuni prestigiosi esponenti delle principali Scuole di Architettura europee intende fornire un ulteriore contributo al dibattito, utile a tracciare il quadro delle più significative esperienze in essere in materia di didattica dell’architettura nelle loro principali declinazioni. L’architetto inteso come intellettuale richiede, infatti, una formazione tanto olistica quanto scientifica, in grado di perseguire una ricerca trasversale volta a formare una figura al contempo dotata di conoscenza dell’arte di costruire edifici, luoghi, ambienti di vita concreta, nonché di sensibilità per la misura, lo spazio, l’armonia; un architetto, quindi, capace di unire nel progetto le ragioni della tecnica con il senso della poetica. contributi di: Walter Angonese, Francesca Belloni, Marco Biraghi, Ivan Cabrera i Fausto, Alberto Calderoni, Teresa Calix, Andrea Campioli, Emilio Faroldi, Yvonne Farrell, Oya Atalay Franck, Jörg Gleiter, Marco Imperadori, Salvator-John Albert Liotta, Vittorio Magnago Lampugnani, Shelley McNamara, Maria Pilar Vettori, Georg Vrachliotis| File | Dimensione | Formato | |
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