Lo sviluppo urbano di Bucarest è stato storicamente frutto di continue contraddizioni, l’intera città può essere intesa come una grande soglia di sperimentazione a cavallo fra il mondo occidentale e la cultura orientale, dove il succedersi delle diverse amministrazioni ha dato vita ad un palinsesto, spesso confuso ma affascinante, di logiche progettuali diametralmente opposto fra di loro. Ciò è reso evidente sin dagli albori della storia urbana della città. Difatti se sotto l’egida dell’impero ottomano fu negata la costruzione di fortificazioni all’interno della città, fatto che influenzò il successivo sviluppo di Bucarest e ne spiega l’espansione sobria e l’assenza di un centro storico chiaramente definito, in seguito l’influenza del modello urbano della Parigi ottocentesca si concretizzò nel tentativo di dare una nuova immagine alla città attraverso un sistema radiale di boulevard, che valse a Bucarest il soprannome di ‘piccola Parigi’. Dopo la seconda guerra mondiale, la città tornò ad appartenere culturalmente e politicamente al mondo dell’Est, prima direttamente influenzato dall’architettura sovietica, per poi cedere alle ambizioni monumentali del dittatore Ceaucescu. Tracce concrete di questo periodo sono da un lato i celebri ‘mykrorayon’, i quartieri dormitorio di ispirazione sovietica ed in secondo luogo lo sventramento di interi quartieri centrali per far posto al mastodontico Palazzo del Parlamento. L’articolo sviscera i paradossi di questi continui stravolgimenti culturali soffermandosi in particolare sugli ultimi avvenimenti: il ritorno della cultura occidentale, democratica e liberale, nella pianificazione di Bucarest, mostrando le criticità e le contraddizioni interne che questo nuovo modello sta producendo sullo sviluppo urbano della città.
Bucarest. Una corsa verso il capitalismo
O. C. Tiganea
2025-01-01
Abstract
Lo sviluppo urbano di Bucarest è stato storicamente frutto di continue contraddizioni, l’intera città può essere intesa come una grande soglia di sperimentazione a cavallo fra il mondo occidentale e la cultura orientale, dove il succedersi delle diverse amministrazioni ha dato vita ad un palinsesto, spesso confuso ma affascinante, di logiche progettuali diametralmente opposto fra di loro. Ciò è reso evidente sin dagli albori della storia urbana della città. Difatti se sotto l’egida dell’impero ottomano fu negata la costruzione di fortificazioni all’interno della città, fatto che influenzò il successivo sviluppo di Bucarest e ne spiega l’espansione sobria e l’assenza di un centro storico chiaramente definito, in seguito l’influenza del modello urbano della Parigi ottocentesca si concretizzò nel tentativo di dare una nuova immagine alla città attraverso un sistema radiale di boulevard, che valse a Bucarest il soprannome di ‘piccola Parigi’. Dopo la seconda guerra mondiale, la città tornò ad appartenere culturalmente e politicamente al mondo dell’Est, prima direttamente influenzato dall’architettura sovietica, per poi cedere alle ambizioni monumentali del dittatore Ceaucescu. Tracce concrete di questo periodo sono da un lato i celebri ‘mykrorayon’, i quartieri dormitorio di ispirazione sovietica ed in secondo luogo lo sventramento di interi quartieri centrali per far posto al mastodontico Palazzo del Parlamento. L’articolo sviscera i paradossi di questi continui stravolgimenti culturali soffermandosi in particolare sugli ultimi avvenimenti: il ritorno della cultura occidentale, democratica e liberale, nella pianificazione di Bucarest, mostrando le criticità e le contraddizioni interne che questo nuovo modello sta producendo sullo sviluppo urbano della città.| File | Dimensione | Formato | |
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