Freed space, lo “spazio liberato” di Mies van der Rohe scavalca il dato strutturale in sé, pur decisivo nel paradigma estetico di questa tipologia architettonica, per raggiungerne uno più complesso, quello del dato comportamentale, certamente non scontato dal punto di vista dell’abitabilità, anzi dichiaratamente “inabitabile” e proprio per questo richiedente uno sforzo di adattamento e di migrazione di significato. Il tema allude a una nuova natura sociale, utopica e reale allo stesso tempo, in un territorio (quello del Nord America) che aveva fatto dell’idea della nuova dimensione, della conquista e della fondazione la sua stessa ragione di libertà e dunque di “democrazia”. Su “architettura e democrazia” ruotano due numeri della rivista “Casabella-continuità” curati da Francesco Tentori, ma gli “spazi liberati” (di Jefferson, Wright, Mies, Johnson, Rudolph, Fuller, Wachsmann, Kahn, tra altri), oltre allo sforzo comportamentale insito nella loro inabitabilità, comportano anche una nuova dimensione distributiva per renderne utilizzabili le parti. Una “supertipologia” caratteristica degli edifici pubblici per una nuova comunità urbana, mai risolta e continuamente in attesa, così come la ricerca della democrazia.

Architettura e democrazia

L. Monica
2022

Abstract

Freed space, lo “spazio liberato” di Mies van der Rohe scavalca il dato strutturale in sé, pur decisivo nel paradigma estetico di questa tipologia architettonica, per raggiungerne uno più complesso, quello del dato comportamentale, certamente non scontato dal punto di vista dell’abitabilità, anzi dichiaratamente “inabitabile” e proprio per questo richiedente uno sforzo di adattamento e di migrazione di significato. Il tema allude a una nuova natura sociale, utopica e reale allo stesso tempo, in un territorio (quello del Nord America) che aveva fatto dell’idea della nuova dimensione, della conquista e della fondazione la sua stessa ragione di libertà e dunque di “democrazia”. Su “architettura e democrazia” ruotano due numeri della rivista “Casabella-continuità” curati da Francesco Tentori, ma gli “spazi liberati” (di Jefferson, Wright, Mies, Johnson, Rudolph, Fuller, Wachsmann, Kahn, tra altri), oltre allo sforzo comportamentale insito nella loro inabitabilità, comportano anche una nuova dimensione distributiva per renderne utilizzabili le parti. Una “supertipologia” caratteristica degli edifici pubblici per una nuova comunità urbana, mai risolta e continuamente in attesa, così come la ricerca della democrazia.
Clear-span buildings. Architettura e democrazia
978-88-8497-835-6
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