Lo sviluppo sociale, economico e tecnologico si basa sulle connessioni Fisiche, Virtuali e Digitali che l’essere umano è stato in grado di realizzare nel corso della sua storia. Stiamo vivendo un momento storico in cui da una realtà fatta di cose si evolve verso una dimensione più fluida e meno tangibile, caratterizzata da relazioni e connessioni tra persone e ‘oggetti’ immateriali. E tutto si modifica, il modo con cui definiamo gli oggetti e senz’altro la nostra relazione con gli elementi che li costituiscono. Le connessioni Fisiche, considerate primordiali e legate all’utilizzo dei cinque sensi e ad esperienze materiche, sono ricollegabili ai rapporti tra gli individui e alle relazioni con gli elementi naturali o artificiali. Le connessioni Virtuali, invece, rappresentano la traslazione a livello immateriale di quelle Fisiche, in cui la relazione con persone o elementi avviene in nuovi spazi simulati, con le tecnologie che permettono un aumento delle possibilità sensoriali. Infine, le connessioni Digitali sono l’evoluzione tecnologica di quelle Virtuali, in cui la presenza di un individuo, in ogni suo aspetto, non è più imprescindibile a livello di progettazione, ragionamento e conoscenza. Quest’ultime stanno modificando il nostro modo di vivere quotidiano e, unite alla pandemia, hanno causato un’accelerazione nei cambiamenti e nelle trasformazioni delle connessioni in tutte le sue tre accezioni. Ci troviamo di fronte ad un panorama dove risultano mutate con un valore e un peso differenti all’interno della società occidentale e nel nostro modo di vivere la quotidianità, trasformando azioni, stravolgendo abitudini, minando certezze e causando divari. Risulta quindi di primaria importanza per i progettisti analizzare i cambiamenti antropologici e sociali che vengono imposti dalla trasformazione digitale e virtuale e dalla pandemia che ha mostrato come nella società sia in atto un cambiamento radicale, una transizione derivata da nuove connessioni volta a ridefinire il nostro rapporto con gli oggetti, i sistemi, i luoghi e le persone. La nuova complessità necessita di nuove riflessioni per la gestione di possibili conflitti e opportunità tra fisicità/materialità e immaterialità/virtualità, che rappresentano senz’altro sfide per il futuro delle discipline progettuali. Uno sguardo più attento e focalizzato deve essere volto alle nuove generazioni, tra le quali è venuta maggiormente a mancare la connessione fisica nella tangibilità e materialità delle azioni e relazioni quotidiane, lasciando spazio a esperienze e contatti in forma virtuale/digitale e astratta, ripensando così abitudini e gesti in luoghi nuovi o inusuali, con il conseguente annullamento delle dimensioni spaziali, che vengono oggi confinate ad uno schermo. Tra i problemi principali emergono, in primo luogo, quelli esplicitati da Bauman sulla società liquida, ripresi poi da Tonino Cantelmi con la tecnoliquidità, e legati alle connessioni Fisiche e Virtuali della società. La mancanza di infrastrutture adeguate o di dispositivi in grado di renderli accessibili, ha evidenziato come l’Italia, così come altri Paesi, sia in difficoltà a sostenere una transizione digitale. Al ritardo strutturale, si aggiunge una inadeguatezza diffusa degli spazi vivibili nello scenario che si sta consolidando, che necessita inevitabilmente di altre caratteristiche, come dimostra il sociologo Vanni Codeluppi. A fronte di questa transizione, anche la componente legata alla comunicazione e alla creazione di “empatia” con tutto ciò che diventa digitale può rappresentare un ostacolo capace di aumentare la complessità e rallentare la società verso futuri digitali, se non gestito e progettato, come descrive Donald A. Norman. 2 In questo processo di contaminazione degli ambiti di connessione e di modalità di relazione, che oggi possiamo cominciare a delineare, si pone qui particolare attenzione a quelli Virtuali e Digitali: due sono i filoni di particolare interesse che, probabilmente, influenzeranno maggiormente il futuro, ovvero l’Industria 5.0 e la Blockchain. Sono questi esempi utili a identificare, e costruire poi, le linee guida per una nuova progettualità attesa a tanti livelli, caratterizzata da una inedita trasversalità e ‘orizzontalità’ delle relazioni. Ed è proprio in questo senso che il design si configura sempre più la disciplina strategica per la gestione delle nuove relazioni, all’interno di infrastrutture come il New European Bauhaus ed il Green Deal a livello europeo. La nuova progettualità è necessariamente transdisciplinare, volta ad una conoscenza sistemica, al di là delle discipline singole, con una ridefinizione di competenze e skills del designer. In virtù della propria formazione trasversale di competenze tecnologiche, strategiche e semantiche di cui si fa portatore, esso è chiamato ad operare come regista e garante del processo che si fa fluido e che connette le diverse dimensioni, in aggiornamento continuo.

Il nuovo paradigma del designer Nella transizione verso futuri digitali

M. Bisson;S. Palmieri;A. Ianniello;
2021

Abstract

Lo sviluppo sociale, economico e tecnologico si basa sulle connessioni Fisiche, Virtuali e Digitali che l’essere umano è stato in grado di realizzare nel corso della sua storia. Stiamo vivendo un momento storico in cui da una realtà fatta di cose si evolve verso una dimensione più fluida e meno tangibile, caratterizzata da relazioni e connessioni tra persone e ‘oggetti’ immateriali. E tutto si modifica, il modo con cui definiamo gli oggetti e senz’altro la nostra relazione con gli elementi che li costituiscono. Le connessioni Fisiche, considerate primordiali e legate all’utilizzo dei cinque sensi e ad esperienze materiche, sono ricollegabili ai rapporti tra gli individui e alle relazioni con gli elementi naturali o artificiali. Le connessioni Virtuali, invece, rappresentano la traslazione a livello immateriale di quelle Fisiche, in cui la relazione con persone o elementi avviene in nuovi spazi simulati, con le tecnologie che permettono un aumento delle possibilità sensoriali. Infine, le connessioni Digitali sono l’evoluzione tecnologica di quelle Virtuali, in cui la presenza di un individuo, in ogni suo aspetto, non è più imprescindibile a livello di progettazione, ragionamento e conoscenza. Quest’ultime stanno modificando il nostro modo di vivere quotidiano e, unite alla pandemia, hanno causato un’accelerazione nei cambiamenti e nelle trasformazioni delle connessioni in tutte le sue tre accezioni. Ci troviamo di fronte ad un panorama dove risultano mutate con un valore e un peso differenti all’interno della società occidentale e nel nostro modo di vivere la quotidianità, trasformando azioni, stravolgendo abitudini, minando certezze e causando divari. Risulta quindi di primaria importanza per i progettisti analizzare i cambiamenti antropologici e sociali che vengono imposti dalla trasformazione digitale e virtuale e dalla pandemia che ha mostrato come nella società sia in atto un cambiamento radicale, una transizione derivata da nuove connessioni volta a ridefinire il nostro rapporto con gli oggetti, i sistemi, i luoghi e le persone. La nuova complessità necessita di nuove riflessioni per la gestione di possibili conflitti e opportunità tra fisicità/materialità e immaterialità/virtualità, che rappresentano senz’altro sfide per il futuro delle discipline progettuali. Uno sguardo più attento e focalizzato deve essere volto alle nuove generazioni, tra le quali è venuta maggiormente a mancare la connessione fisica nella tangibilità e materialità delle azioni e relazioni quotidiane, lasciando spazio a esperienze e contatti in forma virtuale/digitale e astratta, ripensando così abitudini e gesti in luoghi nuovi o inusuali, con il conseguente annullamento delle dimensioni spaziali, che vengono oggi confinate ad uno schermo. Tra i problemi principali emergono, in primo luogo, quelli esplicitati da Bauman sulla società liquida, ripresi poi da Tonino Cantelmi con la tecnoliquidità, e legati alle connessioni Fisiche e Virtuali della società. La mancanza di infrastrutture adeguate o di dispositivi in grado di renderli accessibili, ha evidenziato come l’Italia, così come altri Paesi, sia in difficoltà a sostenere una transizione digitale. Al ritardo strutturale, si aggiunge una inadeguatezza diffusa degli spazi vivibili nello scenario che si sta consolidando, che necessita inevitabilmente di altre caratteristiche, come dimostra il sociologo Vanni Codeluppi. A fronte di questa transizione, anche la componente legata alla comunicazione e alla creazione di “empatia” con tutto ciò che diventa digitale può rappresentare un ostacolo capace di aumentare la complessità e rallentare la società verso futuri digitali, se non gestito e progettato, come descrive Donald A. Norman. 2 In questo processo di contaminazione degli ambiti di connessione e di modalità di relazione, che oggi possiamo cominciare a delineare, si pone qui particolare attenzione a quelli Virtuali e Digitali: due sono i filoni di particolare interesse che, probabilmente, influenzeranno maggiormente il futuro, ovvero l’Industria 5.0 e la Blockchain. Sono questi esempi utili a identificare, e costruire poi, le linee guida per una nuova progettualità attesa a tanti livelli, caratterizzata da una inedita trasversalità e ‘orizzontalità’ delle relazioni. Ed è proprio in questo senso che il design si configura sempre più la disciplina strategica per la gestione delle nuove relazioni, all’interno di infrastrutture come il New European Bauhaus ed il Green Deal a livello europeo. La nuova progettualità è necessariamente transdisciplinare, volta ad una conoscenza sistemica, al di là delle discipline singole, con una ridefinizione di competenze e skills del designer. In virtù della propria formazione trasversale di competenze tecnologiche, strategiche e semantiche di cui si fa portatore, esso è chiamato ad operare come regista e garante del processo che si fa fluido e che connette le diverse dimensioni, in aggiornamento continuo.
immateriale, transdisciplinarietà, connessioni, digitale, transizione fluida
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