The authors highlight the role that shapes may play in pharmaceuticals, when constructing their identity and recognisability as objects. A main inquisitive direction focuses on how the shape of the drugs can facilitate or hinder access to them, their use or the interaction processes with the user-patient. As a provisional hypothesis, it’s assumed that the varied drug forms - nothing more than primary signs in many cases - are part of the consolidated design studies surrounding their status of objects, either technical, daily, symbolic, socially or culturally. The authors question how much distance has yet to be covered to bring science into daily life. The underlying research intention aims at reinforcing a culture of drugs as objects, assuming its specific concrete, prosaic nature, its effective materiality integrated into the space and time of daily life, even though its concreteness can be elusive to the user awareness. Pharmaceuticals are simultaneously vested with symbolic interpretations, resulting from the biomedical culture and the social culture that interprets and processes them (Desclaux & Levy, 2003). Pharmaceuticals are therefore social objects activating processes of knowledge and power that are not necessarily egalitarian. Thus, medicines represent crucial devices in the system of biomedicines in the patient-consumer relations and in the world of goods that revolves around the therapeutic relationship. Such premises seem to imply that drugs occupy large spaces in the practices and strategies of product design. This, however, is not the case: pharmaceuticals as object observed through the design lens represents a research field still to be explored, and therefore is wide open to investigation.

Il contributo propone una riflessione attorno al farmaco – che qui trattiamo nella sua accezione ampia di prodotto elaborato sulla base di ritrovati scientifici della biologia, biomedicina e farmacologia, e assumiamo come “oggetto” – per valutare quanto questo sia indagabile con gli strumenti concettuali propri del design. Ci si interroga su quale ruolo abbia la forma, nel caso del farmaco, nella costruzione di una identità oggettuale e come intervenga nell’agevolare od ostacolare i processi di accesso, d’uso e di interazione con l’utente. Si formula inoltre l’ipotesi che questo mondo variegato di forme – poco più che segni – possa trovare spazio all’interno delle ri essioni attorno agli elementi statutari dell’oggetto d’uso, dell’oggetto tecnico, dell’oggetto quotidiano, dell’oggetto simbolico, dell’oggetto sociale, dell’oggetto culturale. Gli autori si interrogano su quanta distanza debba essere ancora colmata per portare il mondo della scienza nell’universo del quotidiano e propongono una prima ipotesi aperta: nel farmaco è rinvenibile la cultura dell’oggetto a patto di riconoscerne appieno la natura peculiare di oggetto concreto, prosaico, dalla materialità ef cace, integrato nello spazio e nel tempo della quotidianità, benché sfuggente alla coscienza di chi lo consuma e contemporaneamente investito di interpretazioni simboliche, esito della cultura biomedica che lo produce e della cultura sociale che lo interpreta (Desclaux & Levy, 2003). Il farmaco è dunque anche oggetto sociale, veicolo di rapporti di sapere e potere; dispositivo cruciale nel sistema di senso della biomedicina, nel rapporto con il paziente-consumatore, nel sistema delle merci che ruota intorno alla relazione terapeutica. Tutto lascerebbe pensare che i medicinali occupino ampi spazi nelle strategie del product design. Non è questo il caso. Il design dell’oggetto-farmaco rimane ambito tuttora aperto all’esplorazione e suscettibile di maggiori attenzioni.

Scienza al quotidiano: farmaci come oggetti / Daily Science: Pharmaceuticals as Objects

Antonella Penati;Silvia Pizzocaro;Cristina Tonelli;Carlo Emilio Standoli;Valeria Iannilli;Valeria Bucchetti;Agnese Rebaglio;Dina Riccò;Giuseppe Andreoni;Elena Caratti;Umberto Tolino
2020

Abstract

Il contributo propone una riflessione attorno al farmaco – che qui trattiamo nella sua accezione ampia di prodotto elaborato sulla base di ritrovati scientifici della biologia, biomedicina e farmacologia, e assumiamo come “oggetto” – per valutare quanto questo sia indagabile con gli strumenti concettuali propri del design. Ci si interroga su quale ruolo abbia la forma, nel caso del farmaco, nella costruzione di una identità oggettuale e come intervenga nell’agevolare od ostacolare i processi di accesso, d’uso e di interazione con l’utente. Si formula inoltre l’ipotesi che questo mondo variegato di forme – poco più che segni – possa trovare spazio all’interno delle ri essioni attorno agli elementi statutari dell’oggetto d’uso, dell’oggetto tecnico, dell’oggetto quotidiano, dell’oggetto simbolico, dell’oggetto sociale, dell’oggetto culturale. Gli autori si interrogano su quanta distanza debba essere ancora colmata per portare il mondo della scienza nell’universo del quotidiano e propongono una prima ipotesi aperta: nel farmaco è rinvenibile la cultura dell’oggetto a patto di riconoscerne appieno la natura peculiare di oggetto concreto, prosaico, dalla materialità ef cace, integrato nello spazio e nel tempo della quotidianità, benché sfuggente alla coscienza di chi lo consuma e contemporaneamente investito di interpretazioni simboliche, esito della cultura biomedica che lo produce e della cultura sociale che lo interpreta (Desclaux & Levy, 2003). Il farmaco è dunque anche oggetto sociale, veicolo di rapporti di sapere e potere; dispositivo cruciale nel sistema di senso della biomedicina, nel rapporto con il paziente-consumatore, nel sistema delle merci che ruota intorno alla relazione terapeutica. Tutto lascerebbe pensare che i medicinali occupino ampi spazi nelle strategie del product design. Non è questo il caso. Il design dell’oggetto-farmaco rimane ambito tuttora aperto all’esplorazione e suscettibile di maggiori attenzioni.
The authors highlight the role that shapes may play in pharmaceuticals, when constructing their identity and recognisability as objects. A main inquisitive direction focuses on how the shape of the drugs can facilitate or hinder access to them, their use or the interaction processes with the user-patient. As a provisional hypothesis, it’s assumed that the varied drug forms - nothing more than primary signs in many cases - are part of the consolidated design studies surrounding their status of objects, either technical, daily, symbolic, socially or culturally. The authors question how much distance has yet to be covered to bring science into daily life. The underlying research intention aims at reinforcing a culture of drugs as objects, assuming its specific concrete, prosaic nature, its effective materiality integrated into the space and time of daily life, even though its concreteness can be elusive to the user awareness. Pharmaceuticals are simultaneously vested with symbolic interpretations, resulting from the biomedical culture and the social culture that interprets and processes them (Desclaux & Levy, 2003). Pharmaceuticals are therefore social objects activating processes of knowledge and power that are not necessarily egalitarian. Thus, medicines represent crucial devices in the system of biomedicines in the patient-consumer relations and in the world of goods that revolves around the therapeutic relationship. Such premises seem to imply that drugs occupy large spaces in the practices and strategies of product design. This, however, is not the case: pharmaceuticals as object observed through the design lens represents a research field still to be explored, and therefore is wide open to investigation.
applied science, product design, pharmaceutical type and morphology
scienza applicata, product design, tipologia e morfologia del farmaco
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