Alla luce delle modalità con cui l’intelligenza artificiale sta iniziando a pervadere la quotidianità, tra incomprensioni, incertezza e diffidenza, è giunto il momento per il design di interrogarsi e intervenire nel dialogo tra le più recenti innovazioni tecnologiche e i loro utenti, assumendo un ruolo di primaria importanza. Al momento, il principale riferimento in quest’ambito è rappresentato dagli assistenti digitali, che hanno superato le fasi di sperimentazione, traducendo il machine learning in oggetti finiti. Sul mercato, infatti, questi prodotti si stanno moltiplicando, destinati a soggiornare nella maggior parte delle abitazioni, tanto che già presentano un trend di vendite molto positivo. In merito, a fronte di un’analisi della letteratura attuale, l’articolo mira a indagare i punti di contatto che fanno del designer un potenziale attore nel facilitare l’interazione tra individui e artefatti o sistemi intelligenti, e dell’intelligenza artificiale un suo oggetto di studio e strumento di lavoro. In particolare, attraverso l’analisi, condotta dal punto di vista del design, di funzione, linguaggio e significato dei prodotti che integrano intelligenza artificiale, si intende dimostrare come i due campi possano essere simbiotici, culminando nella prospettiva di un’interazione non soltanto funzionale e comprensibile, ma anche praticamente ed emotivamente significativa. Ne emerge che il design, e l’interaction design in particolare, già possiede sufficiente esperienza, oltreché molti requisiti teorici, per essere qualificato come mediatore tra intelligenza artificiale ed essere umano, intravedendo nella ricerca di un’interazione più naturale una via per aprire l’indagine e la sperimentazione nella congiunzione dei due ambiti disciplinari, in particolare attraverso la materializzazione e un’empatica focalizzazione sull’utente anziché sulla tecnologia.

Design e AI: prospettive di dialogo

M. Ceconello;D. Spallazzo;M. Sciannamè
2019

Abstract

Alla luce delle modalità con cui l’intelligenza artificiale sta iniziando a pervadere la quotidianità, tra incomprensioni, incertezza e diffidenza, è giunto il momento per il design di interrogarsi e intervenire nel dialogo tra le più recenti innovazioni tecnologiche e i loro utenti, assumendo un ruolo di primaria importanza. Al momento, il principale riferimento in quest’ambito è rappresentato dagli assistenti digitali, che hanno superato le fasi di sperimentazione, traducendo il machine learning in oggetti finiti. Sul mercato, infatti, questi prodotti si stanno moltiplicando, destinati a soggiornare nella maggior parte delle abitazioni, tanto che già presentano un trend di vendite molto positivo. In merito, a fronte di un’analisi della letteratura attuale, l’articolo mira a indagare i punti di contatto che fanno del designer un potenziale attore nel facilitare l’interazione tra individui e artefatti o sistemi intelligenti, e dell’intelligenza artificiale un suo oggetto di studio e strumento di lavoro. In particolare, attraverso l’analisi, condotta dal punto di vista del design, di funzione, linguaggio e significato dei prodotti che integrano intelligenza artificiale, si intende dimostrare come i due campi possano essere simbiotici, culminando nella prospettiva di un’interazione non soltanto funzionale e comprensibile, ma anche praticamente ed emotivamente significativa. Ne emerge che il design, e l’interaction design in particolare, già possiede sufficiente esperienza, oltreché molti requisiti teorici, per essere qualificato come mediatore tra intelligenza artificiale ed essere umano, intravedendo nella ricerca di un’interazione più naturale una via per aprire l’indagine e la sperimentazione nella congiunzione dei due ambiti disciplinari, in particolare attraverso la materializzazione e un’empatica focalizzazione sull’utente anziché sulla tecnologia.
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