Nell’introduzione al saggio Isolato urbano e città contemporanea del 1977 Philippe Panerai scrive: “Se si dovesse sintetizzare con una sola espressione il significato di questo studio, si potrebbe dire che esso si occupa di un’agonia, quella di una specifica organizzazione spaziale: l’isolato, caratteristico della città europea classica, che il secolo XIX trasforma e il XX abolisce”. Oggi, 35 anni dopo questa affermazione, credo sia opportuno indagare quale sia l’unità residenziale minima e ripetibile necessaria alla costruzione del tessuto urbano della città contemporanea. Un luogo delimitato, riconoscibile nella sua dimensione, in cui gli elementi della costruzione della città contemporanea si relazionano e si confrontano: la residenza (nelle sue differenti tipologie), i servizi collettivi, e i luoghi naturali costituiscono gli elementi primari della costruzione dell’isola residenziale minima. I riferimenti sono quelli della città reale, antica e moderna con quei luoghi suggestivi che ci colpiscono ogni qual volta li percorriamo: le strade e le piazze che si affacciano sui parchi e sui giardini della città, gli interni urbani dei cortili attraversabili, i grandi viali alberati e le ramblas. Affacciarsi su un parco, poter godere di un punto di vista sulla natura, stare seduti nel proprio soggiorno e contemplare il paesaggio naturale circostante, questo dovrebbe essere l’obiettivo della costruzione della città contemporanea. Una visione moderna della città che ha portato, a partire dalla rivoluzione industriale, i maestri dell’architettura a cimentarsi con progetti ambiziosi e talvolta rivoluzionari. Ogni qual volta si affronta un progetto, ci si confronta con la città indipendentemente dalla scala in cui ci si trova ad operare, si prendono decisioni che implicano una serie di relazioni con lo spazio, con il luogo, che necessariamente attuano delle trasformazioni urbane. Le priorità di affaccio, gli allineamenti degli edifici, le differenti scelte tipologiche, la creazione di nuovi spazi pubblici, la costruzione in altezza sono tutte questioni architettoniche che contribuiscono alla formazione di quello che chiamiamo oggi progetto urbano. Mi trovo in disaccordo con coloro che paragonano la città ad un essere vivente, il cui sviluppo è autonomo ed immodificabile, determinato da “leggi naturali”, che si espande e cresce saturando spazi lasciati liberi, oppure allargando i confini preesistenti per semplice accorpamento di un edificio ad un altro senza nessun disegno critico. Penso invece che la città, in ogni sua trasformazione, vada disegnata e pianificata, partendo dal progetto delle sue architetture. Una città che, costruendosi, manifesta la ragione ultima dei suoi elementi, la loro necessità. Una città la cui forma partecipa alla costruzione di una cultura comune di una coscienza collettiva, analogamente a quanto accaduto nella città classica. La città greca, infatti, è il primo momento nella storia in cui si rende evidente la corrispondenza tra un pensiero teorico e la costruzione della città. La città greca è culla della cultura greca e senza questa cultura non solo non si sarebbe tramandata, ma non sarebbe neppure esistita. Io credo si debba ripartire proprio da questi principi. Dobbiamo nuovamente porre l’architettura all’origine della città, pensare alla città come a un insieme di architetture che relazionandosi tra loro siano necessarie alla costruzione di luoghi riconoscibili a tutti i cittadini e che con il loro carattere siano rappresentativi della cultura della nostra società.

La città nel parco

MONESTIROLI, TOMASO
2014

Abstract

Nell’introduzione al saggio Isolato urbano e città contemporanea del 1977 Philippe Panerai scrive: “Se si dovesse sintetizzare con una sola espressione il significato di questo studio, si potrebbe dire che esso si occupa di un’agonia, quella di una specifica organizzazione spaziale: l’isolato, caratteristico della città europea classica, che il secolo XIX trasforma e il XX abolisce”. Oggi, 35 anni dopo questa affermazione, credo sia opportuno indagare quale sia l’unità residenziale minima e ripetibile necessaria alla costruzione del tessuto urbano della città contemporanea. Un luogo delimitato, riconoscibile nella sua dimensione, in cui gli elementi della costruzione della città contemporanea si relazionano e si confrontano: la residenza (nelle sue differenti tipologie), i servizi collettivi, e i luoghi naturali costituiscono gli elementi primari della costruzione dell’isola residenziale minima. I riferimenti sono quelli della città reale, antica e moderna con quei luoghi suggestivi che ci colpiscono ogni qual volta li percorriamo: le strade e le piazze che si affacciano sui parchi e sui giardini della città, gli interni urbani dei cortili attraversabili, i grandi viali alberati e le ramblas. Affacciarsi su un parco, poter godere di un punto di vista sulla natura, stare seduti nel proprio soggiorno e contemplare il paesaggio naturale circostante, questo dovrebbe essere l’obiettivo della costruzione della città contemporanea. Una visione moderna della città che ha portato, a partire dalla rivoluzione industriale, i maestri dell’architettura a cimentarsi con progetti ambiziosi e talvolta rivoluzionari. Ogni qual volta si affronta un progetto, ci si confronta con la città indipendentemente dalla scala in cui ci si trova ad operare, si prendono decisioni che implicano una serie di relazioni con lo spazio, con il luogo, che necessariamente attuano delle trasformazioni urbane. Le priorità di affaccio, gli allineamenti degli edifici, le differenti scelte tipologiche, la creazione di nuovi spazi pubblici, la costruzione in altezza sono tutte questioni architettoniche che contribuiscono alla formazione di quello che chiamiamo oggi progetto urbano. Mi trovo in disaccordo con coloro che paragonano la città ad un essere vivente, il cui sviluppo è autonomo ed immodificabile, determinato da “leggi naturali”, che si espande e cresce saturando spazi lasciati liberi, oppure allargando i confini preesistenti per semplice accorpamento di un edificio ad un altro senza nessun disegno critico. Penso invece che la città, in ogni sua trasformazione, vada disegnata e pianificata, partendo dal progetto delle sue architetture. Una città che, costruendosi, manifesta la ragione ultima dei suoi elementi, la loro necessità. Una città la cui forma partecipa alla costruzione di una cultura comune di una coscienza collettiva, analogamente a quanto accaduto nella città classica. La città greca, infatti, è il primo momento nella storia in cui si rende evidente la corrispondenza tra un pensiero teorico e la costruzione della città. La città greca è culla della cultura greca e senza questa cultura non solo non si sarebbe tramandata, ma non sarebbe neppure esistita. Io credo si debba ripartire proprio da questi principi. Dobbiamo nuovamente porre l’architettura all’origine della città, pensare alla città come a un insieme di architetture che relazionandosi tra loro siano necessarie alla costruzione di luoghi riconoscibili a tutti i cittadini e che con il loro carattere siano rappresentativi della cultura della nostra società.
La parte elementare della città. Progetti per Saclo Farini a Milano
9788862421188
Architettura, Composizione, Città, Residenza, Riqualificazione Urbana
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11311/974738
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