“Negli anni precedenti il 1928 ciascuna nazione, in tutta libertà e senza consultare altri paesi, poteva decidere in merito all’opportunità di farsi promotrice di una esposizione universale o internazionale speciale stabilendo essa stessa un apposito regolamento che doveva essere rispettato da chi decideva di prender parte alla manifestazione. In questo regime liberale tali manifestazioni si moltiplicarono fin dal 1851 con l’esposizione universale di Londra, ma la loro eccessiva frequenza e l’insufficienza dei regolamenti finirono per creare disagio all’interno dei vari governi nazionali. Un primo documento a carattere internazionale apparve durante l’esposizione universale del 1867 e proponeva un controllo maggiore sulle manifestazioni, una più appropriata messa a punto degli scopi e della durata delle esposizioni. Ma tutto finì con quell'atto e non ebbe alcuna influenza sugli avvenimenti successivi. In questi decenni le esposizioni furono eccessivamente frequenti e i visitatori trovarono ben poco di nuovo da apprendere. Occorreva dunque individuare una soluzione per salvare le esposizioni universali, ormai troppo inflazionate. Dopo l’esposizione del 1900 si formò in Francia un vero e proprio movimento di difensori delle manifestazioni, che dette poi vita nel 1902 al Comitato Francese delle Esposizioni. Tale comitato fu immediatamente copiato dalle altre nazioni, ottenendo subito la fiducia di molti governi che si appoggiarono ad esso per l’organizzazione delle esposizioni. In questo panorama culturale s’innesta lo studio dei padiglioni italiani, che dagli albori delle prime esposizioni ci conduce fino ai giorni nostri, al progetto di Palazzo Italia per l’Expo 2015 di Milano”

Studi sul Padiglione Italiano nelle Esposizioni Universali. Verso Expo 2015

A. Bianchi;
2013-01-01

Abstract

“Negli anni precedenti il 1928 ciascuna nazione, in tutta libertà e senza consultare altri paesi, poteva decidere in merito all’opportunità di farsi promotrice di una esposizione universale o internazionale speciale stabilendo essa stessa un apposito regolamento che doveva essere rispettato da chi decideva di prender parte alla manifestazione. In questo regime liberale tali manifestazioni si moltiplicarono fin dal 1851 con l’esposizione universale di Londra, ma la loro eccessiva frequenza e l’insufficienza dei regolamenti finirono per creare disagio all’interno dei vari governi nazionali. Un primo documento a carattere internazionale apparve durante l’esposizione universale del 1867 e proponeva un controllo maggiore sulle manifestazioni, una più appropriata messa a punto degli scopi e della durata delle esposizioni. Ma tutto finì con quell'atto e non ebbe alcuna influenza sugli avvenimenti successivi. In questi decenni le esposizioni furono eccessivamente frequenti e i visitatori trovarono ben poco di nuovo da apprendere. Occorreva dunque individuare una soluzione per salvare le esposizioni universali, ormai troppo inflazionate. Dopo l’esposizione del 1900 si formò in Francia un vero e proprio movimento di difensori delle manifestazioni, che dette poi vita nel 1902 al Comitato Francese delle Esposizioni. Tale comitato fu immediatamente copiato dalle altre nazioni, ottenendo subito la fiducia di molti governi che si appoggiarono ad esso per l’organizzazione delle esposizioni. In questo panorama culturale s’innesta lo studio dei padiglioni italiani, che dagli albori delle prime esposizioni ci conduce fino ai giorni nostri, al progetto di Palazzo Italia per l’Expo 2015 di Milano”
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9788838762482
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