I film della regista Agnieszka Holland hanno una struttura compositiva descritta da un sapiente uso della cinepresa e della luce, i cui momenti chiave coincidono spesso con elementi architettonici. Il giardino segreto è una fiaba, ne ha tutte le caratteristiche classiche: Mary è una bambina trascurata dai genitori dediti alla mondanità, in seguito orfana e mandata nel tetro castello dello zio (marito della sorella della madre) che, da quando è morta la moglie caduta da un’altalena nel giardino, si è rinchiuso in una vita solitaria e tormentata, chiusa al mondo esterno, tanto da non voler vedere né il ritratto della moglie (coperto da una tenda perché “sorride troppo”) né il figlio che, relegato a letto, considerato di salute cagionevole e destinato a morire presto, non cammina, non esce dalla stanza protetto ed accudito come in un bozzolo dalla servitù che indossa mascherine per non contaminarlo con le “spore” provenienti dall’esterno. Tutto appare come sottoposto ad un incantesimo che viene spezzato dall’arrivo di Mary che “ridà la voglia di vivere a tutto e a tutti” e si conclude con Colin, il figlio, che impara a correre all’aria aperta, lo zio che impara a ridere, Mary finalmente a piangere; l’incantesimo è spezzato. In realtà Il giardino segreto è un film che ci descrive il mondo visto dai bambini; il giardino segreto (abbandonato e chiuso a chiunque dallo zio dopo la morte della moglie) è il regno del fantastico ove tutte le magie possono accadere con la semplicità e naturalezza che solo i bambini possono avere, lo spazio mentale dei bambini che è bello in quanto tenuto segreto, ove pochi adulti possono accedere.

Agnieszka Holland, lo spazio della fantasia

PRINA, VITTORIO
2004-01-01

Abstract

I film della regista Agnieszka Holland hanno una struttura compositiva descritta da un sapiente uso della cinepresa e della luce, i cui momenti chiave coincidono spesso con elementi architettonici. Il giardino segreto è una fiaba, ne ha tutte le caratteristiche classiche: Mary è una bambina trascurata dai genitori dediti alla mondanità, in seguito orfana e mandata nel tetro castello dello zio (marito della sorella della madre) che, da quando è morta la moglie caduta da un’altalena nel giardino, si è rinchiuso in una vita solitaria e tormentata, chiusa al mondo esterno, tanto da non voler vedere né il ritratto della moglie (coperto da una tenda perché “sorride troppo”) né il figlio che, relegato a letto, considerato di salute cagionevole e destinato a morire presto, non cammina, non esce dalla stanza protetto ed accudito come in un bozzolo dalla servitù che indossa mascherine per non contaminarlo con le “spore” provenienti dall’esterno. Tutto appare come sottoposto ad un incantesimo che viene spezzato dall’arrivo di Mary che “ridà la voglia di vivere a tutto e a tutti” e si conclude con Colin, il figlio, che impara a correre all’aria aperta, lo zio che impara a ridere, Mary finalmente a piangere; l’incantesimo è spezzato. In realtà Il giardino segreto è un film che ci descrive il mondo visto dai bambini; il giardino segreto (abbandonato e chiuso a chiunque dallo zio dopo la morte della moglie) è il regno del fantastico ove tutte le magie possono accadere con la semplicità e naturalezza che solo i bambini possono avere, lo spazio mentale dei bambini che è bello in quanto tenuto segreto, ove pochi adulti possono accedere.
2004
film; cinema; paesaggio; giardino; Holland
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11311/670953
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