La crisi strutturale che ha investito negli ultimi anni l’intero pianeta, con forti ripercussioni soprattutto sulle economie dei Paesi industrializzati, rende evidente come l’attuale modello di sviluppo, ben lungi dall’essere sostenibile, debba essere radicalmente ripensato e mutato. Una delle soluzioni potrebbe essere rappresentata dall’attuazione di strategie volte a frenare la voracità delle nazioni più ricche, accettando una riduzione controllata delle attività economiche (e finanziarie), nonché dell’utilizzo intensivo delle risorse di varia natura. È il modello, complesso ed articolato, della cosiddetta decrescita, teorizzata innanzitutto da Serge Latouche, che propone, in sintesi, l’adozione di stili di vita che potremmo definire più sobri ed il ridimensionamento delle attività economiche allo scopo di ridurre sprechi ed impatti correlati. Tra i vari settori interessati, quello dell’Architettura (anche senza A maiuscola) offre spunti di riflessione tra i più interessanti e prospettive di azione concrete. Bisogna necessariamente interrogarsi circa il concetto dell’edificio-cattedrale, monumento in vetro e metallo all’imperitura grandezza del suo creatore (sempre più Archistar e sempre meno architetto) e di una società fortemente tecnologicizzata, costruito intorno alla sua immagine piuttosto che alla sua effettiva funzione e destinato a durare alcuni decenni, dopodiché si presume sarà sostituito da strutture ancora più straordinarie, futuribili, espressive, ecc. Questa visione si dimostra, oramai, obsoleta, superata ma, soprattutto, insostenibile. Nel quadro di politiche e strategie che pongano in primo piano una decrescita felice o uno sviluppo sostenibile (modelli non coincidenti, sebbene non incompatibili), si deve mirare soprattutto all’efficienza, nelle fasi di progetto, di costruzione/riqualificazione, di gestione e perfino di dismissione del patrimonio immobiliare, con particolare riferimento alla rifunzionalizzazione dell’esistente. Oltre alla realizzazione di nuovi edifici capaci di attenuare o abbattere completamente i propri impatti sull’ecosistema (il traguardo dello Zero Energy Building è sempre più vicino), si deve dunque prestare particolare attenzione al potenziale offerto dagli interventi migliorativi del parco immobiliare attuale, ponendo in primo piano gli aspetti energetici.

Efficiento ERGO sum

ASTE, NICCOLO';DEL PERO, CLAUDIO
2012-01-01

Abstract

La crisi strutturale che ha investito negli ultimi anni l’intero pianeta, con forti ripercussioni soprattutto sulle economie dei Paesi industrializzati, rende evidente come l’attuale modello di sviluppo, ben lungi dall’essere sostenibile, debba essere radicalmente ripensato e mutato. Una delle soluzioni potrebbe essere rappresentata dall’attuazione di strategie volte a frenare la voracità delle nazioni più ricche, accettando una riduzione controllata delle attività economiche (e finanziarie), nonché dell’utilizzo intensivo delle risorse di varia natura. È il modello, complesso ed articolato, della cosiddetta decrescita, teorizzata innanzitutto da Serge Latouche, che propone, in sintesi, l’adozione di stili di vita che potremmo definire più sobri ed il ridimensionamento delle attività economiche allo scopo di ridurre sprechi ed impatti correlati. Tra i vari settori interessati, quello dell’Architettura (anche senza A maiuscola) offre spunti di riflessione tra i più interessanti e prospettive di azione concrete. Bisogna necessariamente interrogarsi circa il concetto dell’edificio-cattedrale, monumento in vetro e metallo all’imperitura grandezza del suo creatore (sempre più Archistar e sempre meno architetto) e di una società fortemente tecnologicizzata, costruito intorno alla sua immagine piuttosto che alla sua effettiva funzione e destinato a durare alcuni decenni, dopodiché si presume sarà sostituito da strutture ancora più straordinarie, futuribili, espressive, ecc. Questa visione si dimostra, oramai, obsoleta, superata ma, soprattutto, insostenibile. Nel quadro di politiche e strategie che pongano in primo piano una decrescita felice o uno sviluppo sostenibile (modelli non coincidenti, sebbene non incompatibili), si deve mirare soprattutto all’efficienza, nelle fasi di progetto, di costruzione/riqualificazione, di gestione e perfino di dismissione del patrimonio immobiliare, con particolare riferimento alla rifunzionalizzazione dell’esistente. Oltre alla realizzazione di nuovi edifici capaci di attenuare o abbattere completamente i propri impatti sull’ecosistema (il traguardo dello Zero Energy Building è sempre più vicino), si deve dunque prestare particolare attenzione al potenziale offerto dagli interventi migliorativi del parco immobiliare attuale, ponendo in primo piano gli aspetti energetici.
energy retrofit
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