È Torino e sono i torinesi, ma potrebbe essere Berlino, Parigi, Barcellona. Il volto di questa città, al riparo dall’iconografia più consueta, si intreccia nel libro con quello dei figli degli immigrati, la sua più giovane generazione di nuovi abitanti. La città è raccontata e fotografata in queste pagine attraverso frammenti di vie, palazzi, parchi, piazze ed è abitata da cittadini sospesi, alla ricerca di nuovi equilibri. Sono quei ragazzi che di volta in volta chiamiamo stranieri, o immigrati di seconda generazione o nuovi italiani, anche se sono nati qui o sono arrivati nella prima infanzia. Per tutti loro l’Italia è il paese in cui stanno diventando adulti, un paese che ai giovani offre poco, in particolare a giovani dall’identità complessa e dallo statuto sociale ancora così incerto. Giovani che, seppure con molte difficoltà, cominciano a conquistarsi un ruolo importante nella società italiana. A dirlo sono i numeri: oggi un neonato su tre ha almeno un genitore straniero. A dirlo è la storia delle migrazioni: spesso caratterizzata dal passo decisivo di integrazione delle seconde generazioni. Questi ragazzi di origine immigrata sembrano infatti avere una voglia di fare e di realizzarsi fuori dal comune, un’energia contagiosa che può trasformarsi in una risorsa importante. L’esito di questa storia non è però affatto scontato. Solo il pieno riconoscimento della loro concreta quotidiana esistenza e delle istanze sociali, culturali e politiche di cui si fanno interpreti, farà dell’Italia un Paese capace di guardare al proprio futuro con intelligente lungimiranza.

La città avrà i miei occhi. Spazi di crescita delle seconde generazioni a Torino

GRANATA, ELENA;NOVAK, CHRISTIAN;
2009

Abstract

È Torino e sono i torinesi, ma potrebbe essere Berlino, Parigi, Barcellona. Il volto di questa città, al riparo dall’iconografia più consueta, si intreccia nel libro con quello dei figli degli immigrati, la sua più giovane generazione di nuovi abitanti. La città è raccontata e fotografata in queste pagine attraverso frammenti di vie, palazzi, parchi, piazze ed è abitata da cittadini sospesi, alla ricerca di nuovi equilibri. Sono quei ragazzi che di volta in volta chiamiamo stranieri, o immigrati di seconda generazione o nuovi italiani, anche se sono nati qui o sono arrivati nella prima infanzia. Per tutti loro l’Italia è il paese in cui stanno diventando adulti, un paese che ai giovani offre poco, in particolare a giovani dall’identità complessa e dallo statuto sociale ancora così incerto. Giovani che, seppure con molte difficoltà, cominciano a conquistarsi un ruolo importante nella società italiana. A dirlo sono i numeri: oggi un neonato su tre ha almeno un genitore straniero. A dirlo è la storia delle migrazioni: spesso caratterizzata dal passo decisivo di integrazione delle seconde generazioni. Questi ragazzi di origine immigrata sembrano infatti avere una voglia di fare e di realizzarsi fuori dal comune, un’energia contagiosa che può trasformarsi in una risorsa importante. L’esito di questa storia non è però affatto scontato. Solo il pieno riconoscimento della loro concreta quotidiana esistenza e delle istanze sociali, culturali e politiche di cui si fanno interpreti, farà dell’Italia un Paese capace di guardare al proprio futuro con intelligente lungimiranza.
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