Großstadt Architektur. Milano Scalo Farini. Il progetto per la trasformazione dello Scalo Farini tende a ricomporre in un principio normativo unitario la molteplicità delle trame che strutturano la città in quel punto, riprendendo temi e modalità insediative individuabili nelle proposte degli architetti della Commissione d’Ornato e nell’idea di città per tipi misti elaborata dai protagonisti del Movimento Moderno tedesco. La costruzione della città contemporanea sembra sottrarsi all’esigenza di delineare un principio strutturale, un’idea di città, e demanda la sua morfologia ad una successione di frammenti episodici e irrelati che si sottraggono ad ogni comprensibile rapporto con i segni persistenti della sua evoluzione storica. Prevale la tensione a tradurre, senza mediazioni, attraverso immaginifiche figurazioni, la sequenza ininterrotta di flussi ed eventi, ad evidenziare l’impossibilità di ricondurre la rapidità e fugacità degli accadimenti ad una generalizzabile idea di sviluppo. Più che necessario elemento di confronto per misurare l’effettivo grado di novità delle proposte, le vicende evolutive della città e le tracce di una pratica che ha in essa progressivamente precisato il proprio statuto, sembrano costituire un inutile, ingombrante, fardello, un impedimento al libero sviluppo della creatività; l’immagine terrifica e inebriante della metropoli va sostituendo l’idea di lenti e progressivi adeguamenti correlati all’evoluzione dei problemi. Lo scalo Farini, si situa lungo una direttrice di importanza rilevante per lo sviluppo di Milano, non solo per la contiguità con il grande spazio libero in corrispondenza di Porta Garibaldi, ad est, e con il quartiere Bovisa, ad ovest, aree oggetto di profonde e radicali trasformazioni, ma anche perché apre, attraverso il complesso sistema infrastrutturale che lo innerva, alle fasce della conurbazione esterna, oggetto, a loro volta, di interventi di grande portata (il nuovo polo fieristico, l’Expo, ecc.). Prevale, nel progetto, il tentativo di ristabilire un rapporto di commisurazione tra i nuovi interventi e gli elementi che sembrano ostinatamente resistere alla pretesa neutralità dei piani di espansione come alla frammentazione prodotta dalle nuove linee di sviluppo. La giacitura dell’asse del Sempione, direttrice dell’intera porzione nord-ovest fin dal Piano neoclassico dei Rettifili, ordina la sequenza degli edifici sviluppati in altezza alternativa formale al rapporto tra edificazione e suolo degli isolati ottocenteschi; edifici di trenta piani destinati a residenza e uffici, che delimitano il grande parco centrale, attraversato dalle strade che riconnettono le fasce edificate limitrofe e sotto il quale corrono i binari, vero cuore ed elemento d’ordine dell’insieme. Il cuneo di verde, che interrompe la geometria banale delle fasce di espansione che consolidano la struttura monocentrica della città, individua, come nel progetto del Canonica per Foro Bonaparte, il luogo, ideale e geometrico, delle relazioni tra i grandi manufatti, la cui scrittura è, per così dire, ridotta al grado zero, segni elementari della trama urbana a grande scala, capaci, proprio per questo, di accogliere in un pur differente disegno le tracce di una storia minore, e tuttavia resistente, che concorre alla definizione del carattere dei luoghi. La nuova strada che, parzialmente in sottosuolo, prosegue viale Tunisia fino allo svincolo autostradale del nuovo polo fieristico, confermando l’andamento della maglia parallela ai Bastioni di porta Venezia, costituisce l’asse di collegamento nord-ovest/sud-est della città, mentre il Cimitero Monumentale si inscrive in una promenade che collega Porta Volta con viale Jenner. Allineato a via Valtellina, un impianto a corti, che culmina nella grande piazza coperta sul margine nord dell’area di intervento, aperta ai quartieri limitrofi, accoglie i servizi collettivi.

Großstadt Architektur. Milano Scalo Farini

BONICALZI, ROSALDO;BELLONI, FRANCESCA CLAUDIA MARIA
2010

Abstract

Großstadt Architektur. Milano Scalo Farini. Il progetto per la trasformazione dello Scalo Farini tende a ricomporre in un principio normativo unitario la molteplicità delle trame che strutturano la città in quel punto, riprendendo temi e modalità insediative individuabili nelle proposte degli architetti della Commissione d’Ornato e nell’idea di città per tipi misti elaborata dai protagonisti del Movimento Moderno tedesco. La costruzione della città contemporanea sembra sottrarsi all’esigenza di delineare un principio strutturale, un’idea di città, e demanda la sua morfologia ad una successione di frammenti episodici e irrelati che si sottraggono ad ogni comprensibile rapporto con i segni persistenti della sua evoluzione storica. Prevale la tensione a tradurre, senza mediazioni, attraverso immaginifiche figurazioni, la sequenza ininterrotta di flussi ed eventi, ad evidenziare l’impossibilità di ricondurre la rapidità e fugacità degli accadimenti ad una generalizzabile idea di sviluppo. Più che necessario elemento di confronto per misurare l’effettivo grado di novità delle proposte, le vicende evolutive della città e le tracce di una pratica che ha in essa progressivamente precisato il proprio statuto, sembrano costituire un inutile, ingombrante, fardello, un impedimento al libero sviluppo della creatività; l’immagine terrifica e inebriante della metropoli va sostituendo l’idea di lenti e progressivi adeguamenti correlati all’evoluzione dei problemi. Lo scalo Farini, si situa lungo una direttrice di importanza rilevante per lo sviluppo di Milano, non solo per la contiguità con il grande spazio libero in corrispondenza di Porta Garibaldi, ad est, e con il quartiere Bovisa, ad ovest, aree oggetto di profonde e radicali trasformazioni, ma anche perché apre, attraverso il complesso sistema infrastrutturale che lo innerva, alle fasce della conurbazione esterna, oggetto, a loro volta, di interventi di grande portata (il nuovo polo fieristico, l’Expo, ecc.). Prevale, nel progetto, il tentativo di ristabilire un rapporto di commisurazione tra i nuovi interventi e gli elementi che sembrano ostinatamente resistere alla pretesa neutralità dei piani di espansione come alla frammentazione prodotta dalle nuove linee di sviluppo. La giacitura dell’asse del Sempione, direttrice dell’intera porzione nord-ovest fin dal Piano neoclassico dei Rettifili, ordina la sequenza degli edifici sviluppati in altezza alternativa formale al rapporto tra edificazione e suolo degli isolati ottocenteschi; edifici di trenta piani destinati a residenza e uffici, che delimitano il grande parco centrale, attraversato dalle strade che riconnettono le fasce edificate limitrofe e sotto il quale corrono i binari, vero cuore ed elemento d’ordine dell’insieme. Il cuneo di verde, che interrompe la geometria banale delle fasce di espansione che consolidano la struttura monocentrica della città, individua, come nel progetto del Canonica per Foro Bonaparte, il luogo, ideale e geometrico, delle relazioni tra i grandi manufatti, la cui scrittura è, per così dire, ridotta al grado zero, segni elementari della trama urbana a grande scala, capaci, proprio per questo, di accogliere in un pur differente disegno le tracce di una storia minore, e tuttavia resistente, che concorre alla definizione del carattere dei luoghi. La nuova strada che, parzialmente in sottosuolo, prosegue viale Tunisia fino allo svincolo autostradale del nuovo polo fieristico, confermando l’andamento della maglia parallela ai Bastioni di porta Venezia, costituisce l’asse di collegamento nord-ovest/sud-est della città, mentre il Cimitero Monumentale si inscrive in una promenade che collega Porta Volta con viale Jenner. Allineato a via Valtellina, un impianto a corti, che culmina nella grande piazza coperta sul margine nord dell’area di intervento, aperta ai quartieri limitrofi, accoglie i servizi collettivi.
Community Architecture. 57 contributi di ricerca di ambito internazionale
9788889739143
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11311/582493
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