L'articolo esamina l'elaborazione concettuale e operativa dei dispositivi di calibrazione luminosa. Lo studio si svolge considerando come la progettazione illuminotecnica assuma, nello scenario contemporaneo, metodologie e procedimenti integrati sia alla progettazione ambientale ed ergonomica degli spazi interni sia alla progettazione architettonica complessiva degli edifici: questi risultano combinati all'applicazione di sistemi e di "apparecchiature" capaci di calibrare l'incidenza dell'irraggiamento solare e le condizioni luminose. Lo scenario in esame si concreta attraverso la formazione di una "cultura della luce" come contenuto sensibile e prioritario della progettazione, sotto il profilo delle prestazioni da fornire in relazione ad altre necessità quali il comfort degli spazi interni e il risparmio energetico (conseguente all'impiego ridotto della illuminazione artificiale). All'interno di questo ambito si sviluppa l'elaborazione di dispositivi che trasformano le superfici edilizie in "apparecchi di luce" o in "schermi d'ombra", diventando materiali al pari di altri componenti della costruzione e dell'espressione architettonica esterna: qui lo studio dell'involucro per la calibrazione della luminosità naturale si pone tra complessità tecnica e ibridazione linguistica, attraverso la promozione di innovazioni compatibili, di innesti significativi caratterizzati dall'esaltazione della complementarietà tra materiali e procedimenti costruttivi tradizionali e innovativi. L'applicazione di questi dispositivi si delinea quale sensibilità progettuale riflessa da un uso "culturale" della tecnologia dell'architettura, nella forma di una cosiddetta "manipolazione critica della tecnologia" stessa, in opposizione a un'espressione solamente funzionale e formale.

Le "apparecchiature" della luce

NASTRI, MASSIMILIANO
2003-01-01

Abstract

L'articolo esamina l'elaborazione concettuale e operativa dei dispositivi di calibrazione luminosa. Lo studio si svolge considerando come la progettazione illuminotecnica assuma, nello scenario contemporaneo, metodologie e procedimenti integrati sia alla progettazione ambientale ed ergonomica degli spazi interni sia alla progettazione architettonica complessiva degli edifici: questi risultano combinati all'applicazione di sistemi e di "apparecchiature" capaci di calibrare l'incidenza dell'irraggiamento solare e le condizioni luminose. Lo scenario in esame si concreta attraverso la formazione di una "cultura della luce" come contenuto sensibile e prioritario della progettazione, sotto il profilo delle prestazioni da fornire in relazione ad altre necessità quali il comfort degli spazi interni e il risparmio energetico (conseguente all'impiego ridotto della illuminazione artificiale). All'interno di questo ambito si sviluppa l'elaborazione di dispositivi che trasformano le superfici edilizie in "apparecchi di luce" o in "schermi d'ombra", diventando materiali al pari di altri componenti della costruzione e dell'espressione architettonica esterna: qui lo studio dell'involucro per la calibrazione della luminosità naturale si pone tra complessità tecnica e ibridazione linguistica, attraverso la promozione di innovazioni compatibili, di innesti significativi caratterizzati dall'esaltazione della complementarietà tra materiali e procedimenti costruttivi tradizionali e innovativi. L'applicazione di questi dispositivi si delinea quale sensibilità progettuale riflessa da un uso "culturale" della tecnologia dell'architettura, nella forma di una cosiddetta "manipolazione critica della tecnologia" stessa, in opposizione a un'espressione solamente funzionale e formale.
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