L’articolo illustra natura e limiti del Piano dei Servizi lombardo. Si tratta di uno strumento che definisce i criteri operativi e le politiche con cui realizzare gli obiettivi di qualità insediativa e welfare urbano a livello locale: esso assume pertanto potenzialmente un ruolo importante, perché consente un ripensamento sistematico dell’offerta organizzata di attrezzature e spazi pubblici, in grado di valorizzare in modo non episodico le opportunità e le risorse ambientali e di capitale sociale locale e perché può orientare il rapporto pubblico-privato a farsi carico della dimensione sociale della trasformazione urbana. Gli aspetti innovativi ed originali del Piano dei Servizi, che l’articolo esplora, risiedono nella natura potenzialmente multidimensionale dello strumento, che è al tempo stesso Piano/Progetto (di suolo e di gestione operativa)/Programma (di fattibilità e di priorità). Attraverso una lettura approfondita di tre casi studio (Bergamo, Monza e Cremona) e un più ampio ventaglio di esempi l’articolo evidenzia alcune difficoltà attuative derivate dall’inappropriato dispositivo normativo che lo istituisce, che non è in grado di far emergere con sufficiente incisività sia questioni sostanziali, che investono il rapporto pubblico/privato in una fase delicata dell’azione pubblica, sia questioni di metodo, che concernono la definizione della natura dello strumento, atto non solo a definire interventi, ma anche a programmare politiche pubbliche. Per queste ragioni l’articolo, nella sua parte conclusiva, prova ad indagare alcune ipotesi di revisione. Questa operazione richiede di irrobustire la capacità negoziale dell’amministrazione pubblica, attraverso il rafforzamento della dimensione non conformativa e concorrenziale del Documento di Piano. In particolare, riprendendo alcuni punti della proposta di riforma INU, si richiama la necessità di una decadenza giuridica dell’edificabilità o, in alternativa, di un provvedimento che incentivi l’operatività reale, definito “prenotazione tariffata”, per impegnare concretamente i soggetti interessati e mettere l’Amministrazione nelle condizioni di avviare un processo di riqualificazione urbana direttamente correlato alle trasformazioni private e alle loro tempistiche credibili.

L'evoluzione del piano dei servizi

POGLIANI, LAURA
2009

Abstract

L’articolo illustra natura e limiti del Piano dei Servizi lombardo. Si tratta di uno strumento che definisce i criteri operativi e le politiche con cui realizzare gli obiettivi di qualità insediativa e welfare urbano a livello locale: esso assume pertanto potenzialmente un ruolo importante, perché consente un ripensamento sistematico dell’offerta organizzata di attrezzature e spazi pubblici, in grado di valorizzare in modo non episodico le opportunità e le risorse ambientali e di capitale sociale locale e perché può orientare il rapporto pubblico-privato a farsi carico della dimensione sociale della trasformazione urbana. Gli aspetti innovativi ed originali del Piano dei Servizi, che l’articolo esplora, risiedono nella natura potenzialmente multidimensionale dello strumento, che è al tempo stesso Piano/Progetto (di suolo e di gestione operativa)/Programma (di fattibilità e di priorità). Attraverso una lettura approfondita di tre casi studio (Bergamo, Monza e Cremona) e un più ampio ventaglio di esempi l’articolo evidenzia alcune difficoltà attuative derivate dall’inappropriato dispositivo normativo che lo istituisce, che non è in grado di far emergere con sufficiente incisività sia questioni sostanziali, che investono il rapporto pubblico/privato in una fase delicata dell’azione pubblica, sia questioni di metodo, che concernono la definizione della natura dello strumento, atto non solo a definire interventi, ma anche a programmare politiche pubbliche. Per queste ragioni l’articolo, nella sua parte conclusiva, prova ad indagare alcune ipotesi di revisione. Questa operazione richiede di irrobustire la capacità negoziale dell’amministrazione pubblica, attraverso il rafforzamento della dimensione non conformativa e concorrenziale del Documento di Piano. In particolare, riprendendo alcuni punti della proposta di riforma INU, si richiama la necessità di una decadenza giuridica dell’edificabilità o, in alternativa, di un provvedimento che incentivi l’operatività reale, definito “prenotazione tariffata”, per impegnare concretamente i soggetti interessati e mettere l’Amministrazione nelle condizioni di avviare un processo di riqualificazione urbana direttamente correlato alle trasformazioni private e alle loro tempistiche credibili.
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