L’antologia delle opere di Vittoriano Viganò mostra a tutte le scale un “fare architettura” che esibisce la tecnologia come parte costitutiva della poetica, strumento sostanziale di definizione della forma e dei suoi rinnovati linguaggi. Per Viganò la technè non rappresenta un’azione di matrice autoreferenziale, bensì un concetto di rapporto relativo, di reciproca necessità grazie al quale la forma si conclude in equilibrate relazioni tra i componenti. La tecnologia come parte costitutiva e mezzo dell’architettura, intesa come arte applicata dall’elevato valore sociale e morale, acquisisce un ruolo di natura semantica che la rende madre di innovazioni sia nella programmazione metodologica sia nell’applicazione compositiva. Un’idea di definizione della forma che sancisce una chiara adesione al fronte Moderno, capace di onorare la filosofia della tecnica, qualificando l’elemento tecnologico di un alto valore estetico e culturale, rendendo lo stesso motore primario di un linguaggio poetico così misurato da vincere la pesantezza del metallo, la freddezza del cemento, l’equilibrio statico degli elementi. Due paradigmi, volutamente minori e ad oggi solo sussurrati, costituiscono il filo rosso di alcune riflessioni: il primo di natura progettuale, il secondo legato all’attività di ricerca. La consueta pratica di Vittoriano Viganò non elogia la tecnologia attraverso una meccanica visione ingegneristica, bensì onora la filosofia della tecnica in quanto ispiratrice di potenziali applicativi nuovi e di configurazioni poetiche innovative, complementari ai codici della composizione. “Quando l’architetto onora la tecnologia non fa l’ingegnere, bensì onora la filosofia della tecnica, svolgendo un ruolo ben più complesso, del suo recupero alla cultura e dunque all’essenza globale dell’architettura” . Una propensione alla sperimentazione, la sua, in termini sia progettuali, sia costruttivi, riconoscibile sin dai primi lavori, di chiara matrice nord europea, per giungere al radicamento in una realtà “padana” ove razionalismo e antistoricismo rappresentano i primari riferimenti di un’insostituibile cultura esperienziale. “Esiste un evidente fenomeno di solidarietà tra teoria e pratica. Dentro il termine esperienza, perciò, si possono ridurre ad unità questi due mondi: l’uno soccorre l’altro in una specie di interazione pendolare” . Una sottile dichiarazione enfatica al funzionalismo di matrice moderna non permane in qualità di semplice stimolo, né si contrappone ad un nostalgico monumentalismo, bensì viene tradotto in una ricerca formale che, plasmata dalle proprietà tecnologiche dei nuovi materiali, non esita a manifestare con orgoglio il proprio aspetto estetico ed ammirevole: “Una nuova sensibilità per la materia costruttiva” .

Vittoriano Viganò. L'architettura come verità tecnologica

FAROLDI, EMILIO
2009

Abstract

L’antologia delle opere di Vittoriano Viganò mostra a tutte le scale un “fare architettura” che esibisce la tecnologia come parte costitutiva della poetica, strumento sostanziale di definizione della forma e dei suoi rinnovati linguaggi. Per Viganò la technè non rappresenta un’azione di matrice autoreferenziale, bensì un concetto di rapporto relativo, di reciproca necessità grazie al quale la forma si conclude in equilibrate relazioni tra i componenti. La tecnologia come parte costitutiva e mezzo dell’architettura, intesa come arte applicata dall’elevato valore sociale e morale, acquisisce un ruolo di natura semantica che la rende madre di innovazioni sia nella programmazione metodologica sia nell’applicazione compositiva. Un’idea di definizione della forma che sancisce una chiara adesione al fronte Moderno, capace di onorare la filosofia della tecnica, qualificando l’elemento tecnologico di un alto valore estetico e culturale, rendendo lo stesso motore primario di un linguaggio poetico così misurato da vincere la pesantezza del metallo, la freddezza del cemento, l’equilibrio statico degli elementi. Due paradigmi, volutamente minori e ad oggi solo sussurrati, costituiscono il filo rosso di alcune riflessioni: il primo di natura progettuale, il secondo legato all’attività di ricerca. La consueta pratica di Vittoriano Viganò non elogia la tecnologia attraverso una meccanica visione ingegneristica, bensì onora la filosofia della tecnica in quanto ispiratrice di potenziali applicativi nuovi e di configurazioni poetiche innovative, complementari ai codici della composizione. “Quando l’architetto onora la tecnologia non fa l’ingegnere, bensì onora la filosofia della tecnica, svolgendo un ruolo ben più complesso, del suo recupero alla cultura e dunque all’essenza globale dell’architettura” . Una propensione alla sperimentazione, la sua, in termini sia progettuali, sia costruttivi, riconoscibile sin dai primi lavori, di chiara matrice nord europea, per giungere al radicamento in una realtà “padana” ove razionalismo e antistoricismo rappresentano i primari riferimenti di un’insostituibile cultura esperienziale. “Esiste un evidente fenomeno di solidarietà tra teoria e pratica. Dentro il termine esperienza, perciò, si possono ridurre ad unità questi due mondi: l’uno soccorre l’altro in una specie di interazione pendolare” . Una sottile dichiarazione enfatica al funzionalismo di matrice moderna non permane in qualità di semplice stimolo, né si contrappone ad un nostalgico monumentalismo, bensì viene tradotto in una ricerca formale che, plasmata dalle proprietà tecnologiche dei nuovi materiali, non esita a manifestare con orgoglio il proprio aspetto estetico ed ammirevole: “Una nuova sensibilità per la materia costruttiva” .
Vittoriano Viganò. A come Asimmetria
9788849215847
tecnologia; architettura; viganò; brasile; progetto
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