Il rapporto tra piano urbanistico e progetto d’architettura ha rappresentato un tema centrale nel dibattito disciplinare degli anni 80, emerso a fronte di una evidente crisi del tradizionale piano regolatore generale di matrice funzionalistica e di una sua possibile sostituzione con il più accattivante “progetto urbano”. In questi anni si sono analizzate più attentamente le motivazioni della crisi del piano, se ne sono riconosciuti i limiti concettuali e tecnici ascrivibili ad un progressivo irrigidimento e ad una iperdefinizione delle sue previsioni, di valenza atemporale ma nello stesso tempo confermative nell’immediato della proprietà privata dei suoli. Questa natura del Prg si manifestava nella esigenza di definire con valenza giuridica le norme d’uso e quantitative di ogni singolo lotto in situazioni che avrebbero potuto realizzarsi anche dopo decenni, spesso con poca attenzione al disegno urbano e al risultato morfologico generato dalla trasformazione. Il senso principale del piano era quello di definire l’assetto complessivo ottimale dal punto di vista insediativo, infrastrutturale, ambientale, senza dimostrare particolare attenzione alla dimensione “fisica della città”. Il confronto tra piano e progetto si traduce in un ritorno degli urbanisti ad occuparsi in termini progettuali dei processi di trasformazione urbana.

Relazioni tra piano e progetto: un ambito ancora da esplorare

ARCIDIACONO, ANDREA;ERBA, MARIA VALERIA
2008-01-01

Abstract

Il rapporto tra piano urbanistico e progetto d’architettura ha rappresentato un tema centrale nel dibattito disciplinare degli anni 80, emerso a fronte di una evidente crisi del tradizionale piano regolatore generale di matrice funzionalistica e di una sua possibile sostituzione con il più accattivante “progetto urbano”. In questi anni si sono analizzate più attentamente le motivazioni della crisi del piano, se ne sono riconosciuti i limiti concettuali e tecnici ascrivibili ad un progressivo irrigidimento e ad una iperdefinizione delle sue previsioni, di valenza atemporale ma nello stesso tempo confermative nell’immediato della proprietà privata dei suoli. Questa natura del Prg si manifestava nella esigenza di definire con valenza giuridica le norme d’uso e quantitative di ogni singolo lotto in situazioni che avrebbero potuto realizzarsi anche dopo decenni, spesso con poca attenzione al disegno urbano e al risultato morfologico generato dalla trasformazione. Il senso principale del piano era quello di definire l’assetto complessivo ottimale dal punto di vista insediativo, infrastrutturale, ambientale, senza dimostrare particolare attenzione alla dimensione “fisica della città”. Il confronto tra piano e progetto si traduce in un ritorno degli urbanisti ad occuparsi in termini progettuali dei processi di trasformazione urbana.
2008
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