Parlare di ambienti confinati presuppone avere la consapevolezza del concetto di “limite”, ossia il confine oggettivo oltre il quale non sono più garantite le condizioni di sicurezza per la sopravvivenza dell’uomo. Esempi che chiariscano questo concetto si possono trovare sia in scala naturale che artificiale. Un’isola può essere definita un ambiente confinato naturale, se consideriamo il suo limite l’acqua circostante, ma seguendo lo stesso criterio, lo è anche la terra, se consideriamo il suo limite il cosmo, oltre l’atmosfera. Basi in contesti estremi per l’uomo, come in Antartide, o le future per la Luna e per Marte, ma anche più semplicemente interni di aerei, treni, sottomarini etc. sono ambienti confinati artificiali creati dall’uomo per preservarlo dalle condizioni esterne sfavorevoli. Un ambiente confinato creato artificialmente deve quindi seguire due criteri essenziali: garantire condizioni ambientali che permettano la vita e funzionare come un organismo autonomo e autosufficiente. Oltre a consentire la sopravvivenza, un ambiente confinato dovrebbe garantire lo svolgimento delle varie attività in modo confortevole ed efficiente, perché un grado di benessere diffuso si riflette direttamente in una maggiore produttività. Questa riflessione mi permette di introdurre il ruolo del disegno industriale nella progettazione di ambienti confinati in contesti estremi e di anticipare come un campo di interesse nuovo e per certi versi ancora pionieristico possa diventare area di applicazione privilegiata della nostra disciplina. Progettare ambienti che garantiscano condizioni di abitabilità con un elevato grado di comfort è il compito del designer che si fa interprete delle esigenze degli utenti mediando i limiti fisici oggettivi, riferiti agli spazi confinati, con i requisiti ambientali, in relazione alle problematiche fisiologiche e sociali dei soggetti coinvolti.

DESIGN DEGLI AMBIENTI ESTREMI

DOMINONI, ANNALISA
2004

Abstract

Parlare di ambienti confinati presuppone avere la consapevolezza del concetto di “limite”, ossia il confine oggettivo oltre il quale non sono più garantite le condizioni di sicurezza per la sopravvivenza dell’uomo. Esempi che chiariscano questo concetto si possono trovare sia in scala naturale che artificiale. Un’isola può essere definita un ambiente confinato naturale, se consideriamo il suo limite l’acqua circostante, ma seguendo lo stesso criterio, lo è anche la terra, se consideriamo il suo limite il cosmo, oltre l’atmosfera. Basi in contesti estremi per l’uomo, come in Antartide, o le future per la Luna e per Marte, ma anche più semplicemente interni di aerei, treni, sottomarini etc. sono ambienti confinati artificiali creati dall’uomo per preservarlo dalle condizioni esterne sfavorevoli. Un ambiente confinato creato artificialmente deve quindi seguire due criteri essenziali: garantire condizioni ambientali che permettano la vita e funzionare come un organismo autonomo e autosufficiente. Oltre a consentire la sopravvivenza, un ambiente confinato dovrebbe garantire lo svolgimento delle varie attività in modo confortevole ed efficiente, perché un grado di benessere diffuso si riflette direttamente in una maggiore produttività. Questa riflessione mi permette di introdurre il ruolo del disegno industriale nella progettazione di ambienti confinati in contesti estremi e di anticipare come un campo di interesse nuovo e per certi versi ancora pionieristico possa diventare area di applicazione privilegiata della nostra disciplina. Progettare ambienti che garantiscano condizioni di abitabilità con un elevato grado di comfort è il compito del designer che si fa interprete delle esigenze degli utenti mediando i limiti fisici oggettivi, riferiti agli spazi confinati, con i requisiti ambientali, in relazione alle problematiche fisiologiche e sociali dei soggetti coinvolti.
Design Multiverso. Appunti di fenomenologia del design
8887981450
ambienti confinati; comfort; human factors
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11311/509646
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