Il contributo si colloca all’interno di una più generale prospettiva di ripensamento delle politiche e delle azioni di governo urbano. Il taglio assume un carattere interpretativo e critico in cui Milano, per quanto ben dotata dal punto di vista immobiliare (la percentuale di case popolari nella città è pari al doppio della media nazionale), appare come una città provinciale, bloccata, scarica, in difficoltà a competere con le città europee e del mondo. In particolare viene evidenziato il tema dello sfitto e del vuoto immobiliare (80.000 mila alloggi ufficialmente non occupati) che determina conseguenze anche sui modi di vita urbani. Milano ospita potenzialmente 2 milioni di abitanti a fonte di 1,3 milioni di effettivi residenti. Una città fantasma, che perde, a causa dei prezzi elevati, la popolazione più giovane e dinamica e che vede nell’immobile un bene di investimento e non più un bene di consumo da utilizzare e abitare. Milano, senza affitto disponibile canoni accessibili, fatica a dare risposta alle sfide della competizione urbana così come alla sua vocazione universitaria e terziaria. Sul versante della casa pensare ad un’altra Milano significa capire come muovere un mercato immobiliare bloccato. Oltre al rafforzamento della dotazione pubblica di case popolari, comunque drammaticamente insufficienti a dare risposta alla domanda sociale, è necessario pensare a dispositivi in grado di muovere il patrimonio immobiliare non occupato verso un mercato della locazione calmierata. Anche da questo campo di politiche dipende un diverso trend di sviluppo della città e un suo più deciso posizionamento nella rete delle città-mondo.

Milano. Un’altra città

RABAIOTTI, GABRIELE
2004

Abstract

Il contributo si colloca all’interno di una più generale prospettiva di ripensamento delle politiche e delle azioni di governo urbano. Il taglio assume un carattere interpretativo e critico in cui Milano, per quanto ben dotata dal punto di vista immobiliare (la percentuale di case popolari nella città è pari al doppio della media nazionale), appare come una città provinciale, bloccata, scarica, in difficoltà a competere con le città europee e del mondo. In particolare viene evidenziato il tema dello sfitto e del vuoto immobiliare (80.000 mila alloggi ufficialmente non occupati) che determina conseguenze anche sui modi di vita urbani. Milano ospita potenzialmente 2 milioni di abitanti a fonte di 1,3 milioni di effettivi residenti. Una città fantasma, che perde, a causa dei prezzi elevati, la popolazione più giovane e dinamica e che vede nell’immobile un bene di investimento e non più un bene di consumo da utilizzare e abitare. Milano, senza affitto disponibile canoni accessibili, fatica a dare risposta alle sfide della competizione urbana così come alla sua vocazione universitaria e terziaria. Sul versante della casa pensare ad un’altra Milano significa capire come muovere un mercato immobiliare bloccato. Oltre al rafforzamento della dotazione pubblica di case popolari, comunque drammaticamente insufficienti a dare risposta alla domanda sociale, è necessario pensare a dispositivi in grado di muovere il patrimonio immobiliare non occupato verso un mercato della locazione calmierata. Anche da questo campo di politiche dipende un diverso trend di sviluppo della città e un suo più deciso posizionamento nella rete delle città-mondo.
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