Mnemosfera è una di quelle parole che si comprendono ancor prima di essere definite. Un neologismo dalla natura plurale, nato per raccontare l’intreccio tra ricordi, emozioni e atmosfere e il modo in cui questi prendono forma nei luoghi, trasformandone anche impercettibilmente l’esperienza. Le mnemosfere sono ovunque. Spesso non ce ne accorgiamo, eppure si depositano lungo i nostri passi, negli sguardi distratti rivolti a ciò che ci circonda. Abitano luoghi, punti e scorci e percorrono traiettorie inedite. Emergono nello scenario dell’ordinario, nei gesti ripetuti, negli spazi di transito che attraversiamo ogni giorno. La stazione di Milano Lancetti è uno di questi luoghi. Un’infrastruttura scandita da partenze, ritorni, attese e attraversamenti, definita più dalla sua funzione che dalla sua identità. Al suo interno, spazioSERRA produce da anni una discontinuità e costituisce una parentesi percettiva nel flusso della stazione. Una sorta di monumento inatteso, capace di inserirsi nella fretta quotidiana e di interromperne l’automatismo. Lo sguardo devia, il passo rallenta. L’attesa di un treno si trasforma in un’esperienza inaspettata. Mnemosfera Lancetti prende forma da questa condizione, assumendo spazioSERRA come soggetto dell’opera stessa. Riproducendosi al proprio interno, lo spazio diventa souvenir di sé stesso, una gigantesca boule à neige attraverso cui l’esperienza del luogo viene conservata e resa nuovamente disponibile allo sguardo. La duplicazione assume la forma di un diorama, un ambiente che mette in scena sé stesso attraverso elementi e fondali, creando un paesaggio familiare e al tempo stesso alterato. Non c’è una distanza geografica da colmare. L'originale e la sua copia convivono nello stesso spazio, rendendo poroso il confine tra ciò che viene vissuto e ciò che viene ricordato. All’interno di questo paesaggio, i coriandoli rappresentano un elemento dinamico e attraversano la scena come particelle di memoria, interrompendo l’immobilità dello spazio prima di depositarsi in configurazioni sempre diverse. L’agitazione trasforma ogni volta la morfologia del paesaggio – sempre lo stesso e al contempo sempre diverso –, introducendo il carattere instabile del ricordo, che nessuna rappresentazione riesce a trattenere definitivamente. Mnemosfera Lancetti, ciclicamente scossa, diventa dispositivo mnestico e restituisce allo spazio la possibilità di raccontarsi, invitando i passanti a fermarsi e osservare con occhi diversi. La stazione continua a vivere il proprio ritmo presente, mentre spazioSERRA ne custodisce e ne rinnova il passato.
Mnemosfera Lancetti
Clorinda Galasso;Marta Elisa Cecchi
2026-01-01
Abstract
Mnemosfera è una di quelle parole che si comprendono ancor prima di essere definite. Un neologismo dalla natura plurale, nato per raccontare l’intreccio tra ricordi, emozioni e atmosfere e il modo in cui questi prendono forma nei luoghi, trasformandone anche impercettibilmente l’esperienza. Le mnemosfere sono ovunque. Spesso non ce ne accorgiamo, eppure si depositano lungo i nostri passi, negli sguardi distratti rivolti a ciò che ci circonda. Abitano luoghi, punti e scorci e percorrono traiettorie inedite. Emergono nello scenario dell’ordinario, nei gesti ripetuti, negli spazi di transito che attraversiamo ogni giorno. La stazione di Milano Lancetti è uno di questi luoghi. Un’infrastruttura scandita da partenze, ritorni, attese e attraversamenti, definita più dalla sua funzione che dalla sua identità. Al suo interno, spazioSERRA produce da anni una discontinuità e costituisce una parentesi percettiva nel flusso della stazione. Una sorta di monumento inatteso, capace di inserirsi nella fretta quotidiana e di interromperne l’automatismo. Lo sguardo devia, il passo rallenta. L’attesa di un treno si trasforma in un’esperienza inaspettata. Mnemosfera Lancetti prende forma da questa condizione, assumendo spazioSERRA come soggetto dell’opera stessa. Riproducendosi al proprio interno, lo spazio diventa souvenir di sé stesso, una gigantesca boule à neige attraverso cui l’esperienza del luogo viene conservata e resa nuovamente disponibile allo sguardo. La duplicazione assume la forma di un diorama, un ambiente che mette in scena sé stesso attraverso elementi e fondali, creando un paesaggio familiare e al tempo stesso alterato. Non c’è una distanza geografica da colmare. L'originale e la sua copia convivono nello stesso spazio, rendendo poroso il confine tra ciò che viene vissuto e ciò che viene ricordato. All’interno di questo paesaggio, i coriandoli rappresentano un elemento dinamico e attraversano la scena come particelle di memoria, interrompendo l’immobilità dello spazio prima di depositarsi in configurazioni sempre diverse. L’agitazione trasforma ogni volta la morfologia del paesaggio – sempre lo stesso e al contempo sempre diverso –, introducendo il carattere instabile del ricordo, che nessuna rappresentazione riesce a trattenere definitivamente. Mnemosfera Lancetti, ciclicamente scossa, diventa dispositivo mnestico e restituisce allo spazio la possibilità di raccontarsi, invitando i passanti a fermarsi e osservare con occhi diversi. La stazione continua a vivere il proprio ritmo presente, mentre spazioSERRA ne custodisce e ne rinnova il passato.| File | Dimensione | Formato | |
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