Il contributo analizza il progetto di allestimento della mostra Nanda Vigo: Sineddoche d'Archivio. Arte, Architettura, Design, Performance, concepito dai curatori come percorso conoscitivo attraverso il patrimonio documentario dell'artista, in larga parte ancora in fase di inventariazione. Il presupposto metodologico è la trasformazione del materiale d'archivio da oggetto di esposizione a strumento narrativo, secondo una logica dichiaratamente parziale ma significativa. L'allestimento, articolato in sette ambiti di ricerca - le "isole" di un ideale arcipelago, ciascuna identificata da un tappeto circolare in blu Klein – ha reso conto della pluralità di campi d'azione di Nanda Vigo, dall'architettura d'interni alle arti performative, dal design agli interventi su scala urbana, mantenendo al contempo la continuità narrativa del percorso. Il vincolo spaziale della navata sud della Cattedrale di Fabbrica del Vapore, ambiente monumentale lungo e stretto, ha determinato le scelte distributive e percettive, orientate a un'esperienza visiva di tipo "cannocchiale", delimitata dall'opera luminosa Neverended light in apertura e dal progetto Lo zoo di Enzo in chiusura, e enfatizzata da una quinta scenica in ante a specchio. Il progetto di Andrea Gianni, con la collaborazione dell'architetto Ico Migliore, ha assicurato coerenza compositiva all'insieme. Il nucleo tecnico dello studio risiede nel sistema espositivo messo a punto per un patrimonio eterogeneo, prevalentemente cartaceo e bidimensionale ma comprendente anche prototipi, prodotti di design, libri e modelli tridimensionali. Ciascuna isola è stata configurata come microarchitettura autonoma, composta da supporti modulari in vetro orizzontali e inclinati (100 × 200 × 0,4 cm) sorretti da cavalletti in legno grezzo con taglio a 90 gradi, di derivazione industriale e reinterpretati come elementi architettonici. Le superfici espositive, formate da due strati di vetro distanziati da gomma trasparente - uno retinato stampato per il sostegno dei materiali, uno stratificato trasparente per la protezione - hanno consentito sia la leggibilità e l'allineamento dei documenti, fissati con magneti al neodimio su interposizione di carta non acida, sia una percezione materica delle superfici stesse. La scelta del vetro retinato assume valore duplice, pratico e simbolico, in ragione dell'impiego ricorrente di tale materiale nella ricerca dell'artista; la fissazione dei piani ai cavalletti mediante cinghie in nylon arancione con tensore introduce infine un segno cromatico riconoscibile, che scandisce visivamente il percorso. L'esito è un dispositivo espositivo che restituisce un'immagine parziale ma metodologicamente fondata dell'opera di Nanda Vigo, proponendosi come strumento di lettura della complessità della sua ricerca e come primo passo verso la conoscenza di un patrimonio ancora in divenire.

Sineddoche d'archivio. Il progetto di allestimento

M. Brenna
2026-01-01

Abstract

Il contributo analizza il progetto di allestimento della mostra Nanda Vigo: Sineddoche d'Archivio. Arte, Architettura, Design, Performance, concepito dai curatori come percorso conoscitivo attraverso il patrimonio documentario dell'artista, in larga parte ancora in fase di inventariazione. Il presupposto metodologico è la trasformazione del materiale d'archivio da oggetto di esposizione a strumento narrativo, secondo una logica dichiaratamente parziale ma significativa. L'allestimento, articolato in sette ambiti di ricerca - le "isole" di un ideale arcipelago, ciascuna identificata da un tappeto circolare in blu Klein – ha reso conto della pluralità di campi d'azione di Nanda Vigo, dall'architettura d'interni alle arti performative, dal design agli interventi su scala urbana, mantenendo al contempo la continuità narrativa del percorso. Il vincolo spaziale della navata sud della Cattedrale di Fabbrica del Vapore, ambiente monumentale lungo e stretto, ha determinato le scelte distributive e percettive, orientate a un'esperienza visiva di tipo "cannocchiale", delimitata dall'opera luminosa Neverended light in apertura e dal progetto Lo zoo di Enzo in chiusura, e enfatizzata da una quinta scenica in ante a specchio. Il progetto di Andrea Gianni, con la collaborazione dell'architetto Ico Migliore, ha assicurato coerenza compositiva all'insieme. Il nucleo tecnico dello studio risiede nel sistema espositivo messo a punto per un patrimonio eterogeneo, prevalentemente cartaceo e bidimensionale ma comprendente anche prototipi, prodotti di design, libri e modelli tridimensionali. Ciascuna isola è stata configurata come microarchitettura autonoma, composta da supporti modulari in vetro orizzontali e inclinati (100 × 200 × 0,4 cm) sorretti da cavalletti in legno grezzo con taglio a 90 gradi, di derivazione industriale e reinterpretati come elementi architettonici. Le superfici espositive, formate da due strati di vetro distanziati da gomma trasparente - uno retinato stampato per il sostegno dei materiali, uno stratificato trasparente per la protezione - hanno consentito sia la leggibilità e l'allineamento dei documenti, fissati con magneti al neodimio su interposizione di carta non acida, sia una percezione materica delle superfici stesse. La scelta del vetro retinato assume valore duplice, pratico e simbolico, in ragione dell'impiego ricorrente di tale materiale nella ricerca dell'artista; la fissazione dei piani ai cavalletti mediante cinghie in nylon arancione con tensore introduce infine un segno cromatico riconoscibile, che scandisce visivamente il percorso. L'esito è un dispositivo espositivo che restituisce un'immagine parziale ma metodologicamente fondata dell'opera di Nanda Vigo, proponendosi come strumento di lettura della complessità della sua ricerca e come primo passo verso la conoscenza di un patrimonio ancora in divenire.
2026
Nanda Vigo. Sineddoche d’archivio. Arte design architettura performance dagli archivi CASVA
979-12-5590-299-7
ARCHIVIO, NANDA VIGO, ALLESTIMENTO, CASVA
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