Il volume, curato da Mariella Brenna e Maria Fratelli, documenta e accompagna la mostra dedicata all'archivio di Nanda Vigo donato dagli eredi nel 2024 al CASVA (Centro di Alti Studi sulle Arti Visive) per garantirne la conservazione, lo studio e la promozione dei contenuti presso il grande pubblico. La pubblicazione si colloca in una duplice occasione: da un lato dare continuità all'esposizione allestita in occasione della Milano Design Week 2025 presso la Fabbrica del Vapore; dall'altro restituire alla comunità scientifica e civile un fondo dichiarato di interesse culturale ai sensi del D.Lgs. 42/2004 dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Lombardia. Il volume si configura così come il quaderno n. 23 della collana del CASVA, un dispositivo che salda la funzione espositiva a quella catalografica e di studio. Il testo muove da una ridefinizione del ruolo dell'archivio nel panorama culturale contemporaneo. Gli archivi non sono più interpretati come semplici depositi di documenti, ma come istituti culturali e luoghi pubblici nei quali si concentrano molteplici occasioni di coesione sociale, legate alla fruizione e alla partecipazione attiva alla vita culturale della città. Il fondo straordinario di Nanda Vigo è incluso nel volume Censimento degli archivi di architettura, design e grafica in Lombardia a cura di Graziella Leyla Ciagà, uno dei testi di riferimento principali per chiunque voglia studiare la tutela e la storia del patrimonio progettuale italiano. L'archivio Vigo si presenta come un territorio di esperienze in cui ogni documento - disegno, modello, fotografia o appunto-testimonia un modo di pensare lo spazio quale sintesi di una visione in cui arte, architettura e design confluiscono in un unico linguaggio che trova fondamento in un «alfabeto luminoso». Ancora da inventariare, l'insieme dei documenti è chiamato a risuonare nel suo complesso, mostrando la coerenza di un percorso in cui Vigo ha saputo unire rigore e intuizione, tecnica e immaginazione, visione e progetto. Il progetto espositivo è costruito per "isole" che nel volume diventano capitoli. La prima isola, Nanda Vigo: dall'altro lato dello specchio (curata da Brenna, Fratelli e Francesca Picchi), riunisce una composizione di fotografie dedicate alla sua vita: più che una biografia, un dispositivo visivo che restituisce la trama relazionale entro cui si è formata la sua ricerca, dagli esordi milanesi negli anni Sessanta, nel vivo del confronto con le avanguardie europee e con figure come Lucio Fontana e Piero Manzoni, fino all'emergere di un linguaggio radicale e autonomo. La seconda isola (Fratelli), L'Arte come Light Project, dimostra quanto il tema della luce pervada la sua attività artistica e professionale: una tensione costante tra luce e materia, spazio e percezione, corpo e immaginazione, in cui il confine tra esperienza estetica e vita quotidiana si dissolve, e le opere non si limitano a essere viste ma si abitano e si attraversano. La terza isola (Giampiero Bosoni e Picchi) affronta il design di oggetti d'arredo, «apocalittici e integrati», come prolungamento della ricerca artistica: attraverso materiali industriali, superfici riflettenti e sorgenti luminose, e grazie al dialogo con aziende aperte all'innovazione (Driade, Acerbis, Arredoluce, Glas Italia), Vigo anticipa il clima sperimentale che ridefinisce il design italiano tra anni Sessanta e Settanta. A questo tema è dedicato il capitolo extra mostra di Anty Pansera sul rapporto con l'imprenditore monzese Angelo Lelii, fondatore di Arredoluce, segnato da una forte affinità progettuale: ne è emblema la lampada Golden Gate, con l'interruttore dal raro LED rosso di derivazione NASA. La quarta isola (Bosoni), Gli Interni cronotopici, delinea l'architettura d'interni come spazio totale, nata dall'incontro tra arte, luce, tecnologia e abitare: nel dialogo con Fontana, Manzoni e il gruppo ZERO, Vigo sviluppa la nozione di «interni assoluti» - Casa Bianca/Casa Zero, Casa Blu, Casa Gialla e Casa Nera - intesi come cronotopi totali, progettati insieme agli artisti e in stretta collaborazione con i committenti. La quinta isola (Picchi), Nanda Vigo e la zona "Azioni", è dedicata al progetto dell'atrio/ingresso/scalone per la XV Triennale (1973) e traccia il confine tra le carte progettuali e la documentazione fotografica dell'uso dello spazio. La sesta isola (Brenna), La Casa come "museo alternativo", muove dai progetti per Casa Meneguzzo e per la Casa Museo Remo Brindisi per riflettere sulla possibilità di fare della casa il luogo generativo di una collezione e, insieme, di trasformare la collezione nel principio ordinatore dello spazio. La settima isola (Graziella Leyla Ciagà), Costruire la memoria: arte e architettura a Gibellina, affronta il tema del monumento e dell'architettura pubblica quali dispositivi di tempo, dove lo spazio urbano di nuova costruzione riecheggia, nei frammenti progettati da Vigo, le preesistenze della città distrutta. Chiudono il volume due racconti esperienziali: quello dell'allestimento, curato da Andrea Gianni con la consulenza di Ico Migliore secondo criteri di sostenibilità, semplicità ed efficacia; e quello del progetto grafico di Enrico Delitala, realizzato con giovani studenti della IULM in un'esercitazione "al vero". L'archivio conserva il più delle volte l'intero processo che ha condotto alla realizzazione di un'architettura, di un piano urbanistico o di un oggetto di design, rendendo leggibili non solo gli esiti ma anche le fasi intermedie, le revisioni e le intenzioni progettuali. È questa ricchezza documentaria a fondarne la centralità e a consentirgli un ruolo attivo nella sensibilizzazione dell'opinione pubblica rispetto alla cultura del progetto e al ruolo dell'architettura nella società. L'archivio diventa così non solo strumento di tutela del patrimonio, ma anche luogo civile di sperimentazione, laboratorio di idee, spazio di produzione culturale, formazione e confronto sui modi di comunicare la memoria e la storia, anche recente. Il quaderno n. 23 del CASVA si configura, in questa prospettiva, come un esempio paradigmatico di come sia possibile mostrare un archivio e, al tempo stesso, trasformarne la fruizione in nuova conoscenza.

Nanda Vigo. Sineddoche d’archivio. Arte design architettura performance dagli archivi CASVA

M. Brenna;
2026-01-01

Abstract

Il volume, curato da Mariella Brenna e Maria Fratelli, documenta e accompagna la mostra dedicata all'archivio di Nanda Vigo donato dagli eredi nel 2024 al CASVA (Centro di Alti Studi sulle Arti Visive) per garantirne la conservazione, lo studio e la promozione dei contenuti presso il grande pubblico. La pubblicazione si colloca in una duplice occasione: da un lato dare continuità all'esposizione allestita in occasione della Milano Design Week 2025 presso la Fabbrica del Vapore; dall'altro restituire alla comunità scientifica e civile un fondo dichiarato di interesse culturale ai sensi del D.Lgs. 42/2004 dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Lombardia. Il volume si configura così come il quaderno n. 23 della collana del CASVA, un dispositivo che salda la funzione espositiva a quella catalografica e di studio. Il testo muove da una ridefinizione del ruolo dell'archivio nel panorama culturale contemporaneo. Gli archivi non sono più interpretati come semplici depositi di documenti, ma come istituti culturali e luoghi pubblici nei quali si concentrano molteplici occasioni di coesione sociale, legate alla fruizione e alla partecipazione attiva alla vita culturale della città. Il fondo straordinario di Nanda Vigo è incluso nel volume Censimento degli archivi di architettura, design e grafica in Lombardia a cura di Graziella Leyla Ciagà, uno dei testi di riferimento principali per chiunque voglia studiare la tutela e la storia del patrimonio progettuale italiano. L'archivio Vigo si presenta come un territorio di esperienze in cui ogni documento - disegno, modello, fotografia o appunto-testimonia un modo di pensare lo spazio quale sintesi di una visione in cui arte, architettura e design confluiscono in un unico linguaggio che trova fondamento in un «alfabeto luminoso». Ancora da inventariare, l'insieme dei documenti è chiamato a risuonare nel suo complesso, mostrando la coerenza di un percorso in cui Vigo ha saputo unire rigore e intuizione, tecnica e immaginazione, visione e progetto. Il progetto espositivo è costruito per "isole" che nel volume diventano capitoli. La prima isola, Nanda Vigo: dall'altro lato dello specchio (curata da Brenna, Fratelli e Francesca Picchi), riunisce una composizione di fotografie dedicate alla sua vita: più che una biografia, un dispositivo visivo che restituisce la trama relazionale entro cui si è formata la sua ricerca, dagli esordi milanesi negli anni Sessanta, nel vivo del confronto con le avanguardie europee e con figure come Lucio Fontana e Piero Manzoni, fino all'emergere di un linguaggio radicale e autonomo. La seconda isola (Fratelli), L'Arte come Light Project, dimostra quanto il tema della luce pervada la sua attività artistica e professionale: una tensione costante tra luce e materia, spazio e percezione, corpo e immaginazione, in cui il confine tra esperienza estetica e vita quotidiana si dissolve, e le opere non si limitano a essere viste ma si abitano e si attraversano. La terza isola (Giampiero Bosoni e Picchi) affronta il design di oggetti d'arredo, «apocalittici e integrati», come prolungamento della ricerca artistica: attraverso materiali industriali, superfici riflettenti e sorgenti luminose, e grazie al dialogo con aziende aperte all'innovazione (Driade, Acerbis, Arredoluce, Glas Italia), Vigo anticipa il clima sperimentale che ridefinisce il design italiano tra anni Sessanta e Settanta. A questo tema è dedicato il capitolo extra mostra di Anty Pansera sul rapporto con l'imprenditore monzese Angelo Lelii, fondatore di Arredoluce, segnato da una forte affinità progettuale: ne è emblema la lampada Golden Gate, con l'interruttore dal raro LED rosso di derivazione NASA. La quarta isola (Bosoni), Gli Interni cronotopici, delinea l'architettura d'interni come spazio totale, nata dall'incontro tra arte, luce, tecnologia e abitare: nel dialogo con Fontana, Manzoni e il gruppo ZERO, Vigo sviluppa la nozione di «interni assoluti» - Casa Bianca/Casa Zero, Casa Blu, Casa Gialla e Casa Nera - intesi come cronotopi totali, progettati insieme agli artisti e in stretta collaborazione con i committenti. La quinta isola (Picchi), Nanda Vigo e la zona "Azioni", è dedicata al progetto dell'atrio/ingresso/scalone per la XV Triennale (1973) e traccia il confine tra le carte progettuali e la documentazione fotografica dell'uso dello spazio. La sesta isola (Brenna), La Casa come "museo alternativo", muove dai progetti per Casa Meneguzzo e per la Casa Museo Remo Brindisi per riflettere sulla possibilità di fare della casa il luogo generativo di una collezione e, insieme, di trasformare la collezione nel principio ordinatore dello spazio. La settima isola (Graziella Leyla Ciagà), Costruire la memoria: arte e architettura a Gibellina, affronta il tema del monumento e dell'architettura pubblica quali dispositivi di tempo, dove lo spazio urbano di nuova costruzione riecheggia, nei frammenti progettati da Vigo, le preesistenze della città distrutta. Chiudono il volume due racconti esperienziali: quello dell'allestimento, curato da Andrea Gianni con la consulenza di Ico Migliore secondo criteri di sostenibilità, semplicità ed efficacia; e quello del progetto grafico di Enrico Delitala, realizzato con giovani studenti della IULM in un'esercitazione "al vero". L'archivio conserva il più delle volte l'intero processo che ha condotto alla realizzazione di un'architettura, di un piano urbanistico o di un oggetto di design, rendendo leggibili non solo gli esiti ma anche le fasi intermedie, le revisioni e le intenzioni progettuali. È questa ricchezza documentaria a fondarne la centralità e a consentirgli un ruolo attivo nella sensibilizzazione dell'opinione pubblica rispetto alla cultura del progetto e al ruolo dell'architettura nella società. L'archivio diventa così non solo strumento di tutela del patrimonio, ma anche luogo civile di sperimentazione, laboratorio di idee, spazio di produzione culturale, formazione e confronto sui modi di comunicare la memoria e la storia, anche recente. Il quaderno n. 23 del CASVA si configura, in questa prospettiva, come un esempio paradigmatico di come sia possibile mostrare un archivio e, al tempo stesso, trasformarne la fruizione in nuova conoscenza.
2026
SAGEP
979-12-5590-299-7
Nanda Vigo, Archivio, tutela patrimonio progettuale, CASVA
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