Che si tratti di finanza, logistica, digitalizzazione o altri settori, le operazioni del capitale – comprese quelle delle Big Tech – “colpiscono” sempre i territori che attraversano (Mezzadra, Neilson, 2019), modificandone geografie e ritmi. Se queste operazioni innescano dinamiche di violenza sociale e ambientale (Cowen, 2014), allora cosa chiedono in cambio ai territori che colpiscono? Cosa estraggono, cosa sacrificano, quali impatti ambientali e sociali producono? Partendo da questi interrogativi, il nostro contributo combina geografia, urbanistica ed ecologia politica per ragionare sulla dimensione spaziale del potere delle Big Tech. Nella prima sezione presentiamo alcune riflessioni su una ricognizione a scala nazionale; nella seconda attraversiamo tre casi localizzati in territori dell’urbanizzazione concentrata ed estesa, con magazzini logistici e data center attivi o in progetto. Osservando queste spazialità come manifestazioni materiali delle Big Tech e del loro ecosistema di attori – internazionali e locali, privati e pubblici –, emergono relazioni di potere fortemente asimmetriche, dove gli attori privati assumono il ruolo di power broker (Carr, Hesse 2022) e dettano sovente le regole del gioco della scramble for space ad amministrazioni regionali e locali (Charters-Gabanek et al., 2024).
Spazialità violente del tecno-autoritarismo. Un’indagine a partire da tre territori italiani, tra logistica e data center
Simonetta Armondi;Beatrice Galimberti;Gloria Pessina
2026-01-01
Abstract
Che si tratti di finanza, logistica, digitalizzazione o altri settori, le operazioni del capitale – comprese quelle delle Big Tech – “colpiscono” sempre i territori che attraversano (Mezzadra, Neilson, 2019), modificandone geografie e ritmi. Se queste operazioni innescano dinamiche di violenza sociale e ambientale (Cowen, 2014), allora cosa chiedono in cambio ai territori che colpiscono? Cosa estraggono, cosa sacrificano, quali impatti ambientali e sociali producono? Partendo da questi interrogativi, il nostro contributo combina geografia, urbanistica ed ecologia politica per ragionare sulla dimensione spaziale del potere delle Big Tech. Nella prima sezione presentiamo alcune riflessioni su una ricognizione a scala nazionale; nella seconda attraversiamo tre casi localizzati in territori dell’urbanizzazione concentrata ed estesa, con magazzini logistici e data center attivi o in progetto. Osservando queste spazialità come manifestazioni materiali delle Big Tech e del loro ecosistema di attori – internazionali e locali, privati e pubblici –, emergono relazioni di potere fortemente asimmetriche, dove gli attori privati assumono il ruolo di power broker (Carr, Hesse 2022) e dettano sovente le regole del gioco della scramble for space ad amministrazioni regionali e locali (Charters-Gabanek et al., 2024).| File | Dimensione | Formato | |
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