Può sembrare inusuale e per certi versi contrastante proporre un accostamento tra due case distanti geograficamente e temporalmente e appartenenti a paesaggi tra loro molto diversi. La Casa sperimentale progettata da Alvar Aalto nei primi anni Cinquanta si trova a Muuratsalo (1952-53), un’isola della Finlandia circondata da foreste e affacciata su di un lago, dove l’architetto colloca la sua residenza estiva con annesso studio. Circa sessant’anni dopo lo studio spagnolo Harquitectes realizza nella città di Castelldefels nei dintorni di Barcellona la casa 1311 (2013-14) dove il paesaggio rispecchia quello di un’area costiera con bassa densità abitativa e vegetazione mediterranea. Ad uno sguardo più attento è possibile riscontrare alcune permanenze tra le due architetture che riguardano da un lato l’idea più antica di abitare intorno a un patio o a un vuoto (Narne, Bertolazzi, 2018) quale principio che risponde alla tradizione mediterranea della casa, e dall’altro, lo studio e l’applicazione del mattone quale materiale in grado di rispondere al meglio alle esigenze climatiche e di comfort interno (Cacciatore, Lui, 2023). Come testimoniano alcuni scritti degli anni Quaranta e i viaggi in Spagna, Marocco, Sicilia e Grecia dei primi anni Cinquanta, Aalto fa propria la lezione dell’architettura mediterranea di cui è fortemente attratto (Alici, 2018). A partire da un inquadramento storico-contestuale e interpretativo sul concetto di “mediterraneità” il saggio analizza e costruisce accostamenti e trasformazioni in merito alle soluzioni compositive delle due case nel rapporto con il paesaggio e con le presenze vegetali del luogo, alla distribuzione interna degli ambienti, alle scelte materiche e dell’orientamento, per mostrare ancora oggi la validità di questo dispositivo spaziale in grado di rispondere alle sempre più emergenti questioni climatiche e ambientali.
La corte come dispositivo spaziale. Invarianti e nuovi significati
M. Bassanelli
2026-01-01
Abstract
Può sembrare inusuale e per certi versi contrastante proporre un accostamento tra due case distanti geograficamente e temporalmente e appartenenti a paesaggi tra loro molto diversi. La Casa sperimentale progettata da Alvar Aalto nei primi anni Cinquanta si trova a Muuratsalo (1952-53), un’isola della Finlandia circondata da foreste e affacciata su di un lago, dove l’architetto colloca la sua residenza estiva con annesso studio. Circa sessant’anni dopo lo studio spagnolo Harquitectes realizza nella città di Castelldefels nei dintorni di Barcellona la casa 1311 (2013-14) dove il paesaggio rispecchia quello di un’area costiera con bassa densità abitativa e vegetazione mediterranea. Ad uno sguardo più attento è possibile riscontrare alcune permanenze tra le due architetture che riguardano da un lato l’idea più antica di abitare intorno a un patio o a un vuoto (Narne, Bertolazzi, 2018) quale principio che risponde alla tradizione mediterranea della casa, e dall’altro, lo studio e l’applicazione del mattone quale materiale in grado di rispondere al meglio alle esigenze climatiche e di comfort interno (Cacciatore, Lui, 2023). Come testimoniano alcuni scritti degli anni Quaranta e i viaggi in Spagna, Marocco, Sicilia e Grecia dei primi anni Cinquanta, Aalto fa propria la lezione dell’architettura mediterranea di cui è fortemente attratto (Alici, 2018). A partire da un inquadramento storico-contestuale e interpretativo sul concetto di “mediterraneità” il saggio analizza e costruisce accostamenti e trasformazioni in merito alle soluzioni compositive delle due case nel rapporto con il paesaggio e con le presenze vegetali del luogo, alla distribuzione interna degli ambienti, alle scelte materiche e dell’orientamento, per mostrare ancora oggi la validità di questo dispositivo spaziale in grado di rispondere alle sempre più emergenti questioni climatiche e ambientali.| File | Dimensione | Formato | |
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