La morte di Giulio Romano nel 1546 ebbe contraccolpi negativi sull'andamento del cantiere del Duomo di Mantova, avviato solo l'anno prima? Questo è l'interrogativo al quale il saggio cerca di rispondere sulla scorta dei documenti d'archivio. Dal loro esame emerge un quadro di grande professionalità e organizzazione delle maestranze, che dovettero patire, a pochi giorni dalla morte del maestro, anche il contraccolpo conseguente a quella del subentrato Battista Covo. Fu stabilito allora di costruire un grande modello che illustrasse a tutti gli artefici coinvolti le forme già definite da Giulio. Ad esso lavorarono intagliatori, falegnami, tornitori e pittori coordinati dagli architetti Cesare e Pompeo Pedemonte. Fortunatamente sotto il Pippi gran parte del progetto era stato definito (eccezion fatta della facciata) ed era stata avviata la lavorazione delle parti architettoniche lapidee, grande novità dell'azione progettuale di Giulio, su modelli lignee predisposti, almeno in parte, dai celebri intagliatori Mola. Per le parti lapidee erano stati ingaggiati diversi lapicidi e scultori, impegnati in botteghe o direttamente sul cantiere in un'apposita loggia eretta in adiacenza, secondo una consolidata prassi medievale. Tra la fine del 1547 e il 1548, l'architetto urbinate Gerolamo Genga predispose l'apprezzato modello della facciata, il cui disegno (in due varianti) è identificabile con quanto rappresentato su un foglio conservato a Monaco di Baviera, già riferito alla Cattedrale di Firenze, quindi a Giulio Romano e al Duomo di Reggio Emilia. Il disegno della facciata, iniziata nel 1551, sarà semplificato dall'architetto Giovan Battista Bertani, documentato in cantiere sin dal 1546 sebbene in posizione inizialmente subordinata. Grazie alla formazione di pittore, egli sarà ideatore e coordinatore del ciclo decorativo interno. Il saggio ripercorre le vicende del cantiere, assegnando a ciascun artefice le proprie mansioni, così da definire una geografia degli interventi di ciascuno all'interno dell'edificio. Ne è sortito un interessante elenco di professionisti, di tecniche costruttive straordinarie, atte ad accelerare i tempi di esecuzione della struttura (come la sostituzione dei pilastri medievali con le colonne lapidee), di produzione in serie e a stampo di dettagli decorativi fittili (come le foglie d'acanto dei capitelli o i rosoni di volte e soffitti), di finitura con ampio e rapido uso di stucchi imitanti la pietra. Al termine dell'indagine sul cantiere, la risposta all'iniziale quesito conferma dunque una capacità di reazione esemplare anche di fronte agli imprevisti più tragici e destabilizzanti, come la morte improvvisa di architetti e soprastanti.

Romanus moriens secum tres Iulius arteis abstulit? In morte di Giulio: le maestranze dopo il Maestro nel cantiere del Duomo di Mantova

C. Togliani
2025-01-01

Abstract

La morte di Giulio Romano nel 1546 ebbe contraccolpi negativi sull'andamento del cantiere del Duomo di Mantova, avviato solo l'anno prima? Questo è l'interrogativo al quale il saggio cerca di rispondere sulla scorta dei documenti d'archivio. Dal loro esame emerge un quadro di grande professionalità e organizzazione delle maestranze, che dovettero patire, a pochi giorni dalla morte del maestro, anche il contraccolpo conseguente a quella del subentrato Battista Covo. Fu stabilito allora di costruire un grande modello che illustrasse a tutti gli artefici coinvolti le forme già definite da Giulio. Ad esso lavorarono intagliatori, falegnami, tornitori e pittori coordinati dagli architetti Cesare e Pompeo Pedemonte. Fortunatamente sotto il Pippi gran parte del progetto era stato definito (eccezion fatta della facciata) ed era stata avviata la lavorazione delle parti architettoniche lapidee, grande novità dell'azione progettuale di Giulio, su modelli lignee predisposti, almeno in parte, dai celebri intagliatori Mola. Per le parti lapidee erano stati ingaggiati diversi lapicidi e scultori, impegnati in botteghe o direttamente sul cantiere in un'apposita loggia eretta in adiacenza, secondo una consolidata prassi medievale. Tra la fine del 1547 e il 1548, l'architetto urbinate Gerolamo Genga predispose l'apprezzato modello della facciata, il cui disegno (in due varianti) è identificabile con quanto rappresentato su un foglio conservato a Monaco di Baviera, già riferito alla Cattedrale di Firenze, quindi a Giulio Romano e al Duomo di Reggio Emilia. Il disegno della facciata, iniziata nel 1551, sarà semplificato dall'architetto Giovan Battista Bertani, documentato in cantiere sin dal 1546 sebbene in posizione inizialmente subordinata. Grazie alla formazione di pittore, egli sarà ideatore e coordinatore del ciclo decorativo interno. Il saggio ripercorre le vicende del cantiere, assegnando a ciascun artefice le proprie mansioni, così da definire una geografia degli interventi di ciascuno all'interno dell'edificio. Ne è sortito un interessante elenco di professionisti, di tecniche costruttive straordinarie, atte ad accelerare i tempi di esecuzione della struttura (come la sostituzione dei pilastri medievali con le colonne lapidee), di produzione in serie e a stampo di dettagli decorativi fittili (come le foglie d'acanto dei capitelli o i rosoni di volte e soffitti), di finitura con ampio e rapido uso di stucchi imitanti la pietra. Al termine dell'indagine sul cantiere, la risposta all'iniziale quesito conferma dunque una capacità di reazione esemplare anche di fronte agli imprevisti più tragici e destabilizzanti, come la morte improvvisa di architetti e soprastanti.
2025
Storia dell'Architettura
Storia delle Tecniche Costruttive
Duomo di San Pietro, Mantova (Mn)
Giulio "Pippi" Romano, pittore e architetto
Battista Covo, architetto e soprastante
Cesare Pedemonte, pittore, architetto e soprastante
Pompeo Pedemonte, architetto
Giovan Battista Bertani, pittore, architetto e soprastante
Ferrante Gonzaga, cardinale
Andrea "Pariso" Da Porto, marangone e muratore
Antonio Bozardo ("Bersano", da Brescia), tornitore
Anselmo, intagliatore
Lorenzo «di Thomasi», marangone
Federico, marangone
Domenico, marangone
Anteo Mola, intagliatore
Ercole Mola, intagliatore
Antonio Mola, intagliatore
Battista («Batistino»), intagliatore
Don Cosmo (Gosmo) Dalmiani (Damiani), "Prete spagnolo", intagliatore
Paolo (Mola?), marangone
Marco Antonio, marangone e tornitore
Rinaldo Mantovano, pittore
Giovanni, tornitore
Gerolamo Genga, pittore e architetto
Antonio Maria ("Veneziano"), scultore
Galeazzo Alessi, architetto
Simone Moschino, architetto
Cattedrale di Santa Maria del Fiore, Firenze (Fi)
Cattedrale di Santa Maria Assunta, Reggio Emilia (Re)
Jacopo Tintoretto, pittore
Lorenzo Costa, pittore
Nicolò Baschiera, architetto e ingegnere
Duomo di San Pietro, Guastalla (Re)
Andrea Fornico («Forlano», friulano) o "Andrea di capitelli", scultore
Federico Bianchi, scultore
Bernardino "Venetiano" (Bonvicini?), scultore
Bernardino "di Nani", scultore
Martino ("Milaneso"), scultore
Bernardino di Bissone, scultore
Sebastiano Fontanella, scultore
Giovanni Fontanella, scultore
Giulio Fontanella, scultore
Basilica Palatina di Santa Barbara, Mantova (Mn)
Fermo Ghisoni, pittore
Ippolito Costa, pittore
Paolo Pozzo, architetto e ingegnere
Bernardino (Bonvicini?), scultore
Angelo (Amorosi?), scultore
Gian Michele Amorosi, scultore
Leon Battista Alberti, architetto
Giovan Maria Bauli, scultore
Bartolomeo "Bonhom", scultore
Annibale "Bologneso", scultore
Nicolò "Bersano", scultore
Francesco, scultore
Giulio, scultore
Giovanni Antonio Bonvicini da Sant'Ambrogio di Valpolicella, scultore
Pietro Martire, scultore
Giovanni Domenico, scultore
Simone (Bellalana?), scultore
Paolo Spinger, scultore
Giovan Battista Scultori, scultore
Silvestro, scultore
Francesco Bozzi (Bozzo), marangone
Bernardino, stuccatore
Anselmo Bonati (Bonato), muratore
Giovannino ("Zamin", "Zenin") Fontanella, scultore
Giovanni Antonio (Bonvicini?) "Montanaro", scultore
Antonio "Trantino", pittore
Agostino Conti, doratore
Battista, doratore
Enea, doratore
Andrea Conti, stuccatore
Appartamento Segreto, Villa del Te, Mantova (Mn)
Loggia di Davide, Villa del Te, Mantova (Mn)
Camerino delle Otto Facce, Villa del Te, Mantova (Mn)
Camerino di Venere, Villa del Te, Mantova (Mn)
Chiesa di Santa Maria dei Miracoli, Milano (Mi)
Palazzina della Paleologa, Mantova (Mn)
Benedetto Bertoldi ("Pretino"), stuccatore
Bartolomeo (Bertoldi?), stuccatore
Castello del Buonconsiglio, Trento (Tn)
Bernardo Cles, cardinale
Alessio (Alessi), muratore
Antonio Maruardo, muratore
Villa Gonzaghesca, Marmirolo (Mn)
Simone Tambello da Rodigo, muratore
Approdo della Palata al Ponte di San Giorgio, Mantova (Mn)
Appartamento di Troia, Palazzo Ducale, Mantova (Mn)
Donato, muratore
Lorenzo, muratore
Bernardino Giberto, muratore
Basilica di Sant'Andrea, Mantova (Mn)
Bartolomeo (Bonomi?), muratore
Bartolomeo Bonomi, marangone
Stadtresidenz, Landshut (De)
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