Luigi Trezza ha contribuito a costruire la città di Verona e la sua provincia in chiave neoclassica. Figlio di un fornaio, ma virtuoso disegnatore, già in gioventù fu aiutato dall'architetto dilettante conte Girolamo dal Pozzo. Grazie soprattutto al rilievo delle architetture veronesi di Michele Sanmicheli e di alcune opere rinascimentali esistenti in realtà geografiche contermini (come ad esempio Mantova), Trezza ebbe il merito di farsi apprezzare oltre i confini ristretti della sua città, divenendo un punto di riferimento per chi voleva accostarsi alla locale cultura architettonica cinquecentesca. Dopo aver dedicato l'intera vita alla professione di architetto e ingegnere, lasciò parte dei suo disegni alla Biblioteca Civica di Verona e i suoi strumenti al più meritevole allievo nelle discipline dell'architettura e dell'ingegneria veronese, Enrico Storari. Il saggio ripercorre, alla luce dell'inedito testamento del tecnico, le relazioni di Trezza con la città di Verona, ridefinendo il luogo di nascita e di residenza, nonché i rapporti intessuti con i curatori testamentari: l'architetto e ingegnere Giuseppe Barbieri, il pittore Saverio Dalla Rosa e i nobili conti Alberto degli Albertini, Luigi Polfranceschi e Francesco Marco Crema. Autore di disparate opere civili e religiose, progettista anche di architetture militari, Trezza godette di una certa fortuna critica già nel XIX secolo. Alla morte, a conferma della propria fama di professionista integerrimo, generoso e disinteressato, lasciò precise disposizioni non solo per i pochi suoi averi (tutti legati alla professione), ma anche per la propria austera sepoltura.
Per Luigi Trezza, riflessioni nel secondo centenario della morte
C. Togliani
2026-01-01
Abstract
Luigi Trezza ha contribuito a costruire la città di Verona e la sua provincia in chiave neoclassica. Figlio di un fornaio, ma virtuoso disegnatore, già in gioventù fu aiutato dall'architetto dilettante conte Girolamo dal Pozzo. Grazie soprattutto al rilievo delle architetture veronesi di Michele Sanmicheli e di alcune opere rinascimentali esistenti in realtà geografiche contermini (come ad esempio Mantova), Trezza ebbe il merito di farsi apprezzare oltre i confini ristretti della sua città, divenendo un punto di riferimento per chi voleva accostarsi alla locale cultura architettonica cinquecentesca. Dopo aver dedicato l'intera vita alla professione di architetto e ingegnere, lasciò parte dei suo disegni alla Biblioteca Civica di Verona e i suoi strumenti al più meritevole allievo nelle discipline dell'architettura e dell'ingegneria veronese, Enrico Storari. Il saggio ripercorre, alla luce dell'inedito testamento del tecnico, le relazioni di Trezza con la città di Verona, ridefinendo il luogo di nascita e di residenza, nonché i rapporti intessuti con i curatori testamentari: l'architetto e ingegnere Giuseppe Barbieri, il pittore Saverio Dalla Rosa e i nobili conti Alberto degli Albertini, Luigi Polfranceschi e Francesco Marco Crema. Autore di disparate opere civili e religiose, progettista anche di architetture militari, Trezza godette di una certa fortuna critica già nel XIX secolo. Alla morte, a conferma della propria fama di professionista integerrimo, generoso e disinteressato, lasciò precise disposizioni non solo per i pochi suoi averi (tutti legati alla professione), ma anche per la propria austera sepoltura.| File | Dimensione | Formato | |
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