POPS (spazi pubblici di proprietà privata) e PMPS (spazi pubblici gestiti da privati) stanno ridefinendo la publicness nello spazio urbano tramite assetti proprietari e contrattuali ibridi. La ricerca, avviata su Milano—città con mercato immobiliare dinamico e ampia sperimentazione di partenariati pubblico-privato—indaga il nesso tra morfologia/usi degli spazi e forme di gestione, mappando una tassonomia di casi: POPS, PMPS, PMsPS (small public spaces) e PMCS (spazi collettivi gestiti da comunità). Gli strumenti giuridici rilevanti includono convenzioni, patti di collaborazione e, soprattutto, contratti di sponsorizzazione (art. 134 d.lgs. 36/2023), oggi in fase di consolidamento organizzativo. Alla luce dei principi della Public London Charter (accesso, apertura, usi non restrittivi, trasparenza, stewardship), emergono cinque snodi analitici: adeguata corrispondenza tra tipo di spazio e strumento di gestione; contenuti della gestione (manutenzione vs animazione); orizzonte temporale dei contratti; sostenibilità economica e finalità (non-profit/for-profit); garanzie contro dinamiche di esclusione implicita. L’ipotesi è che un disegno regolatorio calibrato su tali dimensioni consenta di coniugare efficienza gestionale e diritto alla città, preservando la publicness nel medio-lungo periodo.
Quale publicness per gli spazi pubblici gestiti dai privati (PMPS)? Tipi di spazi, usi e strumenti giuridici a partire dal caso di Milano
Bruzzese A.;
2026-01-01
Abstract
POPS (spazi pubblici di proprietà privata) e PMPS (spazi pubblici gestiti da privati) stanno ridefinendo la publicness nello spazio urbano tramite assetti proprietari e contrattuali ibridi. La ricerca, avviata su Milano—città con mercato immobiliare dinamico e ampia sperimentazione di partenariati pubblico-privato—indaga il nesso tra morfologia/usi degli spazi e forme di gestione, mappando una tassonomia di casi: POPS, PMPS, PMsPS (small public spaces) e PMCS (spazi collettivi gestiti da comunità). Gli strumenti giuridici rilevanti includono convenzioni, patti di collaborazione e, soprattutto, contratti di sponsorizzazione (art. 134 d.lgs. 36/2023), oggi in fase di consolidamento organizzativo. Alla luce dei principi della Public London Charter (accesso, apertura, usi non restrittivi, trasparenza, stewardship), emergono cinque snodi analitici: adeguata corrispondenza tra tipo di spazio e strumento di gestione; contenuti della gestione (manutenzione vs animazione); orizzonte temporale dei contratti; sostenibilità economica e finalità (non-profit/for-profit); garanzie contro dinamiche di esclusione implicita. L’ipotesi è che un disegno regolatorio calibrato su tali dimensioni consenta di coniugare efficienza gestionale e diritto alla città, preservando la publicness nel medio-lungo periodo.| File | Dimensione | Formato | |
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