Il contributo propone una riflessione critica sull’eredità del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e sulle prospettive che si aprono nella fase post-2026, evidenziandone potenzialità, limiti e implicazioni per le politiche territoriali. Concepite come strumenti straordinari e temporanei nell’ambito del NextGenerationEU, le misure del PNRR hanno rappresentato un rilevante esercizio di apprendimento amministrativo e di rafforzamento del legame con il quadro europeo, introducendo al contempo un modello di governance centralizzato e orientato alla performance. Nonostante i progressi compiuti, il Piano mostra alcune criticità strutturali. Sul versante delle riforme, esso ha privilegiato interventi abilitanti e procedurali, funzionali alla realizzazione degli investimenti, ma poco incisivi sui nodi sistemici del Paese, come la frammentazione della governance multilivello, la debole integrazione tra politiche settoriali e la mancanza di una riforma organica del governo del territorio. Ne deriva una limitata capacità trasformativa, aggravata da una normativa spesso instabile, dall’uso frequente di deroghe e da una debole valutazione degli impatti. Analogamente, la distribuzione territoriale degli investimenti ha evidenziato forti disomogeneità, legate alla capacità amministrativa e progettuale degli enti locali e all’uso prevalente dei bandi come strumento allocativo. Ciò ha prodotto un’ampia domanda progettuale solo parzialmente soddisfatta e ha contribuito, in alcuni casi, ad accentuare i divari territoriali, con una maggiore capacità di risposta da parte dei contesti urbani più strutturati rispetto ai territori marginali. Le criticità emergono in modo particolare nei settori dell’urbanistica, della rigenerazione urbana, del commercio e dei servizi di prossimità, dove il PNRR non è riuscito a costruire una politica territoriale integrata e strutturale. Gli interventi si sono spesso configurati come azioni puntuali, poco coordinate e inserite in un quadro regolativo debole, con il rischio di generare effetti collaterali quali polarizzazione degli investimenti, consumo di suolo e rendite urbane non adeguatamente redistribuite. In prospettiva, la fase post-PNRR richiede di capitalizzare le competenze e le esperienze maturate, superando la logica emergenziale per costruire politiche ordinarie più integrate, capaci di connettere riforme, investimenti e governance. L’eredità più significativa del Piano risiede infatti nel metodo sperimentato e nelle evidenze critiche emerse, che possono orientare la definizione di strategie future più attente alla dimensione territoriale, alla sostenibilità e alla riduzione delle disuguaglianze.
Cosa poteva fare il PNRR? Legacy e nuove sfide territoriali
Luca Tamini
2026-01-01
Abstract
Il contributo propone una riflessione critica sull’eredità del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e sulle prospettive che si aprono nella fase post-2026, evidenziandone potenzialità, limiti e implicazioni per le politiche territoriali. Concepite come strumenti straordinari e temporanei nell’ambito del NextGenerationEU, le misure del PNRR hanno rappresentato un rilevante esercizio di apprendimento amministrativo e di rafforzamento del legame con il quadro europeo, introducendo al contempo un modello di governance centralizzato e orientato alla performance. Nonostante i progressi compiuti, il Piano mostra alcune criticità strutturali. Sul versante delle riforme, esso ha privilegiato interventi abilitanti e procedurali, funzionali alla realizzazione degli investimenti, ma poco incisivi sui nodi sistemici del Paese, come la frammentazione della governance multilivello, la debole integrazione tra politiche settoriali e la mancanza di una riforma organica del governo del territorio. Ne deriva una limitata capacità trasformativa, aggravata da una normativa spesso instabile, dall’uso frequente di deroghe e da una debole valutazione degli impatti. Analogamente, la distribuzione territoriale degli investimenti ha evidenziato forti disomogeneità, legate alla capacità amministrativa e progettuale degli enti locali e all’uso prevalente dei bandi come strumento allocativo. Ciò ha prodotto un’ampia domanda progettuale solo parzialmente soddisfatta e ha contribuito, in alcuni casi, ad accentuare i divari territoriali, con una maggiore capacità di risposta da parte dei contesti urbani più strutturati rispetto ai territori marginali. Le criticità emergono in modo particolare nei settori dell’urbanistica, della rigenerazione urbana, del commercio e dei servizi di prossimità, dove il PNRR non è riuscito a costruire una politica territoriale integrata e strutturale. Gli interventi si sono spesso configurati come azioni puntuali, poco coordinate e inserite in un quadro regolativo debole, con il rischio di generare effetti collaterali quali polarizzazione degli investimenti, consumo di suolo e rendite urbane non adeguatamente redistribuite. In prospettiva, la fase post-PNRR richiede di capitalizzare le competenze e le esperienze maturate, superando la logica emergenziale per costruire politiche ordinarie più integrate, capaci di connettere riforme, investimenti e governance. L’eredità più significativa del Piano risiede infatti nel metodo sperimentato e nelle evidenze critiche emerse, che possono orientare la definizione di strategie future più attente alla dimensione territoriale, alla sostenibilità e alla riduzione delle disuguaglianze.| File | Dimensione | Formato | |
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