Questo libro si concentra sulle sfide etiche dell’Intelligenza Artificiale (IA). Ma l’etica dell’IA non si capisce se non è inquadrata all’interno della più generale etica digitale. La principale domanda cui rispondere è: perché c’è bisogno di una etica specifica, anzi, di una “nuova” etica per affrontare i problemi, le sfide etiche, delle tecnologie digitali, della “rivoluzione digitale”? Forse prima dell’avvento e soprattutto diffusione planetaria di Internet il problema non era così avvertito. Nessuno era sinceramente preoccupato dei problemi etici dell’uso dei “vecchi” computer stand alone. A dir la verità, a lungo, anche dopo l’avvento di Internet, quasi nessuno ne colse le sfide etiche, le vere e proprie controindicazioni sociali. Solo progressivamente, soprattutto dopo l’arrivo dei social network, si incominciarono a coglierne anche gli effetti socialmente negativi (si pensi, ad esempio, all’importante studio e denuncia della solitudine della gente iperconnessa della sociologa e psicologa del MIT Sherry Turkle in “Insieme, ma soli”1). Di Internet si sono colti all’inizio e a lungo soprattutto gli aspetti positivi. Internet, che ha ormai miliardi di utenti, a cui si può accedere da tempo anche coi telefonini, i call center che rispondono da capo al mondo (e non si sa dove), la pubblica amministrazione (in teoria...) sempre più “senza carta”, in attesa che si avverino le promesse – in realtà ormai ampiamente deluse – di un governo e d’una democrazia “elettronica”, mappe satellitari online che fanno vedere dal cielo il camper parcheggiato davanti a casa, soprattutto la sterminata ragnatela telematica che avvolge il mondo dell’economia e penetra ubiquamente in ogni ambiente di lavoro, sono fenomeni che erano addirittura impensabili prima dell’avvento delle reti telematiche e in particolare di Internet, e che ci hanno introdotti – secondo alcuni – in una nuova società, quella dell’informazione (detta anche società digitale). Nel contempo però la vita, privata ma soprattutto di lavoratore e cittadino, ha incominciato a lasciare un’infinità di tracce digitali incontrollabili, che qualcuno usa o potrà usare all’insaputa dell’utente (e non sempre a suo favore, anzi...), si è incominciato a ricevere tonnellate (virtuali) di e mail spazzatura, si adescano le persone col phishing, la criminalità informatica crea più danni (e profitti ai criminali) delle tradizionali rapine in banca, la pornografia telematica è uno dei business più fiorenti nella Rete fin dalle sue origini (e purtroppo anche quello della pedofilia ha attecchito...), è cresciuta la minaccia del cyber terrorismo e della guerra elettronica. Per non parlare delle nuove povertà e discriminazioni, quelle create dal digital divide e dell’enorme concentrazione di potere in mano alle Big Tech. E via elencando. Insomma, è del tutto evidente che il nuovo “mondo digitale” è diventato una selva inesplorata, con tante zone oscure, in cui è sempre più complesso e non di rado pericoloso aggirarsi.
Le sfide etiche dell'Intelligenza Artificiale
Piercarlo Maggiolini;Mariagrazia Fugini
2025-01-01
Abstract
Questo libro si concentra sulle sfide etiche dell’Intelligenza Artificiale (IA). Ma l’etica dell’IA non si capisce se non è inquadrata all’interno della più generale etica digitale. La principale domanda cui rispondere è: perché c’è bisogno di una etica specifica, anzi, di una “nuova” etica per affrontare i problemi, le sfide etiche, delle tecnologie digitali, della “rivoluzione digitale”? Forse prima dell’avvento e soprattutto diffusione planetaria di Internet il problema non era così avvertito. Nessuno era sinceramente preoccupato dei problemi etici dell’uso dei “vecchi” computer stand alone. A dir la verità, a lungo, anche dopo l’avvento di Internet, quasi nessuno ne colse le sfide etiche, le vere e proprie controindicazioni sociali. Solo progressivamente, soprattutto dopo l’arrivo dei social network, si incominciarono a coglierne anche gli effetti socialmente negativi (si pensi, ad esempio, all’importante studio e denuncia della solitudine della gente iperconnessa della sociologa e psicologa del MIT Sherry Turkle in “Insieme, ma soli”1). Di Internet si sono colti all’inizio e a lungo soprattutto gli aspetti positivi. Internet, che ha ormai miliardi di utenti, a cui si può accedere da tempo anche coi telefonini, i call center che rispondono da capo al mondo (e non si sa dove), la pubblica amministrazione (in teoria...) sempre più “senza carta”, in attesa che si avverino le promesse – in realtà ormai ampiamente deluse – di un governo e d’una democrazia “elettronica”, mappe satellitari online che fanno vedere dal cielo il camper parcheggiato davanti a casa, soprattutto la sterminata ragnatela telematica che avvolge il mondo dell’economia e penetra ubiquamente in ogni ambiente di lavoro, sono fenomeni che erano addirittura impensabili prima dell’avvento delle reti telematiche e in particolare di Internet, e che ci hanno introdotti – secondo alcuni – in una nuova società, quella dell’informazione (detta anche società digitale). Nel contempo però la vita, privata ma soprattutto di lavoratore e cittadino, ha incominciato a lasciare un’infinità di tracce digitali incontrollabili, che qualcuno usa o potrà usare all’insaputa dell’utente (e non sempre a suo favore, anzi...), si è incominciato a ricevere tonnellate (virtuali) di e mail spazzatura, si adescano le persone col phishing, la criminalità informatica crea più danni (e profitti ai criminali) delle tradizionali rapine in banca, la pornografia telematica è uno dei business più fiorenti nella Rete fin dalle sue origini (e purtroppo anche quello della pedofilia ha attecchito...), è cresciuta la minaccia del cyber terrorismo e della guerra elettronica. Per non parlare delle nuove povertà e discriminazioni, quelle create dal digital divide e dell’enorme concentrazione di potere in mano alle Big Tech. E via elencando. Insomma, è del tutto evidente che il nuovo “mondo digitale” è diventato una selva inesplorata, con tante zone oscure, in cui è sempre più complesso e non di rado pericoloso aggirarsi.| File | Dimensione | Formato | |
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