L’articolo analizza l’esperienza decennale della cooperativa ARCò - Architettura e Cooperazione, focalizzandosi sull’autocostruzione come metodo progettuale, tecnologico e sociale. Partendo da interventi realizzati in contesti di emergenza e cooperazione internazionale — in particolare nei Territori Occupati Palestinesi e a Gaza — gli autori illustrano come l’autocostruzione superi la mera riduzione dei costi per configurarsi come un potente strumento di empowerment comunitario, sostenibilità ambientale e rafforzamento dell’identità collettiva. Un punto centrale della riflessione riguarda la trasmissibilità del sapere tecnico: l'articolo esplora la necessità di linguaggi non verbali e l'uso di "manuali d'istruzione" (ispirati a figure come Enzo Mari, Yona Friedman e Robert Pirsing) per democratizzare l'architettura e permettere a personale non esperto di partecipare attivamente al processo creativo. Infine, il testo introduce il concetto di tecnologia appropriata, dimostrando come le soluzioni a basso impatto e i processi partecipativi maturati nel Sud Globale possano essere efficacemente trasposti nel contesto europeo e nord-occidentale (attraverso reti come BIØN). L’autocostruzione emerge così come un modello alternativo e resiliente, capace di rigenerare territori vulnerabili e piccole comunità, rimettendo al centro il rapporto tra l’abitare e la cura del bene comune.
Autocostruzione come Strumento Applicativo di Partecipazione e Sostenibilità
A. Battistella;
2025-01-01
Abstract
L’articolo analizza l’esperienza decennale della cooperativa ARCò - Architettura e Cooperazione, focalizzandosi sull’autocostruzione come metodo progettuale, tecnologico e sociale. Partendo da interventi realizzati in contesti di emergenza e cooperazione internazionale — in particolare nei Territori Occupati Palestinesi e a Gaza — gli autori illustrano come l’autocostruzione superi la mera riduzione dei costi per configurarsi come un potente strumento di empowerment comunitario, sostenibilità ambientale e rafforzamento dell’identità collettiva. Un punto centrale della riflessione riguarda la trasmissibilità del sapere tecnico: l'articolo esplora la necessità di linguaggi non verbali e l'uso di "manuali d'istruzione" (ispirati a figure come Enzo Mari, Yona Friedman e Robert Pirsing) per democratizzare l'architettura e permettere a personale non esperto di partecipare attivamente al processo creativo. Infine, il testo introduce il concetto di tecnologia appropriata, dimostrando come le soluzioni a basso impatto e i processi partecipativi maturati nel Sud Globale possano essere efficacemente trasposti nel contesto europeo e nord-occidentale (attraverso reti come BIØN). L’autocostruzione emerge così come un modello alternativo e resiliente, capace di rigenerare territori vulnerabili e piccole comunità, rimettendo al centro il rapporto tra l’abitare e la cura del bene comune.| File | Dimensione | Formato | |
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