Nel nostro paese il progetto della dotazione di attrezzature e servizi collettivi e il programma delle azioni di welfare che ne supportano il funzionamento e l'uso costituiscono ancora un pilastro del sistema di strumenti urbanistici e politiche urbane che regolano le trasformazioni territoriali. Due situazioni appaiono sempre più spesso inconciliabili: da un lato, l'impiego esclusivo e il consumo di spazi e risorse non rinnovabili da parte di singoli individui; dall'altro, l'interesse generale che dovrebbe orientare un uso equo e inclusivo, rispettoso e sostenibile dei medesimi spazi e risorse. Lo stesso interesse generale – pur a fronte dei ricorrenti appelli a un suo esercizio più forte e deciso espressi dalle agende internazionali e nazionali per una just transition - stenta ad acquistare materialità e operatività, venendo di frequente associato a una vaga idea di qualità ambientale. Una città aperta alle tante e crescenti sfumature di bisogni può essere ancora informata da principi universalistici, come quelli alla base degli standard urbanistici che il decreto interministeriale 1444/1968 ha ratificato, e dei cui importanti lasciti si è tornati a discutere in occasione del suo cinquantenario? Il saggio discute e approfondisce questi temi a partire dal confronto emerso a partire dai contributi degli autori che hanno preso parte alla sessione tematica della conferenza.
Forme di welfare e dotazioni di servizi, un’eredità in continua evoluzione
E. Marchigiani;P. Savoldi;M. C. Tosi
2023-01-01
Abstract
Nel nostro paese il progetto della dotazione di attrezzature e servizi collettivi e il programma delle azioni di welfare che ne supportano il funzionamento e l'uso costituiscono ancora un pilastro del sistema di strumenti urbanistici e politiche urbane che regolano le trasformazioni territoriali. Due situazioni appaiono sempre più spesso inconciliabili: da un lato, l'impiego esclusivo e il consumo di spazi e risorse non rinnovabili da parte di singoli individui; dall'altro, l'interesse generale che dovrebbe orientare un uso equo e inclusivo, rispettoso e sostenibile dei medesimi spazi e risorse. Lo stesso interesse generale – pur a fronte dei ricorrenti appelli a un suo esercizio più forte e deciso espressi dalle agende internazionali e nazionali per una just transition - stenta ad acquistare materialità e operatività, venendo di frequente associato a una vaga idea di qualità ambientale. Una città aperta alle tante e crescenti sfumature di bisogni può essere ancora informata da principi universalistici, come quelli alla base degli standard urbanistici che il decreto interministeriale 1444/1968 ha ratificato, e dei cui importanti lasciti si è tornati a discutere in occasione del suo cinquantenario? Il saggio discute e approfondisce questi temi a partire dal confronto emerso a partire dai contributi degli autori che hanno preso parte alla sessione tematica della conferenza.| File | Dimensione | Formato | |
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