Rileggere a sessant’anni dalla loro stesura gli scritti di Giovanni Klaus Koenig, nei quali lo studioso fiorentino introduceva temi semiotici all’interno della didattica e della ricerca della progettazione, è oggi un buon esercizio per tutti coloro che si occupano di semiotica degli oggetti, degli spazi, del progetto. Questi scritti risalgono agli inizi degli anni Sessanta e precedono i passaggi fondamentali della semiotica strutturale (Greimas 1966) così come della riscoperta di Peirce (Peirce 1980); sono quasi coevi agli scritti, spesso esplorativi, di Roland Barthes, Roman Jakobson, Umberto Eco e altri. Risalgono cioè al periodo in cui la semiotica, in ogni sua declinazione, era ancora ben lontana dal dare i frutti migliori della propria ricerca, soprattutto in un campo impervio e sfuggente come quello dell’architettura e del design. Scopo della mia proposta, che riprende e sviluppa un articolo pubblicato nel 2020 (vedi bibliografia), è quella di riconoscere a Koenig il merito di aver inaugurato con una propria originalità teorica una strada – quella della semiotica del progetto – destinata a portare lontano. Se infatti i suoi testi possono risultare ancora lontani dal lessico scientifico della semiotica più matura, la sua ricerca di una significazione all’interno dello spazio architettonico non ha solo precorso i tempi, ma individuato un nodo teorico importante: Koenig non ha solamente mostrato ai progettisti che una semiotica dell’architettura è necessaria, ma ha implicitamente suggerito agli studiosi della scienza dei segni che ciò che genericamente chiamiamo “linguaggio” non riguarda solo il logos, quanto, seppure con altre peculiarità, anche la nostra esperienza con l’ambiente. Con una importante differenza: in quanto sistema strutturato e articolato, il linguaggio verbale può anche essere studiato isolandolo dal mondo a esso esterno; ma la medesima operazione è destinata a fallire se applicata all’architettura, perché il senso di questa coincide con le nostre “forme di vita”.
Le conseguenze dell’architettura. Giovanni Klaus Koenig, un architetto nella storia della semiotica
Zingale, Salvatore
2024-01-01
Abstract
Rileggere a sessant’anni dalla loro stesura gli scritti di Giovanni Klaus Koenig, nei quali lo studioso fiorentino introduceva temi semiotici all’interno della didattica e della ricerca della progettazione, è oggi un buon esercizio per tutti coloro che si occupano di semiotica degli oggetti, degli spazi, del progetto. Questi scritti risalgono agli inizi degli anni Sessanta e precedono i passaggi fondamentali della semiotica strutturale (Greimas 1966) così come della riscoperta di Peirce (Peirce 1980); sono quasi coevi agli scritti, spesso esplorativi, di Roland Barthes, Roman Jakobson, Umberto Eco e altri. Risalgono cioè al periodo in cui la semiotica, in ogni sua declinazione, era ancora ben lontana dal dare i frutti migliori della propria ricerca, soprattutto in un campo impervio e sfuggente come quello dell’architettura e del design. Scopo della mia proposta, che riprende e sviluppa un articolo pubblicato nel 2020 (vedi bibliografia), è quella di riconoscere a Koenig il merito di aver inaugurato con una propria originalità teorica una strada – quella della semiotica del progetto – destinata a portare lontano. Se infatti i suoi testi possono risultare ancora lontani dal lessico scientifico della semiotica più matura, la sua ricerca di una significazione all’interno dello spazio architettonico non ha solo precorso i tempi, ma individuato un nodo teorico importante: Koenig non ha solamente mostrato ai progettisti che una semiotica dell’architettura è necessaria, ma ha implicitamente suggerito agli studiosi della scienza dei segni che ciò che genericamente chiamiamo “linguaggio” non riguarda solo il logos, quanto, seppure con altre peculiarità, anche la nostra esperienza con l’ambiente. Con una importante differenza: in quanto sistema strutturato e articolato, il linguaggio verbale può anche essere studiato isolandolo dal mondo a esso esterno; ma la medesima operazione è destinata a fallire se applicata all’architettura, perché il senso di questa coincide con le nostre “forme di vita”.| File | Dimensione | Formato | |
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