Getting about in such an irregular and complex urban environment requires motor skills and a confidence in walking that not everyone possesses, nor at every stage of life. “Our mad country offers us very few comforts,” notes Mattia Muratore with a touch of irony (“Sono nato così, ma non ditelo in giro”, 2022): “We pay the price for living in ancient cities steeped in history: we’re swamped by cobblestones, besieged by uphill and downhill stretches, grappling with pre-war transport systems and trapped in a jungle of architectural barriers that are, more often than not, inexplicable and senseless (such as the classic six steps before the lift).” Those who cannot walk need prosthetics, wheelchairs when necessary, but also cities designed to be accessible, navigable independently and freely. Because cities too, must be truly inclusive, must be equipped with the ‘prosthetics’ of participation, equity and the involvement of the most vulnerable people in their planning. And vulnerability affects us all: parents with pushchairs, older people with reduced mobility, children, pregnant women, people with visual impairments, and autistic individuals.

Muoversi in uno spazio urbano così irregolare e complesso richiede competenza motoria e una disinvoltura nel camminare che non appartiene a tutti, né in tutte le fasi della vita. “Il nostro matto Paese ci regala ben pochi comfort”, racconta con ironia Mattia Muratore (Sono nato così, ma non ditelo in giro, 2022): “Paghiamo il prezzo di vivere in città antichissime e cariche di storia: siamo sommersi dai sanpietrini, assediati da salite e discese, alle prese con mezzi di trasporto dell’anteguerra e intrappolati in una selva di barriere architettoniche il più delle volte inspiegabili e prive di senso (come i classici sei gradini prima dell’ascensore)”. Chi non può camminare ha bisogno di protesi, di carrozzine quando necessario, ma anche di città progettate per essere accessibili, percorribili in autonomia e libertà. Perché anche le città, per essere davvero inclusive, devono essere abilitate con le protesi della partecipazione, dell’equità, del coinvolgimento progettuale delle persone più fragili. E la fragilità riguarda tutti: genitori con passeggini, anziani a mobilità ridotta, bambini, donne incinte, ipovedenti, persone autistiche.

Oltre i divieti, la città dei desideri. Riflessione su libertà e condizionamenti negli spazi urbani

elena granata
2025-01-01

Abstract

Getting about in such an irregular and complex urban environment requires motor skills and a confidence in walking that not everyone possesses, nor at every stage of life. “Our mad country offers us very few comforts,” notes Mattia Muratore with a touch of irony (“Sono nato così, ma non ditelo in giro”, 2022): “We pay the price for living in ancient cities steeped in history: we’re swamped by cobblestones, besieged by uphill and downhill stretches, grappling with pre-war transport systems and trapped in a jungle of architectural barriers that are, more often than not, inexplicable and senseless (such as the classic six steps before the lift).” Those who cannot walk need prosthetics, wheelchairs when necessary, but also cities designed to be accessible, navigable independently and freely. Because cities too, must be truly inclusive, must be equipped with the ‘prosthetics’ of participation, equity and the involvement of the most vulnerable people in their planning. And vulnerability affects us all: parents with pushchairs, older people with reduced mobility, children, pregnant women, people with visual impairments, and autistic individuals.
2025
Muoversi in uno spazio urbano così irregolare e complesso richiede competenza motoria e una disinvoltura nel camminare che non appartiene a tutti, né in tutte le fasi della vita. “Il nostro matto Paese ci regala ben pochi comfort”, racconta con ironia Mattia Muratore (Sono nato così, ma non ditelo in giro, 2022): “Paghiamo il prezzo di vivere in città antichissime e cariche di storia: siamo sommersi dai sanpietrini, assediati da salite e discese, alle prese con mezzi di trasporto dell’anteguerra e intrappolati in una selva di barriere architettoniche il più delle volte inspiegabili e prive di senso (come i classici sei gradini prima dell’ascensore)”. Chi non può camminare ha bisogno di protesi, di carrozzine quando necessario, ma anche di città progettate per essere accessibili, percorribili in autonomia e libertà. Perché anche le città, per essere davvero inclusive, devono essere abilitate con le protesi della partecipazione, dell’equità, del coinvolgimento progettuale delle persone più fragili. E la fragilità riguarda tutti: genitori con passeggini, anziani a mobilità ridotta, bambini, donne incinte, ipovedenti, persone autistiche.
disabilità accessibilità spazi privati
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11311/1286297
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