Gli scritti che Luigi Angelini (1884-1969) dedica al paesaggio e all’architettura vernacolare in parte sono frutto di un viaggio, condotto nel primo decennio del Novecento nel centro Italia, le cui impressioni ricaddero sulla sua attività di pubblicista ma anche di progettista, fatta tutt’uno con la sensibilità per il patrimonio storico-artistico anche quando minore e non monumentale. Si prestano quindi a riguardarne l’opera attraverso la lente del viaggio in sé quale esperienza che, in quel caso come in altri, precedenti o successivi, egli trasformò in arguta analisi dei caratteri dei luoghi. Angelini è una figura conosciuta, cui la critica ha riservato attenzioni immediate e per la quale non sono mancate ricorrenze per ricordarlo con rigore o studi monografici. Né è mancato l’interesse per le sue relazioni; sia quando documentate che più sottese. L’occasione è propizia se mai per puntualizzarne la presenza dietro la prima fila dei promotori della tutela di paesaggi e ambienti, predisponendosi a rileggere in parallelo l’itinerario fisico del suo pellegrinare e quello ideale della sua professione; ma anche la tenuta delle sue convinzioni a fronte degli eventi, e delle normative, che travolgeranno il patrimonio, e la sua stessa dizione, nel corso del Novecento.

Autentiche seduzioni. Luigi Angelini e la riscoperta dei paesaggi vernacolari.

Michela Marisa Grisoni
2024-01-01

Abstract

Gli scritti che Luigi Angelini (1884-1969) dedica al paesaggio e all’architettura vernacolare in parte sono frutto di un viaggio, condotto nel primo decennio del Novecento nel centro Italia, le cui impressioni ricaddero sulla sua attività di pubblicista ma anche di progettista, fatta tutt’uno con la sensibilità per il patrimonio storico-artistico anche quando minore e non monumentale. Si prestano quindi a riguardarne l’opera attraverso la lente del viaggio in sé quale esperienza che, in quel caso come in altri, precedenti o successivi, egli trasformò in arguta analisi dei caratteri dei luoghi. Angelini è una figura conosciuta, cui la critica ha riservato attenzioni immediate e per la quale non sono mancate ricorrenze per ricordarlo con rigore o studi monografici. Né è mancato l’interesse per le sue relazioni; sia quando documentate che più sottese. L’occasione è propizia se mai per puntualizzarne la presenza dietro la prima fila dei promotori della tutela di paesaggi e ambienti, predisponendosi a rileggere in parallelo l’itinerario fisico del suo pellegrinare e quello ideale della sua professione; ma anche la tenuta delle sue convinzioni a fronte degli eventi, e delle normative, che travolgeranno il patrimonio, e la sua stessa dizione, nel corso del Novecento.
2024
La scoperta della natura e l’invenzione del paesaggio. Percezione, analisi e interpretazione dei territory oltre l’architettura. 1750-1989.
979-12-80956-45-3
Luigi Angelini, paesaggio, normativa sulla tutela
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