La resilienza, dal latino "resilire", che significa “saltare indietro”, è un concetto dinamico (Petou, Petrescu, 2012: 64) riferito alla capacità di reagire e adattarsi a seguito di eventi conturbanti (Norris et al., 2008). Se la crisi ambientale e climatica in atto sta evidenziando l’urgenza di azioni di prevenzione e coesione territoriale, la parola rappresenta un’importante condizione di anti-fragilità in contesti marginali come quelli montani, per cui l’emergenza climatica produce un doppio e contrario processo incrementale: da un lato ne accentua l’emarginazione, esasperandone le tradizionali fragilità geo-morfologiche, e dall’altro ne aumenta l’interesse in quanto spazi di sperimentazione di modelli più sostenibili e alternativi a quelli della città. Il presente contributo intende riflettere sulla natura adattiva e trasformativa della montagna: adattiva in relazione al suo passato, che ha permesso la crescita di economie che hanno saputo adattarsi alla verticalità dei suoi spazi di vita; trasformativa rispetto al futuro, individuando nella collaborazione tra architettura e politica una delle possibili chiavi della sua rigenerazione. L’obiettivo è l’individuazione di strumenti operativi idonei a definire una montagna resiliente: intraprendente, per uno sviluppo attraverso vie creative e innovative; inclusiva, per l’accoglienza di sistemi eterogenei di luoghi e persone; robusta, per la dotazione di spazi e infrastrutture resistenti agli imprevisti (Caravaggi, 2009: 20).
Resilienza
G. Azzini
2023-01-01
Abstract
La resilienza, dal latino "resilire", che significa “saltare indietro”, è un concetto dinamico (Petou, Petrescu, 2012: 64) riferito alla capacità di reagire e adattarsi a seguito di eventi conturbanti (Norris et al., 2008). Se la crisi ambientale e climatica in atto sta evidenziando l’urgenza di azioni di prevenzione e coesione territoriale, la parola rappresenta un’importante condizione di anti-fragilità in contesti marginali come quelli montani, per cui l’emergenza climatica produce un doppio e contrario processo incrementale: da un lato ne accentua l’emarginazione, esasperandone le tradizionali fragilità geo-morfologiche, e dall’altro ne aumenta l’interesse in quanto spazi di sperimentazione di modelli più sostenibili e alternativi a quelli della città. Il presente contributo intende riflettere sulla natura adattiva e trasformativa della montagna: adattiva in relazione al suo passato, che ha permesso la crescita di economie che hanno saputo adattarsi alla verticalità dei suoi spazi di vita; trasformativa rispetto al futuro, individuando nella collaborazione tra architettura e politica una delle possibili chiavi della sua rigenerazione. L’obiettivo è l’individuazione di strumenti operativi idonei a definire una montagna resiliente: intraprendente, per uno sviluppo attraverso vie creative e innovative; inclusiva, per l’accoglienza di sistemi eterogenei di luoghi e persone; robusta, per la dotazione di spazi e infrastrutture resistenti agli imprevisti (Caravaggi, 2009: 20).File | Dimensione | Formato | |
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