Nella tradizione disciplinare della pianificazione urbanistica europea e nord-americana, tale regolazione ha rappresentato un nodo ineludibile per cercare di governare i tumultuosi e dinamici processi di metropolizzazione dei territori. Negli ultimi decenni tali processi hanno assunto nell’Africa subsahariana forme così spinte, accelerate e incontrollate da ridisegnare radicalmente e irreversibilmente alcune relazioni territoriali plurisecolari, come quella tra urbano e rurale, e da produrre nuove forme di esclusione e di disuguaglianza in un mondo globale sempre più polarizzato tra poveri-poveri e ricchi-ricchi. A complicare il quadro, si aggiungono un uso dissennato ed estremamente iniquo delle risorse naturali, del tutto estraneo a qualunque principio di sostenibilità ambientale, nonché un alto grado di informalità e spontaneismo diffusi (nelle economie locali, negli insediamenti, nella mobilità). La sfida che si pone ai pianificatori e ai decisori politici in questo contesto è dunque difficilissima: si tratta di provare, di fatto, a «governare l’ingovernabile» (Paone, Petrillo, Chiodelli, 2018). Eppure, nonostante la complessità del quadro appena descritto, non mancano alcuni indirizzi chiari e irrinunciabili, ampiamente condivisi dalla comunità internazionale, che occorre perseguire con urgenza, pur nella consapevolezza dell’alto rischio di fallire. Una recente esperienza di ricerca in Mozambico è stata l’occasione per confrontarsi con queste sfide e per mettere a punto un’agenda per la Provincia della capitale Maputo, a partire dal nesso acqua-energia-cibo (WEF nexus).
La pianifcazione del territorio come strumento per ridurre le disuguaglianze. Un’esperienza di ricerca nell’Africa subsahariana.
L. Montedoro
2023-01-01
Abstract
Nella tradizione disciplinare della pianificazione urbanistica europea e nord-americana, tale regolazione ha rappresentato un nodo ineludibile per cercare di governare i tumultuosi e dinamici processi di metropolizzazione dei territori. Negli ultimi decenni tali processi hanno assunto nell’Africa subsahariana forme così spinte, accelerate e incontrollate da ridisegnare radicalmente e irreversibilmente alcune relazioni territoriali plurisecolari, come quella tra urbano e rurale, e da produrre nuove forme di esclusione e di disuguaglianza in un mondo globale sempre più polarizzato tra poveri-poveri e ricchi-ricchi. A complicare il quadro, si aggiungono un uso dissennato ed estremamente iniquo delle risorse naturali, del tutto estraneo a qualunque principio di sostenibilità ambientale, nonché un alto grado di informalità e spontaneismo diffusi (nelle economie locali, negli insediamenti, nella mobilità). La sfida che si pone ai pianificatori e ai decisori politici in questo contesto è dunque difficilissima: si tratta di provare, di fatto, a «governare l’ingovernabile» (Paone, Petrillo, Chiodelli, 2018). Eppure, nonostante la complessità del quadro appena descritto, non mancano alcuni indirizzi chiari e irrinunciabili, ampiamente condivisi dalla comunità internazionale, che occorre perseguire con urgenza, pur nella consapevolezza dell’alto rischio di fallire. Una recente esperienza di ricerca in Mozambico è stata l’occasione per confrontarsi con queste sfide e per mettere a punto un’agenda per la Provincia della capitale Maputo, a partire dal nesso acqua-energia-cibo (WEF nexus).| File | Dimensione | Formato | |
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