La procedura dei mandati di studio paralleli invita a ripensare non solo il ruolo degli architetti come progettisti “generalisti”, ma anche la loro missione di intellettuali critici. In Canton Ticino i primi incoraggianti risultati dimostrano che le condizioni sono ormai mature per una maggiore implicazione degli architetti nei processi di pianificazione territoriale e urbana, dopo cinquant’anni di battaglie e dibattiti necessari per superare una gestione burocratica e astratta della pianificazione territoriale. Molte questioni poste da questa nuova procedura rimandano infatti a momenti importanti del dibattito internazionale negli anni 1980 e 1990 che hanno profondamente modificato le relazioni tra pianificazione e architettura, anche grazie a esperienze innovative nel rapporto tra progettisti e amministrazione pubblica. Il saggio individua quattro momenti chiave di questo processo di trasformazione: il dibattito italiano attorno al pensiero critico di Vittorio Gregotti e alle esperienze di “architettura del piano”, con il progressivo affermarsi di una rinnovata attenzione per i concetti di luogo, di modificazione, di contesto, di ricostruzione; le esperienze rivoluzionarie nella Spagna post-franchista, in particolare a Madrid e Barcellona con figure di architetti-politici come Eduardo Mandaga e Oriol Bohigas che avviarono azioni concrete di rigenerazione urbana che tuttora continuano a sorprendere; le innovazioni di procedura proposte da Johannes Voggenhuber a Salisburgo, coinvolgendo architetti internazionali per una politica esemplare di concorsi e realizzazioni gestite con la massima trasparenza pubblica; il rinnovato ruolo degli architetti paesaggisti in Francia, chiamati ad intervenire sempre più spesso in progetti urbani e in progetti infrastrutturali a scala territoriale.

Tra piano e progetto: la lunga durata di un dibattito

Croset
2021

Abstract

La procedura dei mandati di studio paralleli invita a ripensare non solo il ruolo degli architetti come progettisti “generalisti”, ma anche la loro missione di intellettuali critici. In Canton Ticino i primi incoraggianti risultati dimostrano che le condizioni sono ormai mature per una maggiore implicazione degli architetti nei processi di pianificazione territoriale e urbana, dopo cinquant’anni di battaglie e dibattiti necessari per superare una gestione burocratica e astratta della pianificazione territoriale. Molte questioni poste da questa nuova procedura rimandano infatti a momenti importanti del dibattito internazionale negli anni 1980 e 1990 che hanno profondamente modificato le relazioni tra pianificazione e architettura, anche grazie a esperienze innovative nel rapporto tra progettisti e amministrazione pubblica. Il saggio individua quattro momenti chiave di questo processo di trasformazione: il dibattito italiano attorno al pensiero critico di Vittorio Gregotti e alle esperienze di “architettura del piano”, con il progressivo affermarsi di una rinnovata attenzione per i concetti di luogo, di modificazione, di contesto, di ricostruzione; le esperienze rivoluzionarie nella Spagna post-franchista, in particolare a Madrid e Barcellona con figure di architetti-politici come Eduardo Mandaga e Oriol Bohigas che avviarono azioni concrete di rigenerazione urbana che tuttora continuano a sorprendere; le innovazioni di procedura proposte da Johannes Voggenhuber a Salisburgo, coinvolgendo architetti internazionali per una politica esemplare di concorsi e realizzazioni gestite con la massima trasparenza pubblica; il rinnovato ruolo degli architetti paesaggisti in Francia, chiamati ad intervenire sempre più spesso in progetti urbani e in progetti infrastrutturali a scala territoriale.
architettura svizzera, architettura del piano, Luigi Snozzi, Vittorio Gregotti, Bernardo Secchi, Oriol Bohigas
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