Il saggio offre una lettura originale di Palazzo Te, che si allontana dalle ordinarie descrizioni formali e 'stilistiche', alla ricerca di una più approfondita comprensione delle logiche distributive e funzionali della villa. In ciò hanno contribuito diversi fattori. Innanzitutto la fabbrica in se stessa, depurata delle superfetazioni aggiunte nei secoli, grazie al confronto e alla rilettura della planimetria cinquecentesca di anonimo e dei disegni eseguiti da I. Andreasi nel 1568, tutti conservati nel Kunstmuseum di Duesseldorf. A ciò si sono aggiunte altre imprescindibili fonti (rigorosamente cinquecentesche), come l'inventario dei beni di Federico II Gonzaga (steso dal notaio Odoardo Stivini nel 1540), la descrizione manoscritta di J. Strada (oggi nella Österreischische Nationalbibliothek-Handschriftensammlung) e quelle più note e a stampa di G. Vasari (1550 e 1568). Una più approfondita comprensione delle scelte progettuali e tecniche adottate da Giulio Romano è stata rivelata dal confronto con il pregresso cantiere dell'incompiuta Villa Madama (nel quale il Pippi affiancò Raffaello) e dallo studio di alcuni specifici passi, tratti dal "De Architectura" di M. Vitruvio Pollione e dal "De Re Aedificatoria" di L. B. Alberti, dedicati al vivere in villa. Certamente noti al Sanzio ed al Pippi, essi hanno consentito di rileggere l'edificio in una nuova ottica, quella dell'architetto attento alla piena coincidenza di forma e funzioni, avente come guida il manuale per eccellenza del vivere antico e la sua più nota interpretazione moderna, peraltro effettivamente posseduta da Giulio (se ne conserva la copia nella Biblioteca Nazionale di Torino). Il confronto delle fonti prese in esame restituisce piena funzionalità e centralità al cortile, inteso come grande atrium o spazio distributivo per i quattro appartamenti accessibili dalle logge che costituivano la residenza. Appartamenti la cui lettura è oggi completamente mortificata dalla perdita di senso dei percorsi e dalla illogica modalità di visita. Ad ognuno di essi e ad ogni ambiente è stata quindi restituita una plausibile funzione, cercando conferme non solo nell'apparato decorativo e nei temi iconografici, ma soprattutto nella logica del modus vivendi antico e del suo recupero in età moderna. L'osservazione dei caratteri peculiari, legati a dimensione e sequenza degli spazi (sale, anticamere, camere e camerini), al numero e all'esposizione delle aperture, alla presenza di sistemi di riscaldamento (irraggiamento solare e camini) o di raffrescamento (venti dominati, giardini e peschiere), agli schermi frangisole (logge, loggiati e tamponi) e agli ambienti funzionali (mezzanini, cucina, tinelli per la servitù), ha restituito (anche grazie ad alcune rielaborazioni grafiche) un nuovo senso all'edificio, rivelando una concezione ad oggi rimasta sottotraccia se non addirittura nascosta, costituita dalla distinzione in appartamenti maschili e femminili, invernali ed estivi, confermando la complessità ideativa (non solo in campo decorativo) del progetto giuliesco.

Forme e funzioni di Palazzo Te. Una rilettura delle carte di Duesseldorf

C. Togliani
2021

Abstract

Il saggio offre una lettura originale di Palazzo Te, che si allontana dalle ordinarie descrizioni formali e 'stilistiche', alla ricerca di una più approfondita comprensione delle logiche distributive e funzionali della villa. In ciò hanno contribuito diversi fattori. Innanzitutto la fabbrica in se stessa, depurata delle superfetazioni aggiunte nei secoli, grazie al confronto e alla rilettura della planimetria cinquecentesca di anonimo e dei disegni eseguiti da I. Andreasi nel 1568, tutti conservati nel Kunstmuseum di Duesseldorf. A ciò si sono aggiunte altre imprescindibili fonti (rigorosamente cinquecentesche), come l'inventario dei beni di Federico II Gonzaga (steso dal notaio Odoardo Stivini nel 1540), la descrizione manoscritta di J. Strada (oggi nella Österreischische Nationalbibliothek-Handschriftensammlung) e quelle più note e a stampa di G. Vasari (1550 e 1568). Una più approfondita comprensione delle scelte progettuali e tecniche adottate da Giulio Romano è stata rivelata dal confronto con il pregresso cantiere dell'incompiuta Villa Madama (nel quale il Pippi affiancò Raffaello) e dallo studio di alcuni specifici passi, tratti dal "De Architectura" di M. Vitruvio Pollione e dal "De Re Aedificatoria" di L. B. Alberti, dedicati al vivere in villa. Certamente noti al Sanzio ed al Pippi, essi hanno consentito di rileggere l'edificio in una nuova ottica, quella dell'architetto attento alla piena coincidenza di forma e funzioni, avente come guida il manuale per eccellenza del vivere antico e la sua più nota interpretazione moderna, peraltro effettivamente posseduta da Giulio (se ne conserva la copia nella Biblioteca Nazionale di Torino). Il confronto delle fonti prese in esame restituisce piena funzionalità e centralità al cortile, inteso come grande atrium o spazio distributivo per i quattro appartamenti accessibili dalle logge che costituivano la residenza. Appartamenti la cui lettura è oggi completamente mortificata dalla perdita di senso dei percorsi e dalla illogica modalità di visita. Ad ognuno di essi e ad ogni ambiente è stata quindi restituita una plausibile funzione, cercando conferme non solo nell'apparato decorativo e nei temi iconografici, ma soprattutto nella logica del modus vivendi antico e del suo recupero in età moderna. L'osservazione dei caratteri peculiari, legati a dimensione e sequenza degli spazi (sale, anticamere, camere e camerini), al numero e all'esposizione delle aperture, alla presenza di sistemi di riscaldamento (irraggiamento solare e camini) o di raffrescamento (venti dominati, giardini e peschiere), agli schermi frangisole (logge, loggiati e tamponi) e agli ambienti funzionali (mezzanini, cucina, tinelli per la servitù), ha restituito (anche grazie ad alcune rielaborazioni grafiche) un nuovo senso all'edificio, rivelando una concezione ad oggi rimasta sottotraccia se non addirittura nascosta, costituita dalla distinzione in appartamenti maschili e femminili, invernali ed estivi, confermando la complessità ideativa (non solo in campo decorativo) del progetto giuliesco.
Giulio Romano. Pittore, architetto, artista universale. Studi e ricerche
978-88-97610-27-4
Storia dell'Architettura
Architettura del Cinquecento
Giulio Romano, pittore e architetto
Leon Battista Alberti, architetto
Marco Vitruvio Pollione, architetto
Mantova, Palazzo Te
Jacopo Strada, antiquario e architetto
Ippolito Andreasi, pittore e architetto
Giovanni Battista Bertani, pittore e architetto
Raffaello Sanzio, pittore e architetto
Roma, Villa Madama
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11311/1206683
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