Il saggio costituisce una sintesi delle opere e dei lavori progettati ed eseguiti fra XIX e XX secolo a salvaguardia della città di Mantova, posta al centro di un ampio specchio d'acqua suddiviso nei quattro laghi alimentati dalle acque del Mincio e regimentati a tre diverse quote. Essa pativa i bimillenari problemi legati sua posizione geografica, vale a dire i nefasti effetti di alluvioni periodiche e malaria endemica. Con il declino delle infrastrutture medievali e rinascimentali, i primi progetti per la sistemazione idraulica dei laghi e la bonifica di parte dei bacini vennero avanzate sin dal XVIII secolo, sin oltre la metà del XIX. Al capezzale di Mantova si affaticarono, matematici, idraulici, ingegneri. All'indomani dell'annessione della città al Regno d'Italia il dibattito si fece più serrato e concreto, coinvolgendo oltre ai tecnici, anche il rinomato filosofo Roberto Ardigò con la visionaria idea del prosciugamento di ben tre laghi su quattro. Dopo i provvedimenti volti alla sola difesa idraulica e all'interdizione dell'ingresso delle acque del Mincio in città, la questione tecnica si spostò, alla luce della sempre più diffusa meccanizzazione, alla necessità di espellere le acque comunque filtranti attraverso le difese. La costruzione di tali impianti fu però rinviata sino alla fine degli anni '20 e l'esordio dei '30 del Novecento a causa del dibattito tecnico innescato da coloro che intesero il problema idraulico locale necessariamente connesso a sistemazioni territoriali di più ampia portata che non potevano prescindere dalle istanze legate alla navigazione, all'impiego industriale dell'acqua, alla sistemazione agraria delle terre circostanti, alla regimazione del bacino del Garda (dal quale il Mincio ha origine) e di quello dell'Adige. Fu così che solo negli anni '30 furono prese le decisioni tecniche per l'assetto dei laghi e della rete idraulica ad essi connessa. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale decretò, purtroppo, la battuta d'arresto che vanificò, almeno in parte, gli esiti del brillante dibattito tecnico dei decenni precedenti, con decisioni e realizzazioni parziali o addirittura incoerenti, se non addirittura in contrasto fra loro. Se Mantova riuscì a debellare la piaga malarica pur salvando tre dei suoi quattro laghi, beneficiando al contempo di ubertose campagne tutt'intorno (grazie all'eliminazione dei ristagni e all'irrigazione forzata), non vide però coronato il sogno di divenire un importante porto lacuale nel cuore della Pianura Padana, in connessione con il Mare Adriatico e con le idrovie lombarde come era stato immaginato e considerato possibile.

Mantova e le acque: progetti e realizzazioni (XIX_XX sec.)

C. Togliani
2017

Abstract

Il saggio costituisce una sintesi delle opere e dei lavori progettati ed eseguiti fra XIX e XX secolo a salvaguardia della città di Mantova, posta al centro di un ampio specchio d'acqua suddiviso nei quattro laghi alimentati dalle acque del Mincio e regimentati a tre diverse quote. Essa pativa i bimillenari problemi legati sua posizione geografica, vale a dire i nefasti effetti di alluvioni periodiche e malaria endemica. Con il declino delle infrastrutture medievali e rinascimentali, i primi progetti per la sistemazione idraulica dei laghi e la bonifica di parte dei bacini vennero avanzate sin dal XVIII secolo, sin oltre la metà del XIX. Al capezzale di Mantova si affaticarono, matematici, idraulici, ingegneri. All'indomani dell'annessione della città al Regno d'Italia il dibattito si fece più serrato e concreto, coinvolgendo oltre ai tecnici, anche il rinomato filosofo Roberto Ardigò con la visionaria idea del prosciugamento di ben tre laghi su quattro. Dopo i provvedimenti volti alla sola difesa idraulica e all'interdizione dell'ingresso delle acque del Mincio in città, la questione tecnica si spostò, alla luce della sempre più diffusa meccanizzazione, alla necessità di espellere le acque comunque filtranti attraverso le difese. La costruzione di tali impianti fu però rinviata sino alla fine degli anni '20 e l'esordio dei '30 del Novecento a causa del dibattito tecnico innescato da coloro che intesero il problema idraulico locale necessariamente connesso a sistemazioni territoriali di più ampia portata che non potevano prescindere dalle istanze legate alla navigazione, all'impiego industriale dell'acqua, alla sistemazione agraria delle terre circostanti, alla regimazione del bacino del Garda (dal quale il Mincio ha origine) e di quello dell'Adige. Fu così che solo negli anni '30 furono prese le decisioni tecniche per l'assetto dei laghi e della rete idraulica ad essi connessa. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale decretò, purtroppo, la battuta d'arresto che vanificò, almeno in parte, gli esiti del brillante dibattito tecnico dei decenni precedenti, con decisioni e realizzazioni parziali o addirittura incoerenti, se non addirittura in contrasto fra loro. Se Mantova riuscì a debellare la piaga malarica pur salvando tre dei suoi quattro laghi, beneficiando al contempo di ubertose campagne tutt'intorno (grazie all'eliminazione dei ristagni e all'irrigazione forzata), non vide però coronato il sogno di divenire un importante porto lacuale nel cuore della Pianura Padana, in connessione con il Mare Adriatico e con le idrovie lombarde come era stato immaginato e considerato possibile.
Storia della Bonifica Idraulica
Storia dell'Ingegneria
Laghi di Mantova
Ingegneri
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