Sullo scadere del XVIII secolo, e più precisamente dopo l'anno 1786 ed entro il 1789, in Mantova veniva demolita la chiesa parrocchiale di Sant'Ambrogio. Di essa non è rimasta alcuna traccia visibile, né alcuna rappresentazione, tanto che, nel corso di poco più di due secoli, se ne è perduta completamente la memoria. Eppure si trattava di una chiesa di antica fondazione e piuttosto longeva, con un servizio parrocchiale di quasi mille anni. Il saggio, attraverso una ricognizione delle inedite fonti documentarie dell'Archivio Storico Diocesano e dell'Archivio di Stato di Mantova, consente di ripercorre le fasi salienti della storia dell'edificio, di ricostruirne l'assetto planimetrico, di individuare le tante e preziose testimonianze artistiche, alcune delle quali fortunosamente sopravvissute alla distruzione e alla dispersione. Di fondazione carolingia (almeno così tramandano le fonti manoscritte e a stampa), se ne conservano le prime descrizioni a partire dal XVI secolo, grazie alle visite inquisitoriali, pastorali e apostoliche ed agli inventari dei beni (il primo con dettagli descrittivi rilevanti risale al 1575). Il tempio, insieme al terreno circostante (il cui sedime è oggi occupato dalla centralissima Piazza D'Arco), serviva da cimitero. In essa furono sepolti il pittore parmense Giovanni Canti (1650-1716) e il sacerdote Francesco Sansisti (+1693), pittore e architetto dilettante, al quale spettano la ristrutturazione generale dell'edificio nell'anno 1681 e una perduta tela avente per soggetto la "Tentazione di Giuseppe", a lungo conservata nella Casa canonicale, forse copia di un omologo dipinto attribuito al pittore Nicolò Musso (1585/90-1618) e appartenuto alla celebre collezione del consigliere gonzaghesco Annibale Chieppio, oggi custodito in Palazzo D'Arco. Sui numerosi altari laterali, spiccavano la perduta statua polimaterica della Vergine Immacolata (che i documenti riconducono alla mano dello scultore tedesco Guglielmo Duschi e ad un anno di poco antecedente al 1700) e alcuni preziosi dipinti, come un tavola cinquecentesca con il "Salvator Mundi", opera di Ludovico (Luigi) Costa, forse identificabile con la "Ascesa di Cristo al Cielo" (per la quale è stato fatto anche il nome di Ippolito Andreasi, detto l'Andreasino) oggi al Kunsthistorisches Museum di Vienna, e una tela con la "Natività della Beata Vergine Maria", ricondotta addirittura a Giulio Romano (o più precisamente alla sua cerchia) ed oggi nella parrocchiale di Soave (Mn). Molti altri dipinti, che arricchivano la raccolta della chiesa e della canonica, sono andati perduti. Fra di essi due erano attribuiti ad Andrea Mantegna (o a pittori mantegneschi) ed uno aveva per soggetto la "Imagine di B.V.S., Giovan Battista, e San Bartolomeo". Anche di un "Ecce Homo" del pittore Siro Baroni (1700-75) si sono ancor più rapidamente perse le tracce. Parte degli arredi della chiesa è però sopravvissuta e oggi si trova nella non lontana parrocchiale intitolata ai Santi Gervasio e Protasio: la bussola lignea di ingresso, l'altare maggiore con la transenna e due altari laterali, tutti in marmi colorati. Sempre nella chiesa dei Santi Gervasio e Protasio si trova, proveniente da Sant'Ambrogio, una grande tela con la "Deposizione di Cristo" attribuita (con qualche dubbio) a Francesco Canti, mentre si sono perdute le tracce di un dipinto con la "Invenzione del Preziosissimo Sangue", forse distrutto nel corso della Seconda Guerra Mondiale, forse identificabile con la tela attribuita e poi sottratta al mantovano Francesco Borgani (1557 c.-1624), oggi conservata nella cappella Cantelmi della Basilica Concattedrale di Sant'Andrea.

Sant'Ambrogio, la chiesa che non c'è. Peregrinazioni archivistiche per un racconto documentale

C. Togliani
2021

Abstract

Sullo scadere del XVIII secolo, e più precisamente dopo l'anno 1786 ed entro il 1789, in Mantova veniva demolita la chiesa parrocchiale di Sant'Ambrogio. Di essa non è rimasta alcuna traccia visibile, né alcuna rappresentazione, tanto che, nel corso di poco più di due secoli, se ne è perduta completamente la memoria. Eppure si trattava di una chiesa di antica fondazione e piuttosto longeva, con un servizio parrocchiale di quasi mille anni. Il saggio, attraverso una ricognizione delle inedite fonti documentarie dell'Archivio Storico Diocesano e dell'Archivio di Stato di Mantova, consente di ripercorre le fasi salienti della storia dell'edificio, di ricostruirne l'assetto planimetrico, di individuare le tante e preziose testimonianze artistiche, alcune delle quali fortunosamente sopravvissute alla distruzione e alla dispersione. Di fondazione carolingia (almeno così tramandano le fonti manoscritte e a stampa), se ne conservano le prime descrizioni a partire dal XVI secolo, grazie alle visite inquisitoriali, pastorali e apostoliche ed agli inventari dei beni (il primo con dettagli descrittivi rilevanti risale al 1575). Il tempio, insieme al terreno circostante (il cui sedime è oggi occupato dalla centralissima Piazza D'Arco), serviva da cimitero. In essa furono sepolti il pittore parmense Giovanni Canti (1650-1716) e il sacerdote Francesco Sansisti (+1693), pittore e architetto dilettante, al quale spettano la ristrutturazione generale dell'edificio nell'anno 1681 e una perduta tela avente per soggetto la "Tentazione di Giuseppe", a lungo conservata nella Casa canonicale, forse copia di un omologo dipinto attribuito al pittore Nicolò Musso (1585/90-1618) e appartenuto alla celebre collezione del consigliere gonzaghesco Annibale Chieppio, oggi custodito in Palazzo D'Arco. Sui numerosi altari laterali, spiccavano la perduta statua polimaterica della Vergine Immacolata (che i documenti riconducono alla mano dello scultore tedesco Guglielmo Duschi e ad un anno di poco antecedente al 1700) e alcuni preziosi dipinti, come un tavola cinquecentesca con il "Salvator Mundi", opera di Ludovico (Luigi) Costa, forse identificabile con la "Ascesa di Cristo al Cielo" (per la quale è stato fatto anche il nome di Ippolito Andreasi, detto l'Andreasino) oggi al Kunsthistorisches Museum di Vienna, e una tela con la "Natività della Beata Vergine Maria", ricondotta addirittura a Giulio Romano (o più precisamente alla sua cerchia) ed oggi nella parrocchiale di Soave (Mn). Molti altri dipinti, che arricchivano la raccolta della chiesa e della canonica, sono andati perduti. Fra di essi due erano attribuiti ad Andrea Mantegna (o a pittori mantegneschi) ed uno aveva per soggetto la "Imagine di B.V.S., Giovan Battista, e San Bartolomeo". Anche di un "Ecce Homo" del pittore Siro Baroni (1700-75) si sono ancor più rapidamente perse le tracce. Parte degli arredi della chiesa è però sopravvissuta e oggi si trova nella non lontana parrocchiale intitolata ai Santi Gervasio e Protasio: la bussola lignea di ingresso, l'altare maggiore con la transenna e due altari laterali, tutti in marmi colorati. Sempre nella chiesa dei Santi Gervasio e Protasio si trova, proveniente da Sant'Ambrogio, una grande tela con la "Deposizione di Cristo" attribuita (con qualche dubbio) a Francesco Canti, mentre si sono perdute le tracce di un dipinto con la "Invenzione del Preziosissimo Sangue", forse distrutto nel corso della Seconda Guerra Mondiale, forse identificabile con la tela attribuita e poi sottratta al mantovano Francesco Borgani (1557 c.-1624), oggi conservata nella cappella Cantelmi della Basilica Concattedrale di Sant'Andrea.
La chiesa di Sant'Egidio e tre parrocchiali scomparse
978-88-908415-8-3
Storia dell'Architettura
Mantova, chiesa di Sant'Ambrogio
Mantova, chiesa dei Santi Gervasio e Protasio
Soave di Porto Mantovano (Mn), chiesa della Natività di Maria
Mantova, basilica concattedrale di Sant'Andrea, cappella Cantelmi
Giulio Romano, pittore
Ludovico (Luigi) Costa, pittore
Francesco Borgani, pittore
Francesco Sansisti, sacerdote e pittore
Annibale Chieppio, nobiluomo e consigliere ducale
Gaetano Teranza, sacerdote
Federico Follino, sacerdote
Guglielmo Duschi, scultore
Domenico Azzolini, pittore
Andrea Mantegna, pittore
Siro Baroni, pittore
Nicolò Musso, pittore
Mantova, piazza D'Arco
Giovanni Canti, pittore
Ippolito Andreasi (detto l'Andreasino), pittore
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