Il saggio prende avvio dalle riflessioni, circa il primato ideativo della scuola fortificatoria italiana dal XV al XVI secolo (da Francesco di Giorgio Martini ad Antonio Lupicini), condotte da Giuseppe Grassi nell'edizione critica delle "Opere di Raimondo Montecuccoli annotate da Ugo Foscolo" (1° ed. 1821). Ricostruisce quindi l'evoluzione della prassi fortificatoria, partendo proprio dalla letteratura critica ottocentesca (in primis dall'opera dell'ufficiale prussiano Adolf Heinrich von Zastrow), lasciando emergere il pesante debito teorico (all'epoca sostanzialmente negato dagli autori francesi) nei confronti degli ingegneri italiani (anche dei cosiddetti minori del XVI-XVII sec. come Busca, Floriani e Rossetti) e, nella fattispecie, di due figure emblematiche e volutamente a lungo sottaciute: Francesco de Marchi (1504-76) e Raimondo Montecuccoli (1609-80). Il primo, morto prematuramente prima dell'uscita a stampa della sua opera integrale, venne infatti, secondo alcuni studiosi della materia, ampliamente plagiato all'estero e soprattutto nella Francia monarchica. Fu solo sotto Napoleone Bonaparte e con la costituzione del Regno d'Italia filofrancese, che la sua importanza fu parzialmente riconosciuta e riscattata mediante la monumentale edizione a stampa curata da Luigi Marini, uscita in cinque volumi nel 1810. Il sostanziale ritardo francese, ben evidenziato da von Zastrow, sarà colmato in oltre un secolo di studi a stampa (partendo da de La Treille giungendo sino a Pagan, passando per Bar-le-Duc, Sarrazin e De Ville), ma pienamente riscattato solo grazie all'apice teorico e pratico rappresentato da Sebastien le Preste de Vauban, autore della fondamentale opera uscita nel 1685 e di molte realizzazioni sul campo, progettate ed eseguite per Luigi XIV. Fu allora che la fama di Vauban oscurò definitivamente quella di qualsiasi altro autore precedente, inducendo i francesi a negare soprattutto l'apporto italiano. Il recupero tecnico transalpino fu però possibile proprio grazie agli studi dei più dimenticati fra gli ingegneri militari italiani, cioè dei suddetti De Marchi e Montecuccoli. Quest'ultimo, teorico e pratico, vide la propria fama oscurata per non essere stato (a differenza di Vauban) al servizio del Re Sole, ma dell'Impero Asburgico, e soprattutto perché le sue opere (come quella del bolognese) furono pubblicate solo dopo la morte dell'autore. Come per De Marchi, la sua fortuna critica conobbe un qualche riscatto proprio in età napoleonica, grazie all'edizione degli "Aforismi dell'arte bellica" e delle "Tavole militari" ("Il sistema dell'arte bellica") curata da Ugo Foscolo nel 1807-08 e poi ripresa dal citato Grassi nel 1821. Il saggio ripercorre da ultima la fortuna critica di Montecuccoli e Vauban, ingegneri effettivamente sul campo, e, gli esiti delle loro opere teoriche sui principi della difesa, ma anche dell'offesa, descrivendo tutte le fasi della costruzione fortificata e del cosiddetto assedio scientifico. Un patrimonio di conoscenze oggi dimenticato, ma di grande attualità ancora fra gli addetti ai lavori, fino allo scadere del XIX secolo.

Difesa e offesa: l'arte della fortificazione e dell'assedio. Italia e Francia a confronto nel dibattito storiografico ottocentesco

C. Togliani
2021

Abstract

Il saggio prende avvio dalle riflessioni, circa il primato ideativo della scuola fortificatoria italiana dal XV al XVI secolo (da Francesco di Giorgio Martini ad Antonio Lupicini), condotte da Giuseppe Grassi nell'edizione critica delle "Opere di Raimondo Montecuccoli annotate da Ugo Foscolo" (1° ed. 1821). Ricostruisce quindi l'evoluzione della prassi fortificatoria, partendo proprio dalla letteratura critica ottocentesca (in primis dall'opera dell'ufficiale prussiano Adolf Heinrich von Zastrow), lasciando emergere il pesante debito teorico (all'epoca sostanzialmente negato dagli autori francesi) nei confronti degli ingegneri italiani (anche dei cosiddetti minori del XVI-XVII sec. come Busca, Floriani e Rossetti) e, nella fattispecie, di due figure emblematiche e volutamente a lungo sottaciute: Francesco de Marchi (1504-76) e Raimondo Montecuccoli (1609-80). Il primo, morto prematuramente prima dell'uscita a stampa della sua opera integrale, venne infatti, secondo alcuni studiosi della materia, ampliamente plagiato all'estero e soprattutto nella Francia monarchica. Fu solo sotto Napoleone Bonaparte e con la costituzione del Regno d'Italia filofrancese, che la sua importanza fu parzialmente riconosciuta e riscattata mediante la monumentale edizione a stampa curata da Luigi Marini, uscita in cinque volumi nel 1810. Il sostanziale ritardo francese, ben evidenziato da von Zastrow, sarà colmato in oltre un secolo di studi a stampa (partendo da de La Treille giungendo sino a Pagan, passando per Bar-le-Duc, Sarrazin e De Ville), ma pienamente riscattato solo grazie all'apice teorico e pratico rappresentato da Sebastien le Preste de Vauban, autore della fondamentale opera uscita nel 1685 e di molte realizzazioni sul campo, progettate ed eseguite per Luigi XIV. Fu allora che la fama di Vauban oscurò definitivamente quella di qualsiasi altro autore precedente, inducendo i francesi a negare soprattutto l'apporto italiano. Il recupero tecnico transalpino fu però possibile proprio grazie agli studi dei più dimenticati fra gli ingegneri militari italiani, cioè dei suddetti De Marchi e Montecuccoli. Quest'ultimo, teorico e pratico, vide la propria fama oscurata per non essere stato (a differenza di Vauban) al servizio del Re Sole, ma dell'Impero Asburgico, e soprattutto perché le sue opere (come quella del bolognese) furono pubblicate solo dopo la morte dell'autore. Come per De Marchi, la sua fortuna critica conobbe un qualche riscatto proprio in età napoleonica, grazie all'edizione degli "Aforismi dell'arte bellica" e delle "Tavole militari" ("Il sistema dell'arte bellica") curata da Ugo Foscolo nel 1807-08 e poi ripresa dal citato Grassi nel 1821. Il saggio ripercorre da ultima la fortuna critica di Montecuccoli e Vauban, ingegneri effettivamente sul campo, e, gli esiti delle loro opere teoriche sui principi della difesa, ma anche dell'offesa, descrivendo tutte le fasi della costruzione fortificata e del cosiddetto assedio scientifico. Un patrimonio di conoscenze oggi dimenticato, ma di grande attualità ancora fra gli addetti ai lavori, fino allo scadere del XIX secolo.
Gli assedi italiani di Napoleone. I. Gli assedi fra XVII e XIX sec. principi, dottrine, uomini, mezzi
978-88-942223-1-9
Storia dell'architettura militare
Storia dell'editoria
Tecniche di fortificazione
Tecniche di assedio
Giuseppe Grassi
Niccolò Tartaglia, ingegnere militare
Girolamo Zanchi, ingegnere militare
Giacomo Lanteri, ingegnere militare
Girolamo Maggi, ingegnere militare
Giacomo Castriotto, ingegnere militare
Francesco Montemellino, militare
Gioacchino da Coniano, militare
Carlo Teti, militare
Girolamo Cattaneo, ingegnere militare
Pietro Cataneo, ingegnere militare
Galasso Alghisi da Carpi, ingegnere militare
Antonio Lupicini, ingegnere militare
Francesco di Giorgio Martini, ingegnere militare
Alessandro Vittorio Papacino d'Antoni, militare
Carlo Promis
Francesco De Marchi, ingegnere militare
Ercole Corazzi
Pietro Paolo Floriani, ingegnere militare
Donato Rossetti, ingegnere militare
Ugo Foscolo
Raimondo Montecuccoli, ingegnere militare
Agostino Paradisi
Gian Giacomo Trivulzio, principe
Errard de Bar-le-Duc, ingegnere militare
Alain Manesson-Mallet, ingegnere militare
François de Seigneur de Beroil de La Treille, ingegnere militare
Jean Errard de Bar-le-Duc, ingegnere militare
Jean Sarrazin, ingegnere militare
Antoine De Ville, ingegnere militare
Blaise François Pagan, ingegnere militare
Sébastien Le Prestre, marchese di Vauban, ingegnere militare
Allain Manesson-Mallet, ingegnere militare
Jean François Bernard, ingegnere militare
Pierre Alexandre Joseph Allent
Guillaume de Lafon de Boisguérin, ingegnere militare
Albrecht Duerer, ingegnere militare
Adolf Heinrich von Zastrow, militare
Daniel Speckle, ingegnere militare
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