I paesaggi costieri sono sempre stati sede di una produzione spaziale conflittuale legata alla sovrapposizione di diverse geografie, popolazioni, attività, programmi e aspettative. Spazi di espansione e contrazione, dove il patrimonio edilizio soffre di un progressivo degrado e abbandono e quello naturalistico continua ad essere saccheggiato, dove l’esercizio della cittadinanza si dimostra più difficile. Molti di questi paesaggi si sono sviluppati nel corso del tempo consolidando simultaneamente una “linea di resistenza” alle forze del mare e le condizioni per una convivenza privilegiata con esso. Attraverso il mito del waterfront, spiagge appiattite e onde addomesticate da barriere, frammenti di produzioni agricole e canalizzazioni, file di case vacanze, tracce di spazi pubblici e servizi caratterizzano il paesaggio di contatto tra mare e terra in molte delle nostre città e territori. Il contributo intende utilizzare l'esplorazione progettuale in tre differenti casi studio nel Mediterraneo al fine di innescare una riflessione sul futuro delle aree costiere, e sui dispositivi che è possibile mettere in campo per rispondere alle difficili sfide che dovranno affrontare. Attraverso la comparazione dei casi analizzati, si cerca di considerare i rischi ma di anche cogliere le “opportunità” correlabili ai cambiamenti climatici e al conseguente innalzamento del livello del mare: «l’opportunità di ripensare la costa come un nuovo paesaggio dinamico ma anche di valutare criticamente la qualità architettonica (o la mancanza di essa) dell'attuale infrastruttura per le vacanze» (B. De Meulder, 2017). Una riflessione di carattere generale sulle modalità di riscrivere la relazione tra mare e terra nei territori costieri ci porta ad individuare due principali mosse: un necessario passaggio dall’uso di un’ingegneria dura a una più “morbida” o naturale per un ripristino del dinamismo della costa, e al contempo, un ripensamento del turismo e dell’agricoltura, che dovrebbero essere riconfigurate come possibili motori per consolidare una circolarità dell’economia, proponendo approcci innovativi nella riscrittura delle infrastrutture e dell’urbanizzazione costiera. Tuttavia, queste mosse prefigurate non sarebbero prive di rischi, e implicherebbero un'attenta riflessione tanto sulle strategie di trasformazione, quanto sugli strumenti di pianificazione.

Tra mare e terra. L'acqua nel disegno litoraneo

Chiara Nifosì
2021

Abstract

I paesaggi costieri sono sempre stati sede di una produzione spaziale conflittuale legata alla sovrapposizione di diverse geografie, popolazioni, attività, programmi e aspettative. Spazi di espansione e contrazione, dove il patrimonio edilizio soffre di un progressivo degrado e abbandono e quello naturalistico continua ad essere saccheggiato, dove l’esercizio della cittadinanza si dimostra più difficile. Molti di questi paesaggi si sono sviluppati nel corso del tempo consolidando simultaneamente una “linea di resistenza” alle forze del mare e le condizioni per una convivenza privilegiata con esso. Attraverso il mito del waterfront, spiagge appiattite e onde addomesticate da barriere, frammenti di produzioni agricole e canalizzazioni, file di case vacanze, tracce di spazi pubblici e servizi caratterizzano il paesaggio di contatto tra mare e terra in molte delle nostre città e territori. Il contributo intende utilizzare l'esplorazione progettuale in tre differenti casi studio nel Mediterraneo al fine di innescare una riflessione sul futuro delle aree costiere, e sui dispositivi che è possibile mettere in campo per rispondere alle difficili sfide che dovranno affrontare. Attraverso la comparazione dei casi analizzati, si cerca di considerare i rischi ma di anche cogliere le “opportunità” correlabili ai cambiamenti climatici e al conseguente innalzamento del livello del mare: «l’opportunità di ripensare la costa come un nuovo paesaggio dinamico ma anche di valutare criticamente la qualità architettonica (o la mancanza di essa) dell'attuale infrastruttura per le vacanze» (B. De Meulder, 2017). Una riflessione di carattere generale sulle modalità di riscrivere la relazione tra mare e terra nei territori costieri ci porta ad individuare due principali mosse: un necessario passaggio dall’uso di un’ingegneria dura a una più “morbida” o naturale per un ripristino del dinamismo della costa, e al contempo, un ripensamento del turismo e dell’agricoltura, che dovrebbero essere riconfigurate come possibili motori per consolidare una circolarità dell’economia, proponendo approcci innovativi nella riscrittura delle infrastrutture e dell’urbanizzazione costiera. Tuttavia, queste mosse prefigurate non sarebbero prive di rischi, e implicherebbero un'attenta riflessione tanto sulle strategie di trasformazione, quanto sugli strumenti di pianificazione.
Territori Marginali Oscillazioni tra interno e costa
9788862425261
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11311/1205150
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