Marino Narpozzi is a cultured and original architect, perceptive, and highly refined. Undoubtedly thanks to his “intellectual approach” which derived from that universe of Aldo Rossi of which he was a part for many years, as a pupil and associate of the great maestro, but also and above all of an inseparable relationship between research, teaching, and design. Reading his essays in the book Marino Narpozzi. Conversazioni in-disciplinate, skilfully compiled and reorganized by the editors, Anna Maritano and Francesco Saverio Fera, is like entering the intimate world of a scholar, made up of a universe of books, delving into research which questions the most obscure aspects of the discipline, its connexions and constants, «but also the epistemological and foundational contradictions of creating architecture». As the editors of the volume write, «in his own way [Narpozzi] is a collector of books, an unmethodical gatherer», which can be understood by lingering over the quotations and notes present in this book, and they go on to add that his collection is «a library of fragments and of memory made for the construction of an original intellectual path».

Marino Narpozzi è un architetto colto e originale, vigile e sopraffino. Sicuramente merito di questo suo “atteggiamento intellettuale” proviene da quell’universo rossiano di cui ha fatto parte, per tanti anni, come allievo e collaboratore del grande Maestro ma anche e soprattutto di un rapporto inscindibile tra l’attività di ricerca, l’insegnamento e il progetto. Leggere i suoi saggi, sapientemente raccolti e riorganizzati dai curatori, Anna Maritano e Francesco Saverio Fera, nel libro Marino Narpozzi. Conversazioni in-disciplinate è come entrare nel mondo intimo di uno studioso, fatto da un universo di libri, addentrandosi in una ricerca che interroga gli aspetti più reconditi della disciplina, i legami e le costanti, «ma anche delle contraddizioni epistemologiche e fondative del fare architettura». Narpozzi, scrivono i curatori del volume, «a suo modo è un collezionista di libri, collezionista non sistematico», questo si intuisce soffermandosi sulle citazioni e sulle note presenti in questo libro, e aggiungono, che la sua collezione è «una biblioteca di frammenti e di memoria fatta per la costruzione di un originale percorso intellettuale».

La Bibliothèque fantastique

T. Brighenti
2021

Abstract

Marino Narpozzi è un architetto colto e originale, vigile e sopraffino. Sicuramente merito di questo suo “atteggiamento intellettuale” proviene da quell’universo rossiano di cui ha fatto parte, per tanti anni, come allievo e collaboratore del grande Maestro ma anche e soprattutto di un rapporto inscindibile tra l’attività di ricerca, l’insegnamento e il progetto. Leggere i suoi saggi, sapientemente raccolti e riorganizzati dai curatori, Anna Maritano e Francesco Saverio Fera, nel libro Marino Narpozzi. Conversazioni in-disciplinate è come entrare nel mondo intimo di uno studioso, fatto da un universo di libri, addentrandosi in una ricerca che interroga gli aspetti più reconditi della disciplina, i legami e le costanti, «ma anche delle contraddizioni epistemologiche e fondative del fare architettura». Narpozzi, scrivono i curatori del volume, «a suo modo è un collezionista di libri, collezionista non sistematico», questo si intuisce soffermandosi sulle citazioni e sulle note presenti in questo libro, e aggiungono, che la sua collezione è «una biblioteca di frammenti e di memoria fatta per la costruzione di un originale percorso intellettuale».
Marino Narpozzi is a cultured and original architect, perceptive, and highly refined. Undoubtedly thanks to his “intellectual approach” which derived from that universe of Aldo Rossi of which he was a part for many years, as a pupil and associate of the great maestro, but also and above all of an inseparable relationship between research, teaching, and design. Reading his essays in the book Marino Narpozzi. Conversazioni in-disciplinate, skilfully compiled and reorganized by the editors, Anna Maritano and Francesco Saverio Fera, is like entering the intimate world of a scholar, made up of a universe of books, delving into research which questions the most obscure aspects of the discipline, its connexions and constants, «but also the epistemological and foundational contradictions of creating architecture». As the editors of the volume write, «in his own way [Narpozzi] is a collector of books, an unmethodical gatherer», which can be understood by lingering over the quotations and notes present in this book, and they go on to add that his collection is «a library of fragments and of memory made for the construction of an original intellectual path».
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