Dal punto di vista del patrimonio di attrezzature e dotazioni pubbliche, Modena e Reggio Emilia sono casi esemplari nel panorama italiano. Queste città dispongono infatti di proprietà pubbliche cospicue, formatesi in epoche differenti e costituite da diversi tipi di manufatti e aree; beni che in particolare sono l’esito di decenni di urbanistica riformista durante i quali la dotazione locale di standard urbanistici ha conosciuto un notevole incremento, fino a diventare uno dei tratti distintivi di queste realtà urbane . Nonostante la ricchezza quantitativa e qualitativa di tale patrimonio, esso appare oggi ‘fragile’, facendo emergere, qui con particolare evidenza, due ordini di questioni. Da un lato, in una condizione di generale contrazione delle risorse comunali, le amministrazioni sono particolarmente esposte sul fronte della manutenzione di uno stock edilizio progressivamente obsoleto e del suo necessario adeguamento alle normative, in primis quelle antisismiche, antincendio ed energetiche. Da un altro lato, l’inadeguatezza delle strutture esistenti nei confronti di nuove domande – relative a una società sempre più anziana, multiculturale e frammentata – richiede visione e innovazione nella gestione di questo esteso capitale fisso ereditato. Ora, quale senso assume tale patrimonio in relazione alla condizione urbana caratteristica delle ‘città medie’ italiane – bene rappresentata dai due capoluoghi emiliani – alla luce di alcuni cambiamenti strutturali che modificano il quadro di riferimento entro cui le attrezzature e le dotazioni pubbliche venivano intese e gestite fino al recente passato? Le due città in questione sono oggi contraddistinte da popolazioni residenti e da basi economiche stabili, ma allo stesso tempo sono investite da profondi cambiamenti nella stratificazione sociale e nella composizione demografica, e si trovano a dover rispondere a diffuse domande di rigenerazione urbana innescate dalla ridefinizione dell’infrastruttura produttiva e commerciale. È da questi processi che il loro patrimonio pubblico viene sollecitato in modo nuovo, e ciò avviene in particolare nei quadranti nord delle due città, aree percepite come marginali e insicure per la presenza di spazi industriali dismessi, crescenti quote di residenti stranieri e una generale sotto-dotazione di attrezzature collettive.

Fragile, eppure strategico: patrimonio pubblico e rigenerazione urbana

C. Mattioli;F. Zanfi
2021-01-01

Abstract

Dal punto di vista del patrimonio di attrezzature e dotazioni pubbliche, Modena e Reggio Emilia sono casi esemplari nel panorama italiano. Queste città dispongono infatti di proprietà pubbliche cospicue, formatesi in epoche differenti e costituite da diversi tipi di manufatti e aree; beni che in particolare sono l’esito di decenni di urbanistica riformista durante i quali la dotazione locale di standard urbanistici ha conosciuto un notevole incremento, fino a diventare uno dei tratti distintivi di queste realtà urbane . Nonostante la ricchezza quantitativa e qualitativa di tale patrimonio, esso appare oggi ‘fragile’, facendo emergere, qui con particolare evidenza, due ordini di questioni. Da un lato, in una condizione di generale contrazione delle risorse comunali, le amministrazioni sono particolarmente esposte sul fronte della manutenzione di uno stock edilizio progressivamente obsoleto e del suo necessario adeguamento alle normative, in primis quelle antisismiche, antincendio ed energetiche. Da un altro lato, l’inadeguatezza delle strutture esistenti nei confronti di nuove domande – relative a una società sempre più anziana, multiculturale e frammentata – richiede visione e innovazione nella gestione di questo esteso capitale fisso ereditato. Ora, quale senso assume tale patrimonio in relazione alla condizione urbana caratteristica delle ‘città medie’ italiane – bene rappresentata dai due capoluoghi emiliani – alla luce di alcuni cambiamenti strutturali che modificano il quadro di riferimento entro cui le attrezzature e le dotazioni pubbliche venivano intese e gestite fino al recente passato? Le due città in questione sono oggi contraddistinte da popolazioni residenti e da basi economiche stabili, ma allo stesso tempo sono investite da profondi cambiamenti nella stratificazione sociale e nella composizione demografica, e si trovano a dover rispondere a diffuse domande di rigenerazione urbana innescate dalla ridefinizione dell’infrastruttura produttiva e commerciale. È da questi processi che il loro patrimonio pubblico viene sollecitato in modo nuovo, e ciò avviene in particolare nei quadranti nord delle due città, aree percepite come marginali e insicure per la presenza di spazi industriali dismessi, crescenti quote di residenti stranieri e una generale sotto-dotazione di attrezzature collettive.
Diritti in città. Gli standard urbanistici in Italia dal 1968 a oggi
978-88-5522-047-7
dotazioni pubbliche, fragilità territoriali, città medie, rigenerazione urbana, spazi industriali dismessi
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