Dalla seconda metà del Novecento la storia mineraria della Sardegna subisce un drastico processo di declino, il cui portato è oggi un vasto patrimonio abbandonato di edifici, infrastrutture, discariche. Parte di questo patrimonio – questa è la tesi che si sostiene - non potrà probabilmente entrare in un processo di riuso, ma potrà viceversa assumere un senso come rovina della contemporaneità. La riflessione prende le mosse studiando il territorio dell’Iglesiente, nella Sardegna sud-occidentale, dove la sproporzione tra la quantità di luoghi abbandonati, spesso di notevole valore architettonico e memoriale, e le risorse economiche e in termini di attività che ragionevolmente potrebbero rifunzionalizzarli è enorme. In questo quadro il progetto e le politiche territoriali dovranno assumere un approccio selettivo: non tutto potrà essere oggetto di riuso e/o di patrimonializzazione, e andranno esplorati altri modi per tenerne in vita la memoria o eventualmente accompagnarne il declino. In particolare, ci si soffermerà sulle diverse intensità dell’azione progettuale di volta in volta praticabili: riuso dove le condizioni dei manufatti e delle risorse attivabili lo consentiranno; messa in sicurezza dove nuove funzioni non si potranno installare; rovina nei casi di maggiore criticità. Tre possibili gradi di trasformazione che agiscono su singoli luoghi ma che per essere efficaci devono essere sostenuti da opportune visioni territoriali che riattivino una percorribilità diffusa delle reti esistenti, senza la quale è difficile che il processo di declino possa essere invertito.

Ancora una possibilità, tra natura e rovina. Territori post-minerari in Sardegna

Chiara Merlini
2021

Abstract

Dalla seconda metà del Novecento la storia mineraria della Sardegna subisce un drastico processo di declino, il cui portato è oggi un vasto patrimonio abbandonato di edifici, infrastrutture, discariche. Parte di questo patrimonio – questa è la tesi che si sostiene - non potrà probabilmente entrare in un processo di riuso, ma potrà viceversa assumere un senso come rovina della contemporaneità. La riflessione prende le mosse studiando il territorio dell’Iglesiente, nella Sardegna sud-occidentale, dove la sproporzione tra la quantità di luoghi abbandonati, spesso di notevole valore architettonico e memoriale, e le risorse economiche e in termini di attività che ragionevolmente potrebbero rifunzionalizzarli è enorme. In questo quadro il progetto e le politiche territoriali dovranno assumere un approccio selettivo: non tutto potrà essere oggetto di riuso e/o di patrimonializzazione, e andranno esplorati altri modi per tenerne in vita la memoria o eventualmente accompagnarne il declino. In particolare, ci si soffermerà sulle diverse intensità dell’azione progettuale di volta in volta praticabili: riuso dove le condizioni dei manufatti e delle risorse attivabili lo consentiranno; messa in sicurezza dove nuove funzioni non si potranno installare; rovina nei casi di maggiore criticità. Tre possibili gradi di trasformazione che agiscono su singoli luoghi ma che per essere efficaci devono essere sostenuti da opportune visioni territoriali che riattivino una percorribilità diffusa delle reti esistenti, senza la quale è difficile che il processo di declino possa essere invertito.
Downscaling, rightsizing. Contrazione demografica e riorganizzazione spaziale
9788899237349
rinaturalizzazione, riuso, rovina
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