Bernard Khoury è un progettista di fama internazionale, divenuto celebre anche all’estero soprattutto a partire dal 1998 con il noto intervento di recupero di un bunker per realizzare la discoteca B018 sita nella zona di Quarantine. È tra coloro i quali hanno scelto di non lasciare il Paese, preferendo da anni rimanere a lavorare a Beirut, contribuendo con le sue opere a dare una lettura alternativa, rispetto alle logiche prevalenti che la stanno contraddistinguendo, alla ennesima ricostruzione di questa antica e complessa città millenaria. Nel suo libro “Local Heroes” pubblicato nel 2014, racconta in modo originale, anche attraverso molti aneddoti, la storia e la genesi dei suoi progetti, e di Beirut più in generale, facendo emergere una lettura che permette di comprendere un po’ di più la complessità della città e ben evidenziando il ruolo di questi “eroi”, architetti ma non solo, “...fieri romantici che resistono senza paura al cinismo…”. Il progetto della torre Plot # 450 è, in tal senso, una di queste storie di “resistenza”, nel suo essere dichiaratamente nata seguendo “criteri non necessariamente in linea con gli attuali dibattiti internazionali dominanti sugli edifici alti vetrati, essendo invece il prodotto di un voluto radicalismo regionale e culturale”. Essa è oggi forse ancora più emblematica, anche perché si trova a meno di 800 m di distanza da quel capannone portuale da cui è partita l’esplosione del 4 agosto 2020 che, per l’ennesima volta, porterà a una modifica e ricostruzione di questa affascinante e tormentata città.

PLOT #450 in Beirut by Bernard Khoury/DW5

M. Ruta
2021-01-01

Abstract

Bernard Khoury è un progettista di fama internazionale, divenuto celebre anche all’estero soprattutto a partire dal 1998 con il noto intervento di recupero di un bunker per realizzare la discoteca B018 sita nella zona di Quarantine. È tra coloro i quali hanno scelto di non lasciare il Paese, preferendo da anni rimanere a lavorare a Beirut, contribuendo con le sue opere a dare una lettura alternativa, rispetto alle logiche prevalenti che la stanno contraddistinguendo, alla ennesima ricostruzione di questa antica e complessa città millenaria. Nel suo libro “Local Heroes” pubblicato nel 2014, racconta in modo originale, anche attraverso molti aneddoti, la storia e la genesi dei suoi progetti, e di Beirut più in generale, facendo emergere una lettura che permette di comprendere un po’ di più la complessità della città e ben evidenziando il ruolo di questi “eroi”, architetti ma non solo, “...fieri romantici che resistono senza paura al cinismo…”. Il progetto della torre Plot # 450 è, in tal senso, una di queste storie di “resistenza”, nel suo essere dichiaratamente nata seguendo “criteri non necessariamente in linea con gli attuali dibattiti internazionali dominanti sugli edifici alti vetrati, essendo invece il prodotto di un voluto radicalismo regionale e culturale”. Essa è oggi forse ancora più emblematica, anche perché si trova a meno di 800 m di distanza da quel capannone portuale da cui è partita l’esplosione del 4 agosto 2020 che, per l’ennesima volta, porterà a una modifica e ricostruzione di questa affascinante e tormentata città.
2021
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