This paper will focus on decorative arts and issues associated with their study. The discussion will consider a composite framework, marked by the practical nature of these artworks, quite often classified as “minor arts” and subsequently relegating them to either general bibliography or hyper-specialist studies. Recent increasing interest in the art market, artifacts collections, and their context provided new keys to their comprehension, multiplying levels of investigation, and unveiling broader historical contexts and prominent actors (e.g., Stefano Bardini and Frédéric Spitzer studies). The paper will move beyond traditional studies, considering the “web revolution” and how new paradigms and data sharing strategies may foster new digital art histories of a collaborative nature. Despite their notable ability to locate previously unknown archives and unidentified records, or the growing visibility of some artifacts on museum websites, digital resources seem to have had only a small impact on decorative arts studies. In conclusion, reflections on the multifaceted nature of decorative arts studies at the crossroads of different disciplines will highlight the unique role of archival research and investigation of primary sources. At the same time, they will endorse technological tools with new advantages such as shedding light on unexplored contexts and shaping new dynamics of (active) learning and knowledge that now we may barely fathom.

Questo contributo è incentrato sulle arti decorative e sulle problematiche connesse con il loro studio. Esso si innesta in un quadro eterogeneo, influenzato dalla natura stessa delle opere oggetto dell’indagine, a lungo considerate “minori” e in quanto tali, tradizionalmente consegnate a una bibliografia generica o, viceversa, a uno spettro disciplinare iperspecialistico. In anni recenti, diversi studi interdisciplinari, spesso connessi con il mercato dell’arte e la storia collezionistica dei manufatti e/o il recupero di contesti museali originari, hanno permesso di individuare originali chiavi di interpretazione, moltiplicando percorsi d’indagine e chiarendo contesti storico-artistici e vicende legate a importanti protagonisti dell’universo collezionistico (come gli studi dedicati a Stefano Bardini e a Frédéric Spitzer hanno dimostrato). Muovendo dalle tradizionali pratiche cognitive, viene poi presa in considerazione la “rivoluzione webˮ e il modo con cui essa ha determinato l’individuazione di nuovi paradigmi e di inedite strategie di condivisione dei dati, ovvero di condivisione della memoria, lungo le linee di una storia dell’arte digitale di natura collaborativa. Di indubbio vantaggio per certi aspetti – tra cui l’individuazione di nuclei archivistici o l’accresciuta visibilità di molti manufatti sui siti museali – le risorse messe a disposizione dalle tecnologie digitali sembrano tuttavia aver inciso solo epidermicamente sugli studi relativi alle arti decorative. Per loro natura poliedrici e all’incrocio di diverse discipline, gli esiti di tali ricerche rimangono inestricabilmente legati all’indagine d’archivio e allo studio delle fonti documentarie di prima mano. Essi sembrano tuttavia poter utilmente beneficiare dei nuovi strumenti tecnologici, anche al fine di gettare luce su contesti diversamente non esperibili, oltre che di plasmare nuove dinamiche di apprendimento (attivo) e di conoscenza ora solo intuibili.

L'archivio immaginario. Il problema delle arti decorative

Cordera P.
2020

Abstract

Questo contributo è incentrato sulle arti decorative e sulle problematiche connesse con il loro studio. Esso si innesta in un quadro eterogeneo, influenzato dalla natura stessa delle opere oggetto dell’indagine, a lungo considerate “minori” e in quanto tali, tradizionalmente consegnate a una bibliografia generica o, viceversa, a uno spettro disciplinare iperspecialistico. In anni recenti, diversi studi interdisciplinari, spesso connessi con il mercato dell’arte e la storia collezionistica dei manufatti e/o il recupero di contesti museali originari, hanno permesso di individuare originali chiavi di interpretazione, moltiplicando percorsi d’indagine e chiarendo contesti storico-artistici e vicende legate a importanti protagonisti dell’universo collezionistico (come gli studi dedicati a Stefano Bardini e a Frédéric Spitzer hanno dimostrato). Muovendo dalle tradizionali pratiche cognitive, viene poi presa in considerazione la “rivoluzione webˮ e il modo con cui essa ha determinato l’individuazione di nuovi paradigmi e di inedite strategie di condivisione dei dati, ovvero di condivisione della memoria, lungo le linee di una storia dell’arte digitale di natura collaborativa. Di indubbio vantaggio per certi aspetti – tra cui l’individuazione di nuclei archivistici o l’accresciuta visibilità di molti manufatti sui siti museali – le risorse messe a disposizione dalle tecnologie digitali sembrano tuttavia aver inciso solo epidermicamente sugli studi relativi alle arti decorative. Per loro natura poliedrici e all’incrocio di diverse discipline, gli esiti di tali ricerche rimangono inestricabilmente legati all’indagine d’archivio e allo studio delle fonti documentarie di prima mano. Essi sembrano tuttavia poter utilmente beneficiare dei nuovi strumenti tecnologici, anche al fine di gettare luce su contesti diversamente non esperibili, oltre che di plasmare nuove dinamiche di apprendimento (attivo) e di conoscenza ora solo intuibili.
This paper will focus on decorative arts and issues associated with their study. The discussion will consider a composite framework, marked by the practical nature of these artworks, quite often classified as “minor arts” and subsequently relegating them to either general bibliography or hyper-specialist studies. Recent increasing interest in the art market, artifacts collections, and their context provided new keys to their comprehension, multiplying levels of investigation, and unveiling broader historical contexts and prominent actors (e.g., Stefano Bardini and Frédéric Spitzer studies). The paper will move beyond traditional studies, considering the “web revolution” and how new paradigms and data sharing strategies may foster new digital art histories of a collaborative nature. Despite their notable ability to locate previously unknown archives and unidentified records, or the growing visibility of some artifacts on museum websites, digital resources seem to have had only a small impact on decorative arts studies. In conclusion, reflections on the multifaceted nature of decorative arts studies at the crossroads of different disciplines will highlight the unique role of archival research and investigation of primary sources. At the same time, they will endorse technological tools with new advantages such as shedding light on unexplored contexts and shaping new dynamics of (active) learning and knowledge that now we may barely fathom.
Decorative Arts, Art Market, 19th century, Transdisciplinary Approach, Digital Tools
Arti decorative, Mercato dell’arte, XIX secolo, Approccio transdisciplinare, Strumenti digitali
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11311/1156198
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