Nel dibattito pubblico e scientifico sembra emergere ancora una volta la marginalità della dimensione territoriale nelle politiche di questo Paese, proprio in una congiuntura eccezionale nella quale si renderanno necessarie scelte coraggiose di fronte a scenari radicalmente alternativi di sviluppo. La drammaticità della crisi economica (di cui forse ancora non riusciamo a misurare l’enormità) determinata dalla epidemia sanitaria rischia di ridare un ruolo egemonico ad un modello di sviluppo tradizionale basato sull’uso intensivo e indiscriminato delle risorse naturali. È auspicabile che nei prossimi mesi la crisi che stiamo vivendo possa trovare un riscontro più ampio e una maggiore consapevolezza nel chiedere di affrontare con urgenza le questioni abitative, ambientali, infrastrutturali e dei servizi: trascurate dall’agenda politica, sono in realtà tanto più cruciali in una fase in cui la pandemia non solo ha messo in evidenza con chiarezza la fragilità e l’inadeguatezza dei nostri sistemi di welfare, a partire da quello sanitario, ma ha anche mostrato un intreccio complesso tra cause, diffusione ed effetti dell’epidemia e caratteri e fragilità territoriali: criticità ambientali connesse ai cambiamenti climatici, forme e morfologie insediative dell’abitare e del lavoro, diseguaglianze e livelli di infrastrutturazione. Questioni presenti nel dibattito di chi si occupa di territorio nella ricerca, nella didattica, nell’amministrazione locale e nella professione ma ancora ignorati nella discussione e nella azione pubblica. I temi della qualità dell’abitare, della salubrità urbana e del benessere collettivo possono definire uno sfondo di senso per cominciare a delineare una strategia di azione articolata e nel ridefinire le priorità di interesse collettivo nel governo del territorio in una prospettiva di resilienza e di sostenibilità ambientale e sociale.

Abitare equo in un progetto ecologicamente orientato

A. Arcidiacono;P. Galuzzi;L. Pogliani;P Vitillo
2019

Abstract

Nel dibattito pubblico e scientifico sembra emergere ancora una volta la marginalità della dimensione territoriale nelle politiche di questo Paese, proprio in una congiuntura eccezionale nella quale si renderanno necessarie scelte coraggiose di fronte a scenari radicalmente alternativi di sviluppo. La drammaticità della crisi economica (di cui forse ancora non riusciamo a misurare l’enormità) determinata dalla epidemia sanitaria rischia di ridare un ruolo egemonico ad un modello di sviluppo tradizionale basato sull’uso intensivo e indiscriminato delle risorse naturali. È auspicabile che nei prossimi mesi la crisi che stiamo vivendo possa trovare un riscontro più ampio e una maggiore consapevolezza nel chiedere di affrontare con urgenza le questioni abitative, ambientali, infrastrutturali e dei servizi: trascurate dall’agenda politica, sono in realtà tanto più cruciali in una fase in cui la pandemia non solo ha messo in evidenza con chiarezza la fragilità e l’inadeguatezza dei nostri sistemi di welfare, a partire da quello sanitario, ma ha anche mostrato un intreccio complesso tra cause, diffusione ed effetti dell’epidemia e caratteri e fragilità territoriali: criticità ambientali connesse ai cambiamenti climatici, forme e morfologie insediative dell’abitare e del lavoro, diseguaglianze e livelli di infrastrutturazione. Questioni presenti nel dibattito di chi si occupa di territorio nella ricerca, nella didattica, nell’amministrazione locale e nella professione ma ancora ignorati nella discussione e nella azione pubblica. I temi della qualità dell’abitare, della salubrità urbana e del benessere collettivo possono definire uno sfondo di senso per cominciare a delineare una strategia di azione articolata e nel ridefinire le priorità di interesse collettivo nel governo del territorio in una prospettiva di resilienza e di sostenibilità ambientale e sociale.
abitare equo, questione ecologica, servizi ecosistemici, nature based solution, infrastrutture ambientali, servizi
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