Uno degli aspetti più significativi del territorio è la sua intrinseca stratificazione; una sovrapposizione di realtà in cui ogni livello contiene una moltitudine di tracce che contribuiscono alla definizione di luogo come oggetto semiotico, testo denso e complesso, dotato di una dimensione storica e temporale (Zingale 2017: 129). Le tracce spaziali possono attraversare un processo di semiotizzazione che trasforma lo statuto dei luoghi e genera la traduzione della memoria culturale. Pensando al territorio, non è però sufficiente guardare all’esistente, ma è necessario considerare l’intero passaggio del tempo, riservando particolare attenzione al passato e ai segni lasciati dagli eventi storici e antropologici. La caratteristica principale delle tracce spaziali risiede nella loro natura indicale che è in grado di comunicare numerose informazioni riguardo al luogo e alla sua storia (Mazzucchelli 2015). Grazie alla manipolazione semiotica di suddette tracce e a un approccio basato sul progetto è possibile approdare a quelli che Jan Assmann definisce mnemotopi, veri e propri luoghi di memoria culturale che rappresentano un ulteriore livello traduttivo della memoria, fatto di contenuti complessi che gettano luce costante su quello che è stato. I frammenti del passato difatti non sono unicamente legati alle commemorazioni o alle celebrazioni ufficiali, ma si conservano nel presente dei luoghi, come sottolinea Halbawachs: «In ogni epoca c’è uno stretto rapporto tra gli abitanti, lo spirito di un gruppo e l’aspetto dei luoghi in cui vive. C’è stata una Parigi del 1860, la cui immagine è strettamente legata alla società e ai costumi di allora. Non basta, per evocarla, cercare le targhe che commemorano le case dove hanno vissuto o sono morti dei personaggi celebri di allora [...]. È nella città e nella gente di oggi che un osservatore attento può cogliere molti tratti di allora» (Halbwachs 1949/1996 p.78). I mnemotopi dunque sono luoghi di ricordi non ufficiali e partecipati, che integrano i serbatoi istituzionali e sono in grado di raccontare significativi aspetti socio-culturali della realtà e di spazializzare la memoria, creando quelli che si definiscono archivi del territorio. Se questi particolari depositi mnestici, lontani dall’idea di pura banca dati, utilizzano le risorse e gli strumenti offerti dal design per affermare la natura narrativa della memoria, possono espandersi nella loro dimensione più emozionale e rendere così il territorio ancora più attivo dal punto di vista visuale e comunicativo. Questo tipo di sperimentazioni risultano molto efficaci per la ricostruzione del passato, dell’identità dei luoghi e della storia delle comunità; si viene così a costituire un tessuto vivente nato dal rapporto tra la realtà e la complessità documentaria. E se il design, in particolare quello della comunicazione, più sensibile agli aspetti visuali del reale, si propone di ricreare la solida naturale unità tra parola e immagine, è possibile riportare al passato sensorialità e sonorità. 1 La dimensione espressiva del passato del territorio deve essere però comunicata da nuovi linguaggi di descrizione dello spazio, partendo dal concetto di ekphrasis, definito come un modo efficace di mostrare la natura visuale degli oggetti in relazione con gli aspetti verbali. È molto complesso tradurre in modo appropriato l'identità dei luoghi e gli archivi del territorio richiedono speciali soluzioni comunicative e tecnologiche per diventare un utile deposito di memorie e una risorsa creativa per la società contemporanea. Tra questi particolari modelli ci sono le mappe interattive in cui le memorie possono essere geolocalizzate con precisione e possono trovare una singolare forma di rappresentazione creata dalla connessione tra luoghi e immagini, eco lontana dell'antica arte della memoria (Yates 1966). «Nel mondo quadri-dimensionale [...] gli eventi passati e futuri sono sparsi di fronte a noi in una mappa. Vediamo nella mappa la via dal passato al futuro, oppure dal futuro al passato; ma non c’è nessun cartello ad indicare che è un senso unico» (Eddington 1928: 39). Come suggeriscono le parole dell’astrofisico inglese Arthur Eddington, le mappe sono sempre un’interpretazione della realtà e non un’esatta copia del mondo, sono l’artefatto comunicativo conclusivo di un processo di traduzione che vede la compresenza di diversi attori: dati, informazioni, immagini e contenuti complessi vengono ancorati al territorio e svelano così la loro natura comunicativa. In questo modo le mappe non sono più unicamente del territorio, ma per il territorio e entrano in una relazione polisemica con i luoghi, creando un nuovo nucleo di ricerca e progetto. Le mappe degli archivi territoriali, dove la memoria è geocalizzata, rappresentano un terreno fertile per le città e le industrie culturali in particolare per il network delle Città Creative che mirano a trovare le proprie soluzioni di sostenibilità incentrate su creatività, ricerca e cultura. Le mappe interattive possono essere un formato specifico per i loro sistemi di comunicazione in ottica glocale e possono avviare un dialogo con l'utente che diventa così un produttore di esperienza (Balzola, Rosa 2011) e un protagonista attivo del territorio con enormi potenzialità espressive. Navigando su questo tipo di mappe, l'utente può sperimentare i fenomeni che i luoghi hanno generato e che producono quotidianamente; può scoprire gli angoli più nascosti e sconosciuti delle città e entrare in un discorso partecipativo con le realtà che lo circondano. Questo articolo si propone di analizzare preliminarmente lo stato dell’arte della comunicazione visuale del territorio e delle sue memorie, proponendo un insieme di esempi utili alla sua comprensione e all’identificazione delle sue principali caratteristiche. Successivamente verrà esplicitato come i format di mappe interattive del territorio possono essere parte attiva nella comunicazione delle realtà culturali delle città con particolare enfasi sul network delle Città Creative. Si cercherà di evidenziare in che modo questo tipo di artefatti comunicativi possono entrare nel panorama di progetti e processi culturali in Italia, come strumento di comunicazione e diffusione dei caratteri identitari delle realtà territoriali del paese.

Mappe e design per il territorio. Mnemotopi interattivi per le Città Creative

Clorinda Sissi Galasso
2019

Abstract

Uno degli aspetti più significativi del territorio è la sua intrinseca stratificazione; una sovrapposizione di realtà in cui ogni livello contiene una moltitudine di tracce che contribuiscono alla definizione di luogo come oggetto semiotico, testo denso e complesso, dotato di una dimensione storica e temporale (Zingale 2017: 129). Le tracce spaziali possono attraversare un processo di semiotizzazione che trasforma lo statuto dei luoghi e genera la traduzione della memoria culturale. Pensando al territorio, non è però sufficiente guardare all’esistente, ma è necessario considerare l’intero passaggio del tempo, riservando particolare attenzione al passato e ai segni lasciati dagli eventi storici e antropologici. La caratteristica principale delle tracce spaziali risiede nella loro natura indicale che è in grado di comunicare numerose informazioni riguardo al luogo e alla sua storia (Mazzucchelli 2015). Grazie alla manipolazione semiotica di suddette tracce e a un approccio basato sul progetto è possibile approdare a quelli che Jan Assmann definisce mnemotopi, veri e propri luoghi di memoria culturale che rappresentano un ulteriore livello traduttivo della memoria, fatto di contenuti complessi che gettano luce costante su quello che è stato. I frammenti del passato difatti non sono unicamente legati alle commemorazioni o alle celebrazioni ufficiali, ma si conservano nel presente dei luoghi, come sottolinea Halbawachs: «In ogni epoca c’è uno stretto rapporto tra gli abitanti, lo spirito di un gruppo e l’aspetto dei luoghi in cui vive. C’è stata una Parigi del 1860, la cui immagine è strettamente legata alla società e ai costumi di allora. Non basta, per evocarla, cercare le targhe che commemorano le case dove hanno vissuto o sono morti dei personaggi celebri di allora [...]. È nella città e nella gente di oggi che un osservatore attento può cogliere molti tratti di allora» (Halbwachs 1949/1996 p.78). I mnemotopi dunque sono luoghi di ricordi non ufficiali e partecipati, che integrano i serbatoi istituzionali e sono in grado di raccontare significativi aspetti socio-culturali della realtà e di spazializzare la memoria, creando quelli che si definiscono archivi del territorio. Se questi particolari depositi mnestici, lontani dall’idea di pura banca dati, utilizzano le risorse e gli strumenti offerti dal design per affermare la natura narrativa della memoria, possono espandersi nella loro dimensione più emozionale e rendere così il territorio ancora più attivo dal punto di vista visuale e comunicativo. Questo tipo di sperimentazioni risultano molto efficaci per la ricostruzione del passato, dell’identità dei luoghi e della storia delle comunità; si viene così a costituire un tessuto vivente nato dal rapporto tra la realtà e la complessità documentaria. E se il design, in particolare quello della comunicazione, più sensibile agli aspetti visuali del reale, si propone di ricreare la solida naturale unità tra parola e immagine, è possibile riportare al passato sensorialità e sonorità. 1 La dimensione espressiva del passato del territorio deve essere però comunicata da nuovi linguaggi di descrizione dello spazio, partendo dal concetto di ekphrasis, definito come un modo efficace di mostrare la natura visuale degli oggetti in relazione con gli aspetti verbali. È molto complesso tradurre in modo appropriato l'identità dei luoghi e gli archivi del territorio richiedono speciali soluzioni comunicative e tecnologiche per diventare un utile deposito di memorie e una risorsa creativa per la società contemporanea. Tra questi particolari modelli ci sono le mappe interattive in cui le memorie possono essere geolocalizzate con precisione e possono trovare una singolare forma di rappresentazione creata dalla connessione tra luoghi e immagini, eco lontana dell'antica arte della memoria (Yates 1966). «Nel mondo quadri-dimensionale [...] gli eventi passati e futuri sono sparsi di fronte a noi in una mappa. Vediamo nella mappa la via dal passato al futuro, oppure dal futuro al passato; ma non c’è nessun cartello ad indicare che è un senso unico» (Eddington 1928: 39). Come suggeriscono le parole dell’astrofisico inglese Arthur Eddington, le mappe sono sempre un’interpretazione della realtà e non un’esatta copia del mondo, sono l’artefatto comunicativo conclusivo di un processo di traduzione che vede la compresenza di diversi attori: dati, informazioni, immagini e contenuti complessi vengono ancorati al territorio e svelano così la loro natura comunicativa. In questo modo le mappe non sono più unicamente del territorio, ma per il territorio e entrano in una relazione polisemica con i luoghi, creando un nuovo nucleo di ricerca e progetto. Le mappe degli archivi territoriali, dove la memoria è geocalizzata, rappresentano un terreno fertile per le città e le industrie culturali in particolare per il network delle Città Creative che mirano a trovare le proprie soluzioni di sostenibilità incentrate su creatività, ricerca e cultura. Le mappe interattive possono essere un formato specifico per i loro sistemi di comunicazione in ottica glocale e possono avviare un dialogo con l'utente che diventa così un produttore di esperienza (Balzola, Rosa 2011) e un protagonista attivo del territorio con enormi potenzialità espressive. Navigando su questo tipo di mappe, l'utente può sperimentare i fenomeni che i luoghi hanno generato e che producono quotidianamente; può scoprire gli angoli più nascosti e sconosciuti delle città e entrare in un discorso partecipativo con le realtà che lo circondano. Questo articolo si propone di analizzare preliminarmente lo stato dell’arte della comunicazione visuale del territorio e delle sue memorie, proponendo un insieme di esempi utili alla sua comprensione e all’identificazione delle sue principali caratteristiche. Successivamente verrà esplicitato come i format di mappe interattive del territorio possono essere parte attiva nella comunicazione delle realtà culturali delle città con particolare enfasi sul network delle Città Creative. Si cercherà di evidenziare in che modo questo tipo di artefatti comunicativi possono entrare nel panorama di progetti e processi culturali in Italia, come strumento di comunicazione e diffusione dei caratteri identitari delle realtà territoriali del paese.
Città come cultura: processi di sviluppo
978-88-94282-46-7
memory, design, identity, territory
memoria, design, mappe, identità, territorio
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